Felici e Conflenti. La conferenza stampa

La presentazione del festival di musica tradizionale Felici & Conflenti tenutasi il 20 luglio a Palazzo Nicotera, presso la biblioteca comunale di Lamezia Terme, ha le sembianze di un incontro tra vecchi amici. In effetti ci conosciamo quasi tutti in sala venendo da percorsi associativi similari, la c.d. rete, che mai come in questo caso è reale e non semplice proclama di intenti o slogan pubblicitario. Ci sono i ragazzi di Manifest, di Rivientu, di Costa Nostra e naturalmente gli organizzatori del festival Alessio Bressi, Christian Ferlaino ed Ettore Castagna. Dopo saluti informali, sorrisi, pacche sulle spalle e qualche battuta, l’atmosfera, seppur sempre amichevole, diventa più formale: è una conferenza stampa, sono presenti diversi giornali locali, e si deve spiegare a chi ancora non lo sappia cosa sia Felici e Conflenti, come e perché si è realizzato e il programma che sta portando avanti.

Dopo una breve introduzione e i saluti di Valeria D’Agostino di Manifest, la parola passa agli organizzatori. Il primo a prendere la parola è Alessio Bressi, musicista di musica popolare e tradizionale e tra i primi ideatori del festival. Alessio è un ragazzo per bene, molto simpatico, io lo conosco da poco tempo, ma da l’impressione subito di essere una persona semplice e leale, profonda, ma che si sa divertire e di grande compagnia. Non parla molto, si limita ad introdurre gli altri relatori Ettore Castagna (etnomusicolo) e Christian Ferlaino della University of Edinburgh e musicista. Alessio ci tiene a precisare che Felici e Conflenti non è un semplice festival, ma una ricerca che si tiene tutto l’anno di cui il 25/30 luglio rappresenta solo una sorta di esito finale, con scopo promulgativo, di convivialità e di socializzazione, per persone provenienti da tutto il mondo, alle tradizioni e alla musica conflentese.

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La parola passa così ad Ettore Castagna. Lui parte da un dato economico. Il festival non riceve nessun finanziamento pubblico ed è lontano anni luce dalla commercializzazioni di eventi simili che si sono tenuti in tutta la Calabria e nel meridione d’Italia negli ultimi dieci anni. Per Felice e Conflenti l’aspetto commerciale è secondario e quasi non voluto. Non è il suo primo fine quello di fare profitti. Esso infatti è una manifestazione che parte dal recupero di un’area, e sono tutti ospiti quelli che parteciperanno, nel senso alto del termine, fatto di accoglienza e coinvolgimento attivo. Sono infatti gli ospiti che sosterranno la manifestazione, sia economicamente che come attori protagonisti delle innumerevoli manifestazioni tra musica e tradizione che si terranno nel corso dell’evento. All’amministrazione di Conflenti invece non è chiesto nessun impegno economico ma semplici opere di facilitazione amministrativa. Felice & Conflenti si basa insomma sul lavoro militante e porta avanti il concetto antropologico della biodiversità culturale. Secondo tale approccio ci si deve allontanare da una standardizzazione della cultura, ma vanno preservate come fonte di ricchezza, come avviene già in biologia, le specie più diverse, soprattutto se rare. In questo caso, nel caso dell’antropologia, le specie sono culturali, e sono le parole dialettali, i riti, le danze, le musiche. All’interno della Calabria ci sono svariate microculture, con molti elementi di comunione tra esse, ma anche molti aspetti dissimili e rari.  Infatti come dice Castagna: <<Se anche la scomparsa di un singolo fiore mi impoverisce, lo stesso discorso bisogna farlo anche con la cultura e le tradizioni. Fermiamoci dunque a rimirare anche il piccolo fiore diverso ai margini della strada>>. Felice è Conflenti è una manifestazione che si incastona nel grande movimento mondiale del turismo sostenibile, in cui il turista vuole far parte di un grande movimento e momento di consapevolezza. Ma per far questo bisogna iniziare a ricordare ciò che si era, smettendola di vergognarsi delle proprie origini contadine, che non solo vanno ricordate ma anche rivalutate, per la ricchezza e per i concetti innovativi che esse contenevano (la biosostenibilità, il riciclo e il riuso, il contatto diretto con la natura, il mutuo aiuto, ecc. ecc.)

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A questo punto la parola passa a Christian Ferlaino, che esordisce con una domanda: <<Perché Conflenti?>>. Opportunità e caso second’egli. Ma anche perché Conflenti è stato il centro del grande pellegrinaggio della Madonna di Visora, che si tiene ogni anno a fine agosto, e quindi è stato un centro in cui sono confluiti i saperi e le tradizioni mediante l’evento mariano, di tutte le comunità circostanti. Quindi Conflenti come un grande calderone di culture e tradizioni. Christian poi ci ricorda, come già è stato fatto da Alessio Bressi, che Felice e Conflenti è il prodotto di un lavoro che dura tutto l’anno, in cui il gruppo dello staff è impiegato nella ricerca sul campo per raccogliere e riscoprire insieme agli abitanti, molto spesso anziani, la cultura e la musica del luogo. Purtroppo non tutto il patrimonio etnoantropologico è giunto ai nostri giorni, c’è stata infatti una interruzione del processo di trasmissione tra la seconda metà degli anni sessanta e gli anni ottanta. Quelli furono anni di modernismo in cui era molto calato da parte delle giovani generazioni l’interesse per la cultura contadina di origine. Si rifiutava insomma il legame con il proprio passato. Ciò ha causato la perdita di molte di queste musiche e soprattutto il lavoro sulla danza è complessissimo perché gli anziani non sono più in buone condizioni di salute per mostrare ai ricercatori le caratteristiche delle vecchie danze. Discorso simile si può fare per la zampogna. Ci fu infatti una fase storica in cui tacciare un uomo di essere uno zampognaro aveva assunto quasi una valenza offensiva, ciò per farci capire il discredito che aveva subito questo strumento, invece nobile. A Felice e Conflenti come prevede il programma si terranno invece degli stage di zampogna, di danza e di musica popolare dove verranno insegnati gli strumenti del luogo. Verrà data anche voce agli artigiani locali, e si terrà un corso di intaglio del legno. Ci saranno anche corsi di Yoga ed escursioni sul monte Reventino. E convegni in cui interverrà, tra gli altri, il noto antropologo Vito Teti (autore di numerosi e famosi saggi, tra cui “Il senso dei luoghi”). In fine, la sera, in un clima di grande convivialità si apriranno le feste con i turisti e gli autori dei corsi che confluiranno insieme nelle piazze per suonare fino a notte fonda, senza palchi o strutture piramidali. Tutti saranno protagonisti: ospiti, musicisti, conflentesi. Al momento ci sono già state sessanta adesioni di visitatori che soggiorneranno nelle case dei conflentesi aperte con grande senso di ospitalità alle genti che verranno da ogni parte d’Europa. Insomma non ci resta che non mancare a questo splendido evento, organizzato da persone splendide che hanno come solo obiettivo quello di seguire la propria passione per la musica e per il sapere.

 

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Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

  • reply Valeria D'Agostino ,

    Prospettiva attenta, dettagliata e sensibile, come sempre!
    Bravo Davide!

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