VIDEOBLOG: Al Cafè Retrò con Erica Mou, intervista e sensazioni di una grande serata.

Tienimi il posto” dice Erica Mou col suo ultimo album (il quarto, dopo i crescenti successi di Bacio ancora le ferite 2009, È 2011, Contro le onde 2013) e questa sera il posto in prima fila, al Cafè Retrò, ce lo siamo tenuti stretto. Non era possibile altrimenti godere al meglio del mix esplosivo di questa giovane cantautrice, che è risultato di ingredienti diversi ma ben amalgamati tra loro: tanta dolcezza e simpatia che catturano al meglio l’attenzione di chi l’ascolta per poi porla sulle sue canzoni.
Musicalmente è semplice ma d’originale impatto, grazie a più ricorsi a loop machine e a giochi d’effetto tanto con la voce quanto con la sua chitarra. Ma poi ci sono soprattutto i testi, dolci e sinceri nei pezzi più morbidi e soffusi (e a questa sincerità Erica sembra tenere molto, dando un bell’effetto di onestà, umiltà e vicinanza con l’ascoltatore) e ironici e taglienti in quelli più tirati. Ampio spazio lo riserva anche a citazioni colte (struggente e raffinata la versione de “L’edera” che ci regala, oppure “La casa in riva al mare” di Dalla) interpretate con personalità.
Forse la genuinità è la qualità più grande di Erica Mou; genuinità rara che, in un panorama musicale italiano veramente difficile da inquadrare ormai, va compresa e preservata. Perché il talento in questo lavoro è importante, ma necessita di umiltà, freschezza e di tante cose da dire perché possa esprimersi al meglio. E di cose da dire Erica sembra averne molte, come ci conferma lei stessa in un brevissimo confronto, pochi minuti prima del concerto.


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Erica, son passati un po’ di anni dalla tua entrata in scena e di soddisfazioni ne sono arrivate tante. Quali sono, secondo te, gli ingredienti di questo tuo successo?
Beh il lavoro. La determinazione nell’avere questa cosa, la musica, come obiettivo primario, di sopravvivenza e realizzazione. Ma soprattutto le cose da dire, che poi uno può condividere o meno. Io non credo di cantare perché ho una bella voce, sento di doverlo fare perché voglio dire delle cose e finché ce ne saranno continuerò a dirle.

Qual è stata l’emozione più forte in questo tuo percorso?
Ce ne sono state tante! Ci sono alcune che dici: “Non ci posso credere!”. Insomma, trovarsi in concertoni come il primo maggio o all’Heineken Jammin Festival, trovarsi Chris Martin nel camerino…! Ma poi ci sono emozioni fortissime che sono molto più private e vengono soprattutto nei live, quando ci sono delle persone venute ad ascoltarti e che vogliono raccontarti la loro storia, vogliono dirti cosa significhi magari una canzone per loro e quello è molto bello. L’altro giorno ad esempio ho suonato a Bisceglie, son venuti da Roma, dalla Sicilia, perché hanno capito che quel concerto era importante. Uno canta appunto perché vuole dire delle cose, ma senza le orecchie per ascoltare queste cose che cosa farei?

Nel 2014 hai avuto alcuni problemi alle corde vocali, fortunatamente tutto si è risolto al meglio. Immagino sia stata dura…
Sì, è stata dura ma ho imparato da quest’esperienza, che poi si è risolta bene, una consapevolezza diversa di come gestire il mio lavoro, di come gestire lo sforzo.

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Insomma è stato anche motivo di crescita…
Assolutamente sì. Avendo questa musica come unico pensiero, essere privata ad un certo punto della voce mi ha fatto capire di essere una persona che può vivere senza e proprio perché PUO’ vivere senza non VUOLE vivere senza! Prendere atto di ciò mi ha riempito proprio di gioia!

Grazie Erica. Ma qual è, insomma, il posto che vuoi tenuto?
Ma quello di stasera, naturalmente!

Ovvero il Cafè Retrò, che si appresta a diventare sempre più punto riferimento in città, unendo al dilettevole di un sabato sera qualsiasi la necessaria attenzione all’arte e alla bellezza. Tanti complimenti vanno a loro. Prossimo appuntamento, da non perdere, Giorgio Canali, giovedì 10 marzo. Una serata targata Color Fest.

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Domenico D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisei anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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