Revolution! La nuova Calabria indipendente che cresce.

Una nuova consapevolezza, in Calabria, è ormai in atto da qualche anno, una consapevolezza del “restare” al di là di retoriche o tecnicismi antropologici; voglio dire che sempre per più giovani, finalmente, “restare” è diventato sinonimo di “fare”. Non importa dove. Di fronte a mitologiche problematiche di cui non si ricorda più l’anno di nascita, la problematica ambientale sta diventando volano d’una riscossa tanto sociale e collettiva quanto individuale, di coscienza.

Oggi si comincia a sentire il bisogno di parlare prima d’ambiente, poi d’ecologia e solo infine di turismo, contro un “modus pensandi” che per troppo tempo ci ha mostrato le nostre certificate bellezze paesaggistiche e naturali in stretta relazione con il fabbisogno economico-turistico di una delle regioni più povere d’Italia (sì, la nostra, è bene ricordarlo di tanto in tanto).

Oggi, in Calabria, molti ragazzi hanno imparato a diventare protagonisti attivi di un processo che a poco a poco sta minando alle fondamenta questa concezione utilitaristica del circostante. Questi ragazzi hanno capito, al contrario di molti governanti, che un qualsiasi luogo va tutelato prima d’esser valorizzato e di diventare oggetto di fruizione turistica.

Questi ragazzi hanno compiuto un enorme passo in avanti quando anziché unirsi al coro di lamentele per il mare sporco, anziché diventare “profeti da tastiera” su social network, anziché passare il tempo a dare più o meno credito a quell’ente piuttosto che a quell’altro, si sono rimboccati le maniche e hanno cominciato a lavorare di prima mano per far in modo che i luoghi giungano ad una “giusta alienazione” da certe logiche. Perché un bene paesaggistico non ha bisogno più di tanto dell’uomo, ma sicuramente non ha bisogno per niente d’essere “sfruttato”. I luoghi non sono poi così diversi dalle persone. A chi piacerebbe essere sfruttato per fini utilitaristici? Non desideriamo forse, in quanto uomini, la libertà e la serenità di poter vivere la nostra vita in perfetta simbiosi con gli altri?

Così, di fronte a politiche e amministrazioni regionali e locali che hanno fatto della non-trasparenza il loro tratto peculiare e della non-vicinanza al territorio più “basso” la loro più grande debolezza, i ragazzi del Reventino, dell’Ecofaggeta, di Felici&Conflenti, di Curinga, di Costa Nostra, di Cleto e tanti altri in tutta la regione, tutti autofinanziati, autogestiti, hanno saputo prender in mano la situazione. Ed ecco che quel festival arriva alla terza edizione, quell’altro alla quinta, quell’altro ancora alla sesta, settima e così via…

Diventiamo sempre più protagonisti di un agire collettivo che non sa che farsene di un assessorato, di un bando regionale o europeo, di “elemosine” istituzionali e dialoghiamo solo con chi, come noi, ha compreso che un luogo deve avere la propria imprescindibile dignità e le uniche azioni legittime son quelle volte alla conservazione e all’ampliamento di tale dignità.

[In foto: la Faggeta Condrò di Serrastretta e Feroleto]

Domenico D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisei anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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