Ti consiglio un libro: Col corpo capisco.

Col corpo capisco” è un romanzo scritto dallo scrittore e saggista israeliano David Grossman.
Il romanzo, in Italia, viene pubblicato nel 2003 ed è edito Mondadori.
Il libro racchiude in sé due lunghi racconti: il primo è intitolato “Follia”, il secondo”Col corpo capisco“. Due racconti molto diversi, con personaggi dissimili e con esperienze differenti, ma che raccontano, entrambi, di amore, gelosia e tradimento.

D’un tratto il suo cuore è punto da un dolore sordo e si domanda se lui abbia qualcuno vicino, una persona che abbia incrociato in qualche punto la sua linea.

 

Nel primo racconto, Follia, il protagonista è Shaul. Shaul è un ricercatore scientifico e, in seguito alla frattura di una gamba, chiede a sua cognata Ester di fargli da autista. Durante il tragitto Shaul parlerà ad Ester, si svelerà come non ha mai fatto con nessun altro. Il lungo tragitto, l’oscurità, fanno sì che Shaul apra il suo cuore: è convinto che sua moglie lo tradisca e racconta, senza riserve, l’illecita storia d’amore ad Ester. Esti, stupita da questa situazione, viene trascinata dalla corrente di parole del cognato, e queste la riporteranno a pensare al suo passato. Un viaggio al limite del surreale, dove più di una volta, il lettore si chiederà se ciò che turba l’animo e le parole di Shaul sia vero o solo frutto della sua immaginazione.

Nel secondo racconto, Col corpo capisco, le protagoniste sono Nili e Rotem, madre e figlia con un rapporto difficile. Nili è una donna forte, pronta a donare e a donarsi al prossimo ma è una mamma assente. Rotem non ha mai perdonato questa assenza alla madre e, soprattutto, non le ha mai perdonato il fatto di donarsi così tanto agli altri. Questo condurrà la figlia a chiudersi sempre di più in se stessa, fino a rifiutare ogni contatto fisico e non con la madre. Rotem, in tutti gli anni di distacco, elaborerà questa relazione mancata con la madre raccontando la storia dell’incontro tra Nili e Kobi.
Kobi è un ragazzo, quasi sedicenne, affidatole dal padre affinché lo faccia “diventare un uomo” (probabilmente l’uomo pensa che Nili sia una prostituta). Nili e Kobi, attraverso la pratica dello yoga, svilupperanno un rapporto particolare e a tratti simbiotico; Rotem, in contemporanea, proverà nei confronti di Kobi una profonda gelosia.
Sara la stessa Rotem a leggere questo racconto a Nili costretta a letto da un male incurabile e, anche se probabilmente non rispecchi effettivamente la realtà, servirà a risanare e riavvicinare le due donne.

Il libro mi ha affascinata fin da subito, in particolar modo ho trovato il secondo racconto davvero molto delicato. Ho trovato in Nili un bellissimo personaggio che ci insegna che impariamo a conoscere una persona anche dai movimenti del suo corpo, dai suoi sguardi, dalle gestualità, dalle parole. Col corpo scopriamo noi stessi e gli altri e, probabilmente, è per questo che molte volte ci trinceriamo dietro a silenzi assordanti che immobilizzano il corpo. Abbiamo paura di uscire allo scoperto e di essere vissuti per le persone che siamo, abbiamo paura di capire troppo il nostro corpo e quello degli altri, e allora ci nascondiamo sotto veli che non ci appartengono, assumiamo posture non nostre e diveniamo una buffa quanto falsa parodia di noi stessi. Ma prima o poi arriverà qualcuno capace di toccare le più profonde corde del nostro animo, abile a capire quale sia veramente la forma del nostro corpo e della nostra anima.

Grossman è abile con le parole e riesce, almeno per quanto mi riguarda, a far sempre centro. Ho sempre pensato alle parole , racchiuse nei suoi libri, come termini pieni di sfumature alle volte anche impossibili e difficili da catturare. Secondo me, Grossman è un autore che deve esser letto lentamente lasciando che le parole fluiscano verso il cuore e le emozioni più profonde.

Ma per insegnar lo yoga, – domanda il ragazzo, sconcertato da quella confessione – non bisogna sapere queste cose? Queste massime? Sai, spiega lei con semplicità, quando eseguo un esercizio, capisco. Col corpo, capisco.

 

t.

Teresa Borgia

Per paura e timidezza verso me stessa evito ogni forma di descrizione: interiore ed esteriore. Scrivo in gran segreto per mettere in ordine pensieri e sentimenti confusi e per riprendermi da notti insonni.

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