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…perso nelle ombre delle foresta
sicuro che non ce l’avrei mai fatta
vagavo senza nessuna speranza…
in un cielo che mancava di stelle
ero solo tra alberi vacui
che sussurravano oscuri versetti satanici…
allora tramite il mio vecchio amuleto
pregai l’intervento di dei primitivi,
e una nube con un sole nero
assunse le sembianze di un gigante,
che inviperito, con un lampo sonante,
incendiò la foresta vibrante …
la corsa vana, i frammenti roventi,
e poi un enorme burrone mi tagliò direzione…
e intanto che mi libravo, sotto di me,
nella foresta tropicale,
mirando cascate, fiumi e torrenti,
nella lussureggiante vegetazione
vedevo un meraviglioso castello:
le feritoie, i pinnacoli appuntiti,
le mura e i torrioni, e dentro una principessa
con un’orchestra, mentre un drago,
frutto del suo amore, periva al sole…
allora Merlino, collega del divino,
face una magia e io mi svegliai
sul mio tavolino…

Di Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

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