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9 maggio 1978, basta slogan!   

NOCERA TERINESE – Ieri, 9 maggio 2016, si è ricordato l’anniversario di morte (1978) di due grandi uomini le cui azioni durante il loro cammino hanno segnato la memoria italiana, memoria che si tramanda di generazione in generazione, perché se alla base troviamo valori morali quali la libertà, non può che essere altrimenti. Esistono giovani in Calabria che vogliono bene alla propria terra e fanno di tutto per poterla vedere fiorire, le forniscono – come se fosse una pianta – acqua e calore, la luce del cuore, legata al senso d’appartenenza, a fattori identitari, e fanno di tutto per allontanarla da tutte quelle vicissitudine storiche che portano l’uomo ad agire in maniera negativa sull’altro, giovani che parlano e praticano la legalità, una legalità che non vuole essere solo un bene astratto ma concreto, fatto di giustizia non solo in termini di rispetto della legge, ma giustizia intesa come rispetto della dignità umana, di un popolo.

E come se non attraverso il germogliare della ‘cultura’? Peppino Impastato e Aldo Moro. L’uno partigiano non violento, di Cinisi, ucciso per mano di Cosa Nostra, l’altro uomo di Stato della antica democrazia cristiana ucciso dalle brigate rosse. E così ieri, tutti lo hanno ricordato! Ci si sveglia, certi giorni, pensando alla prima cosa da fare: pubblicare una foto, una citazione, che vada a celebrare commemorare quella data lì, quell’uomo o quella donna lì, senza fermarsi un solo secondo a pensare alla loro storia, a cercare di sapere di più sulla loro storia, senza raccontare quel poco che si sa ai ragazzi, a scuola, dappertutto, oltre che su un social network. Una piattaforma dove sempre più emerge un provincialismo fine a se stesso, fatto solo di apparenza, quindi artificiale, dove la comunità reale viene abbattuta da quella virtuale e dove si fa a gare a mostrare il post con titolo ad effetto. È così non ci si prenda più in giro! E ti ritrovi dunque i ‘democristiani’ ricordare Aldo Moro, e i ‘comunisti’ ricordare Peppino Impastato. Ricordare entrambi no? Ma dove sono poi oggi i democristiani? Dove i comunisti? A cosa può servire urlare o scrivere che ‘la mafia è una montagna di merda’ se poi alla prima rissa a cui assistiamo preferiamo tacere, non dire nulla; se restiamo indifferenti di fronte alla violenza o se scendiamo facilmente al compromesso. Uomini come Peppino Impastato ci hanno insegnato ad essere ‘onesti’, prima di tutti con noi stessi, e ci hanno insegnato non tanto il coraggio ma la ‘bellezza’, che non si tratta di coraggio ma di essere onesti e quindi essere belli, praticare la bellezza in tal senso.

Esistono per fortuna giovani che portano avanti l’esempio di Peppino, e lo fanno cercando di ‘valorizzare’ attraverso studi, competenze, passioni, ambizioni, piccoli borghi di provincia, al fine di rendere migliori se stessi e la propria terra. A tale proposito, Martina Rotundo e Carolina Sirianni vogliono condividere con noi il pensiero che segue, e noi non possiamo che condividerlo con tutti voi.

“Caro PEPPINO…” di Martina Rotundo e Carolina Sirianni 

Caro Peppino, abbiamo 25 anni e veniamo da Nocera Terinese, un paese dalle origini antiche, di 4000 anime circa, che si affaccia sulla costa tirrenica. È da ieri, giorno in cui ricorre l’anniversario del tuo assassinio, che avevamo in mente di scriverti. Spero che in qualche modo possa giungerti il nostro pensiero. Leggendo il libro scritto da tuo fratello, “Resistere a Mafiopoli” ci rendiamo conto del fatto che i mali che denunciavi anni fa sono tuttora piaghe della società. Vorremmo poterti dire che le cose sono cambiate. Ad esempio: prendiamo la politica. Ci piacerebbe raccontarti di uomini politici, animati esclusivamente da un sentimento di oikofilia … quell’attaccamento e amore incondizionato che conosce solo chi ha la propria terra per madre. Vorremmo poterti dire di averli visti con i nostri occhi soffrire per i problemi del proprio Paese, affannarsi quotidianamente per apportare soluzioni efficienti e prontamente realizzabili; e non limitarsi ad una ricerca del colpevole (poco veritiera e fedele ai fatti)…come se ciò bastasse per rifarsi la verginità politica una volta saliti sul palcoscenico, per espiare “i loro” di peccati.

Vivere di onestà e con onestà, interloquire con i cittadini e gli elettori tutti di ogni fascia ed età, anziché tentare di fidelizzarli. Fare del loro operato politico un modello virtuoso da seguire, da trasmettere ai giovani per formare una nuova classe amministrativa consapevole, forte, inflessibile, pronta al sacrificio, capace di partorire idee saggie da mettere in campo per la salvaguardia della res commune e non semplici galline da combattimento, da lanciare sul ring nel momento del bisogno. Vestire i panni della trasparenza assoluta,  non della subdola verità di comodo, ben architettata, ma la cui forza di presa è, per le persone intelligenti, simile a quella di una calamita nell’acqua. Sarebbe bello poterti dire queste e tante altre cose…ma non è possibile. Però qualcosa sta cambiando e vogliamo dirtelo.

Siamo certe che sarai felice di sapere che in questo piccolo centro del Sud Italia, giovani di diversa età ed estrazione politica, hanno messo da parte posizioni ideologiche ed interessi personali per concorrere insieme alla realizzazione di un progetto comune, rimediare agli errori dei Padri e preparare la strada per un futuro migliore. Hanno a tal fine impiegato mesi, giorni, ore del loro tempo lavorando incessantemente… e faranno sentire forte e chiara la loro voce come facevi tu dal microfono di Radio Aut… “Potevano come tanti scegliere e partire, invece hanno deciso di restare” consapevoli del fatto che dovranno fronteggiare una situazione molto difficile da gestire, una situazione nella quale discostandosi dai vecchi schemi del clientelarismo, non vi sono vuote promesse, do ut des , nulla da “arraffare”, solo speranze, tanto coraggio e maniche da rimboccare. Nient’altro. Per non macchiarsi di ùbris hanno, con umiltà, scelto delle guide. Dal connubio di vecchio e presente potranno, di anno in anno, maturare esperienza, professionalità e capacità. Sono animati dalla tua stessa tenacia. Non a caso vengono tacciati di essere utopisti…vani sognatori… Proprio come accadde per te Peppino. Sorridi, perché è anche grazie al tuo insegnamento, se hanno deciso di ribellarsi prima che sia troppo tardi, prima di non accorgersi più di niente, prima di abituarsi alle “loro” facce. Sapranno ancora vedere la bellezza… come volevi tu. Hanno unito le forze e lotteranno per risanare il presente, per il rinnovamento della società, per l’affermazione di un concetto di politica come servizio: da e per il cittadino e delle regole non scritte dell’etica…troppo spesso calpestate dai campioni della tattica di competizione. Nel giorno in cui il tuo nome è tragicamente entrato nel novero dei martiri della giustizia avresti dovuto tenere il comizio di chiusura della campagna elettorale….

Fra meno di un mese saranno lì sorridenti, a ringraziare gli elettori che gli stanno dando fiducia, stanno ascoltando le loro ragioni, le motivazioni… i loro pensieri, le loro risposte. Dal momento che stanno mettendo in campo esattamente questo. Credendo nella forza del cambiamento e della cooperazione, di fatto, sono la loro forza! Questi ragazzi stanno lavorando sodo per ripartire da dove si era rimasti e costruire il paese che tutti vogliono…
E tu, quel giorno, sarai lì fra loro Peppino!

 

Di Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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