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La notte ha portato la pioggia

dopo una siccità millenaria

che aveva prosciugato tutto:

ogni fiume, ogni sorgente,

ogni parvenza di vita.

L’aria ora è limpida.

La sabbia in sospensione è stata lavata via.

Il rosso del sangue che aveva reso cremisi

i cieli è un lontano ricordo,

e i dardi infuocati del sole

possono con il loro calore

rianimare anche gli spiriti più chiusi.

E ripenso alle stagioni

e volgo lo sguardo ai miei amici

e alle persone che amo,

ai miei libri, alle mie poesie,

sembra tutto rinato

e mi sento meno solo

meno oppresso dal fardello della noia,

dell’apatia, dell’incertezza, dell’abbandono,

di un presente pieno di dubbi,

di azioni mancate, indecisioni,

covi di vipere

che popolavano la mia mente.

La vita è un fascio di luce che mi percorre,

che mi illumina, che mi fa muovere

e io sono dentro di lei,

presente a me stesso,

presente al mondo,

presente per dare il mio contributo,

in una vita che è tanto, che è troppo,

che non manca mai di fare chiamate,

perché ha bisogno di aiuto

-e noi tutti abbiamo bisogno di aiuto.

É vero, sono poco, sono niente,

la mia limitatezza è infinita,

ma anche tra miliardi di stelle,

una stella rimane una stella,

e di certo l’universo

non sarebbe lo stesso

senza di essa.

Di Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

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