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Sotto una luna che non esisteva,
le luci mi piovevano addosso
come in un teatro degli orrori…

Percorrevo le vie umide dei lampioni
in una nebbia malsana,
mentre il ghiaccio ravvivava i contorni
rendendoli acuminati come vetri
da film muto espressionista…

E intanto che la neve iniziava a cadere
forte, fredda e cattiva,
rendendo l’atmosfera
sempre più dark,
mi proiettavo in una nuova realtà,
popolata da vampiri e da sirene
dove i mostri erano miei amici
e io sognavo come loro,
affamato di vita…

Di Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

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