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Il cielo, uno strappo nero
tempestato di stelle,
lei seduta su un letto di viole,
gli occhi grandi e blu,
boccioli i suoi seni,
petali di rosa
le colorano il viso;
e mentre la luna incandescente
le accarezza candidamente
la pelle liscia e vellutata come il miele,
scruto in lei
la parte nascosta di me
prima che,
facendo spiovere
la folta chioma
su di sé,
esploda in un sorriso di voluttà,
per consegnarmi da qui
all’eternità.

Di Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

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