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Erravo tra case disabitate

il cielo, un pugno nero sul viso,

non un suono

non un gemito

non un sospiro…

un cane brancolava

al margine della strada

in assenza di compagnia,

solo carne in putrefazione

in questo campo desolato

una volta così fertile

così franco

così gagliardo…

ed interrogo il vento e le stagioni,

il giorno e gli eoni,

ma, nessuna risposta,

perciò rientro nella mia abitazione

avvolto da una triste malinconia

intanto che il pomeriggio 

scivola via,

osservando il sole che non c’è

ammuffito in una tazza di thè

Di Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

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