FRANCO COSTABILE: per ricreare il senso presente

 

LAMEZIA TERME – Cosa succede quando la memoria di un poeta non viene mai dimenticata? Perché è di questo che si tratta quando parliamo di Franco Costabile. Emerge un suono nel pronunciare il suo nome che rimanda a una molteplicità di cose, prima fra tutte: l’identità. Tutti ci riconosciamo lametini quando sentiamo discorrere della sua poetica, oppure quando leggiamo un suo verso, quando ne sentiamo parlare fra storici, professori, giovani studenti, operatori culturali, musicisti. Tutti ci riconosciamo nel ‘Canto dei nuovi emigranti’ di Costabile quando presi da scoraggiamento e rassegnazione decidiamo di partire, di prendere un treno verso incerti orizzonti in cerca di fortuna. Ma ci riconosciamo ‘non rassegnati’ quando anche decidiamo di restare. Quando orgogliosi proseguiamo qui, nella nostra terra, la nostra strada. Ci riconosciamo nella poetica favolosa del Costabile, nella sua ribellione, nella sua voglia di rivoluzione e di riscatto sociale, nella sua gioia e nel suo entusiasmo.

“Anche se poteva apparire un po’ triste, Costabile era un uomo pieno di vita – dice Antonio Iacopetta davanti i riflettori di Rai1 che questa mattina sono venuti a far visita presso i luoghi di uno fra i maggiori poeti meridionali della cultura italiana del 900’. È emozionato Iacopetta, professore di lettere in pensione, poeta (di recente ha pubblicato Minimalmente edito Passigli), italianista e critico letterario fra i primi ad aver elaborato la più importante critica a Franco Costabile. Si occupa di Costabile da 30 anni. Egli stesso dice “Ne sono ammalato. Ho conosciuto Costabile attraverso il professore Borrello, da lì mi sono entusiasmato alla sua poesia e ho continuato a seguirlo fino ad avvicinarmi agli amici romani, facendo la conoscenza di Giorgio Caproni, della vedova del critico Giacomo Benedetti e tanti altri”.  IMG_20160222_103658

Il poeta visse a Sambiase fino all’età di 20 anni, poi si trasferì a Roma. Molto amico, nel secondo dopo guerra, di Leone Piccione – (A proposito della Rai). “Il primo volume pubblicato da se stesso come succede spesso per i grandi poeti – esclama Iacopetta – fu nel 1950 dal titolo ‘Via degli ulivi’. Poi a seguire ‘La Rosa nel bicchiere’ capolavoro con cui partecipò a vari concorsi letterari dai quali ricevette le prime delusioni”.

Costabile descrive l’esodo dei paesani verso terre sconosciute, verso le Miniere del Belgio, l’Australia, e lo fa in maniera viscerale sfogando la sua bile in questa veste espressionista.  Descrive il bracciante agricolo come l’ecce homo, colui che si sveglia presto la mattina per compiere il suo duro lavoro, che sta a contatto con la natura incontaminata degli ulivi, in un rapporto d’amore con la sua terra, ma condannato dalla terra stessa. Quei lavoratori che cita nei suoi versi, e che puntualmente si raccolgono in un punto ben preciso presso il muraglione, in collina. In Costabile la ‘nostalgia’ non fa altro che rafforzare la sua poesia. Costabile ama la sua terra in modo ‘disperato’, dunque in modo intenso.SAM_6042

L’opera di Costabile non morirà mai finché ci saranno giovani pronti a restituire ad altri giovani la sua memoria, che è poi la memoria del nostro Meridione, della nostra storia. Un racconto, quello sulle tracce di Costabile, che ha sempre a che fare con un passato presente, in quanto possiede in sé la forza della persuasione, un’adesione spontanea portata avanti con fermezza dalle nuove generazioni in più forme espressive. Una poetica pregnante di significati che si lascia trasportare dalle giovani menti non come testimonianza del lamento fine a se stesso, o come pessimismo cupo, caratteristiche che si è soliti attribuire sull’immagine del calabrese, bensì come un invito alla ‘non rassegnazione’. È lo spirito ribelle a colpire i giovani. L’esempio è stato dato lo scorso 15 maggio quando la città di Lamezia Terme ha intitolato il ‘Teatro Franco Costabile’ ora ex politeama a Sambiase, nella zona del centro storico dove risiede la casa del poeta. Un’azione nata dai giovani, in particolare dall’Associazione Teatrale Scenari Visibili in sinergia con altre realtà del territorio. Parla di questo stamattina anche l’attore Dario Natale, altro personaggio chiamato per dire la sua su Costabile, concludendo con “Sonno di garofano” davanti il teatro.

 

L’acqua
del paese
ancora scorre
senza tubature,
ne s’alzano antenne
architetture
di pulegge e gru
perché gli uccelli
possano sbagliare.
C’è pace
vita chiara
di donne di bambini
di carri tirati dai buoi
e a sera, quando ai balconi
c’è un sonno di garofani,
due stelle bizantine
s’affittano una stanza
nel cielo della piazza.
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Un momento di rara bellezza, racchiuso tra immagini, storia, letteratura, teatro e poi il Museo della Memoria fondato dal professore Umberto Zaffina, a fianco la Chiesa Matrice di Sambiase a mostrare le sue memorie negli oggetti più disparati, nei telai delle donne di un tempo, nei libri, nelle fotografie, in tutta una serie di cose per cui il tempo, al solo guardarle, sembra essersi fermato. Una clessidra che scorre lenta e che lascia il dolce e l’amaro in bocca. Come un paio di scarpe da uomo, stile militare in cuoio, adagiate su uno dei tanti cartelloni bianchi, sul pavimento, dai versi ad inchiostro rosso. “Itinerario Costabile” l’ha chiamato così il professore Zaffina il piccolo tragitto che riempie l’anima di stupore e che porta fino ai versi in terracotta lungo il viale della casa natia del poeta. E così il Museo della Memoria – luogo di valorizzazione e di ampia tutela del territorio – vuole essere un commento a Costabile, al canto dei nuovi emigranti. Come il commento che Corrado Alvaro elabora alla fine di un capitolo in un suo libro e come il braccialetto che troviamo su un tavolo. Come la storia d’amore e di miseria di Corradina, che parte per l’America e costretta a vendere qualcosa dà via una coperta ma non il cuoricino di latta dato in dono dal suo fidanzato.

Valeria D’Agostino

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Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisette anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Storia delle Religioni, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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