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E dopo la tempesta
cala il vento,
la brezza si fa più lieve,
le onde da torrioni
divengono cavalli
e poi poni…
la luna fa capolino fra le stelle,
e le nebbie si disegnano sempre più belle.
Ciò che sembrava terribile ed eterno
si rivela un semplice turbamento,
mentre l’uragano si esaurisce
scontrandosi con la ragione,
i contorni si definiscono,
e i suoni si fanno sempre più buoni…
le cose riassumono antiche sembianze,
non più rivolgimenti e tormenti
ma gioie e godimenti…
così l’universo infinito
proietta le sue orme
e noi giriamo,
senza trovare un senso,
se non quello
dell’immenso…

Di Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

Un pensiero su “La tempesta”

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