Francesco Colelli: L’arte del Settecento in quel di Nicastro.

Chiunque – in Calabria –  abbia avuto anche una minima esperienza in studi di Storia dell’Arte, saprà benissimo quanto il divario tra il nostro territorio e il resto della Penisola, per quanto concerne lo studio, la ricerca, e – perché no – la riscoperta delle “cose d’arte”, sia di una dimensione considerevole.
A partire da questo imprescindibile punto, conviene ricordare quanto Giorgio Vasari – il più autorevole storico dell’arte antico – scriveva riguardo la Calabria. Nelle sue monumentali Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550), Vasari accennava di un solo pittore calabrese, Marco Cardisco detto, appunto, il Calabrese (Tiriolo, 1486 circa – Napoli, 1542 circa).

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RABBIA

Che mi passa per la testa.
Ah beh tante tantissime cose, talmente tante che non riusciamo ad andare di pari passo… provo a liberarne un po’!
Ho iniziato da un po’di giorni a scrivere di Cleto, e della mia bellissima e personalissima esperienza che spero e credo rifarò.

Poi però volevo buttare giù qualche riga su come a volte la vita mi sembra strana e sorprendente… ALCUNE VOLTE!

Ma, mi sono fermata di colpo perché sento e vedo troppa merda. Sono schifata da questa società di merda! Read more


Il silenzio nell’arte di Johannes Vermeer

  La stradina, 1657-58 circa, olio su tela, Rijksmuseum, Amsterdam

L’olandese Johannes Vermeer è noto per le sue scene d’interni domestici, in cui la luce penetra dalle finestre ridefinendo i contorni degli oggetti e delle figure. Eppure, almeno in due casi, il pittore guardò fuori dalla finestra per dipingere ciò che vedeva all’esterno. Verso la metà del Seicento, all’età di quasi trent’anni, Vermeer dipinse un tratto di strada: due case vicine, tratteggiate nei minimi dettagli. Il quadro dal titolo La stradina è di piccole dimensioni e probabilmente raffigura una piccola porzione dell’antica Voldersgracht, una nota via della città di Delft. Le due case sono descritte con estrema precisione e mostrano un miscuglio di stili architettonici diversi, come se il pittore avesse voluto selezionare alcuni particolari per poi mescolarli tra loro, al fine di creare una “scena inventata”. Eppure ogni cosa all’interno del quadro è realizzata con tale maestria da sembrare reale. Read more


Suoni, Rumori

Suoni, Rumori.
La vita è piena di suoni:
le onde del mare che violentemente
si infrangono sulla sabbia tiepida,
come un ragazzo che fa di tutto per sbarazzarsi dei suoi problemi.
La vita è piena di rumori:
il fruscìo delle foglie spostate lievemente da un venticello estivo
mi da il ricordo di una mamma che abbraccia il suo bambino
così da rassicurarlo tenendolo stretto fra le sue braccia.
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Questa guerra chiamata “vita”.

Scrivo sempre articoli personali, cose riflessive, su di me, e ho creduto che molte persone si rispecchiassero nelle mie riflessioni.

Forse però ho usato questo blog come valvola di sfogo. Non so se sono riuscito in quello che credevo fosse il mio “nobile” scopo, ovvero cercare di far riflettere, di cambiare lì nella radice.

So che molta gente che legge sono miei compaesani, in molti forse nemmeno leggono questa “merda”, Alla fine forse vogliamo solo essere letti, ascoltati, compatiti.

Forse nessuno ascolta un grido solitario, silenzioso, solo con parole scritte.

Forse credere di cambiare qualcosa è la più bella delle illusioni. Read more


Perché ho iniziato a recensire libri?

Caro diario,
chi mi conosce lo sa: sono una persona di pochissime parole, e queste tendono ad annullarsi completamente quando sono di fronte a persone che non conosco. Forse è proprio per dar libero sfogo alle parole che mi rimangono intrappolate dentro che ho iniziato a scrivere. Dacché ho memoria, ho sempre avuto un gran interesse verso penne e quaderni. Il mio primo approccio con le parole, che mi tenevo dentro, è stato semplicemente questo: comprare un quaderno o un diario e scrivere ciò che mi passava per la mente. Ricordo ancora quasi tutti i miei Read more



DIARIO | L’estate, il tempo, le nuvole

È proprio vero che quando piove sento più facilmente la scrittura fluire. Forse stavo aspettando lei, la pioggia, per iniziare a scrivere di questa estate pronta a salutarci, oppure ci ha già salutati e non ce ne siamo accorti? Troppo in fretta direi, forse. Ci sono dei lavori in corso che si intravedono dalla mia finestra, sulla destra, oltre ai rumori degli stessi, impalcature, trapani, cemento, lungo il grande palazzo, vecchia sede dell’Inpis che adesso si trova nella parte nuova o moderna della città. Tra poco gli operai si fermeranno, causa pioggia. A guardar le nuvole dall’altra finestra del mio quarto piano, in cucina, che affaccia sul mare così lontano che pare un puntino, tra poco arriverà la tempesta. Guardavo le nuvole ogni sabato pomeriggio quando ero piccola, perché l’uscita del sabato sera era l’unica in tutta la settimana, e lo sguardo (Già! Si parlava di sguardi!) del ragazzino che mi piaceva non potevo perderlo, con quello sguardo io fantasticavo per una settimana. Adesso le cose si son invertite parecchio, adesso è l’unico giorno della settimana in cui resto a casa a far la differenza.

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