La “morte” dell’arte

“Die Kunst, ist und bleibt, nach der Seite ihrer höchsten Bestimmung für uns ein Vergangenes” (l’arte, in conformità alla sua più alta determinazione, è e rimane per noi qualcosa di passato).

Con queste parole Georg W. F. Hegel riassume l’essenza della sua Estetica, tra le più importanti di tutta la filosofia Occidentale.

Si tratta di un concetto complesso che da alcuni pensatori successivi, tra cui Benedetto Croce, sarà interpretato in maniera radicalmente negativa.

Hegel afferma che l’arte nelle moderne società Occidentali non è propriamente destinata a scomparire,  quanto piuttosto a riadattarsi, rivedendo la sua funzione espressiva e simbolica.

Viene meno la peculiarità,tipica del periodo ellenico, di raccontare la realtà tramite le raffigurazioni poiché essa, nel mondo contemporaneo si trova estrinsecata, codificata e raccontata oggettivamente dalla scienza.

Un’oggettività, appunto, che sottrae all’arte spazio nel contesto culturale odierno.

Il lavoro di rielaborazione del messaggio artistico passa dalla consapevolezza dei limiti del sapere scientifico che non è in grado di rappresentare tutte quelle istanze metafisiche, da secoli poste ad oggetto della filosofia.

L’opera d’arte allora si insinua nell’animo umano e ne interpreta lo smarrimento, l’agnosticismo, la secolarizzazione fino a raggiungere la soggettività incondizionata: vero appagamento dell’uomo.

La scienza legge la realtà basandosi su dati ed esperienze; l’arte la rielabora seguendo le inclinazioni prima di chi la fa (l’artista) e poi di chi la interpreta (l’osservatore).

Arte e scienza trovano sintesi in una coesistenza e l’una e l’altra si completano nell’ambito di una concezione dialettica della realtà, altro riferimento nel pensiero del filosofo tedesco.

La coscienza di sé che si risolve nel sapere oggettivo lascia spazio alla rappresentazione fallace e mutevole, comunque in grado di essere immanente nella realtà e fondamento del processo conoscitivo di kantiana memoria.

Ora, a partire dalle distinzioni evidenziate, è possibile riscontrare la presenza pacifica di due modi di vedere la realtà, soprattutto in un quadro come quello contemporaneo in cui la soggettività “può tutto” facendo perdere di vista i valori assoluti.

Così l’artista urla contro il silenzio dei tanti morti in battaglia e dei perseguitati dei conflitti del XX secolo, smarrito in un mondo in rovinoso divenire.

Le nuove scoperte della Fisica portate avanti da Einstein trovano ampio seguito nelle avanguardie del tempo ed il Cubismo suddivide lo spazio in una scansione geometrica influenzata dalla Teoria della Relatività che ancora oggi, ad oltre un secolo di distanza, continua ad affascinare e a fornire spazi infiniti nella ricerca scientifica, fermo restando, tuttavia, l’aspetto spirituale dell’io (si veda Vasilij Vasil’evič Kandinskij).

La morte dell’arte diventa l’immagine della morte di Dio, ucciso dall’umanità, o meglio dalla dis-umanità, in perenne equilibrio tra bestia e superuomo, come ci ricorda Nietzsche ne il prologo di “Zarathustra”.

Dio viene vilipeso sistematicamente ancora oggi quando migliaia di uomini vengono lasciati morire nel Mediterraneo, mentre l’Europa scende a compromessi con gli interessi di piccolo cabotaggio dei Paesi membri. Ecco allora che l’arte e la letteratura divengono gli unici strumenti per raccontare l’orrore a coloro i quali vivono nel benessere ed erigere monumenti ad imperitura memoria, nel ricordo delle vittime di cotanta atrocità.

L’intera realtà si trasfigura e con essa anche la morale.

L’arte pertanto si pone come ultima utopia del mondo coevo nel momento in cui risulta essere l’unico strumento di libera espressione di una umanità non assoggettata al pensiero unico, in grado di misurare ciò che non è costretto nei confini delle evidenze scientifiche. Il “katéchon” alla parusìa del male radicale, altrimenti insito nella natura sensibile dell’uomo.

 

Alessandro Filardo

Ogni libro narra una storia. Ogni storia ci apre un mondo; racconta un'idea. Sia data all'umanità la possibilità di raccontarsi liberamente ed ella esprimerà i valori più elevati del suo universo interiore. Adoro perdermi in questi pensieri per scorgerne la bellezza imparando a viverla quotidianamente.

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Una risposta

  1. Eugenia Raffaele ha detto:

    Così giovane e così intelligente! Complimenti, Alessandro! :)

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