3 divagazioni sulla Poesia: numero 1

«Quando parliamo di poesia dobbiamo distinguere tra la poesia propriamente detta, quella che leggiamo o che ascoltiamo, costruita in un certo modo, e l’intero agglomerato di sentimento, emozione, messaggio che si vuole – o non si vuole – lasciar passare. La prima la chiameremo poesia-forma; la seconda poesia-sostanza. Servono esempi?»        
«Sì» rispose la classe all’unisono.
Erano ragazzetti svegli e testardi, volubili nelle passioni e, per tanto, non risultava facile ricevere da loro totale attenzione per periodi prolungati. Ma lui ci riusciva. Maestro più per contingenze della vita che per volontà, si riservava il diritto di ridurre la lezione ad appena un quarto d’ora per poter così, nel tempo restante, concentrarsi su discussioni aperte e partecipate.
«Vediamo…» disse «Per quanto riguarda la poesia-forma; essa è il culo della ragazza o del ragazzo che vi piace tanto»
Risero. Lui continuò imperturbabile.
«La poesia-sostanza è invece l’insieme degli infiniti pensieri che voi farete su quel culo. È ben formato? È bello da vedere? Lo immaginate nudo come la mamma lo ha fatto?»
Le risate aumentarono.
«Ma anche e soprattutto i vostri desideri riguardo quel culo. O le vostre ansie e paure. Sì persino quelle si possono provare; sono, anzi, gli altri volti del desiderio».
«Prof, ma perché avere paura di un culo?» chiese uno dei più svegli. Il tono d’ilarità generale era ormai incontrollabile, ma riempiva d’allegria ogni angolo dell’aula.
«Oh di certi culi bisognerebbe avere molta paura, Paolo! Ma non è questo il punto del discorso» cominciava a divertirsi anche lui ormai.
«Il punto, ragazzi miei, è che poesia-forma e poesia-sostanza vagano nel mondo sperdute, oggi più che mai, e sempre più difficile risulta riconoscerle, acchiapparle e farle coincidere»
Vide il riso diminuire negli occhi dei ragazzi per far spazio alla curiosità. La riconosci subito, la curiosità, nei ragazzini. Intorno ai dodici-tredici-quattordici anni essa è forse la più nobile tra le caratteristiche umane.
«Già, perché sapete…» continuava lui «Il ragazzo o la ragazza che vi piace può avere per voi un culo da favola e grande può essere la vostra bramosia per esso – come, si spera, per tutto il resto della persona, o la vostra sarà solo una strana patologia “filogluteina” – ma quando arriverete a toccarlo quel benedetto culo, a baciarlo, morderlo e sentirlo vostro… allora riuscirete a far toccare poesia-forma con poesia-sostanza e sapete allora cosa succederà?»
Solo qualche vocina flebile, incantata, disse «Cosa?»
«La poesia muore. Ha assolto il suo compito e lascia umilmente spazio alla vita.»

Salì in fretta, come sempre, i tre piani. Tripla mandata di chiavi, scricchiolio della porta, strofinatina più rituale che necessaria al tappetino d’ingresso e si riversò sul divano senza neanche levarsi la giacca. Carte, libri e appunti sparsi ovunque; quanto era passato dall’ultimo riordino? Manco lo ricordava più.
L’aria, quella umida e calda di un umido e caldo lunedì primaverile, riempiva il salotto intrufolandosi dalla socchiusa finestrella che dava direttamente su una fin troppo trafficata Via de’Giardini. Una folata di vento fece volare addirittura i singoli fogli sparsi qua e là sui mobili, ma lui non si mosse minimamente se non per allungare la mano sul pacchetto di sigarette.
Ne accese una proprio mentre la sua mente divagava su un quesito rimasto irrisolto per lui da molto tempo. Decise di affrontare l’argomento l’indomani coi ragazzi. Probabilmente li avrebbe fatti divertire un altro po’.

Domenico D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisei anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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