Questa guerra chiamata “vita”.

Scrivo sempre articoli personali, cose riflessive, su di me, e ho creduto che molte persone si rispecchiassero nelle mie riflessioni.

Forse però ho usato questo blog come valvola di sfogo. Non so se sono riuscito in quello che credevo fosse il mio “nobile” scopo, ovvero cercare di far riflettere, di cambiare lì nella radice.

So che molta gente che legge sono miei compaesani, in molti forse nemmeno leggono questa “merda”, Alla fine forse vogliamo solo essere letti, ascoltati, compatiti.

Forse nessuno ascolta un grido solitario, silenzioso, solo con parole scritte.

Forse credere di cambiare qualcosa è la più bella delle illusioni.

Non siamo tutelati contro questi incidenti, non esistono assicurazioni contro i mali della vita, questa guerra chiamata vita, dove mi sento di aver perso più che vinto.

Sarà questa insoddisfazione, ancora tanti obbiettivi da raggiungere, demoni e fantasmi interiori, rimorsi, rimpianti, lotte iniziate e lasciate in sospeso, e altre non vinte… Dove si vorrebbe prendere la rivincita.

Infatti in tutti questi anni, l’alternativa suggerita da molti era quella di “fuggire” non di andarsene via, l’unica alternativa era quella di abbandonare la propria terra. Erano tempi in cui si soffocava, in cui ogni idea era repressa, non si riusciva a pensare,a  vivere, a respirare.

Ed eccomi tornato nel vecchio campo di battaglia, dove scorgo i cadaveri del passato, ridotti in scheletri o in polvere.

Questi cadaveri che però camminano ancora, respirano.

Non sono vampiri, morti viventi, sono vivi, eppure morti.

 

E così che credo di aver ribadito concetti più volte,

credo di aver fatto troppe metafore e concetti filosofici sulle memorie, ricordi, sul tempo.

E credo sia ora di smettere con queste parole, per quanto io ritenga bella la mia opera, il mio lavoro.

Insomma si affrontino tutti i mostri che si cogliono, ma ormai ho capito che è tempo di smettere di temporeggiare e restare fermo nella stessa identica spirale del caos in cui si è intrappolati da troppo.

Dopo tutto questo tempo mi sento bene a stare nella mia terra, ora che riesco a sopportare botte che oggi sono carezze, ora che non mi faccio influenzare da questi strani passatempi in cui la gente ama sparlare e criticare, parlare di cose, di cui a me … non frega nulla, ecco.

Sarà stata la fuga ad avermi aperto la mente, a farmi capire quanto sono superficiali alcune cose che… Io riesco a dimenticare molto facilmente.

Ci sono cose più importanti, come il nostro futuro.

Per questo mi sono accorto che la mia fuga, durata quattro anni, non era in verità un modo per pensare al futuro, ma solo una fuga, una scusa per non vivere in questo “inferno”.

Una volta la pensavo anche io così.

Ora credo che la gente esageri, che qua ci si annoia, ma ci si annoia ovunque.

Infatti sto pensando al mio futuro restando nel passato – perché si può riflettere bene solo in un posto che ti conosce da una vita – e per questo ringrazio Domenico, e Luciano, che quest’estate mi hanno detto due cose importanti.

Uno mi h detto ” devi per forza andare a Bologna?” e io dissi: “Per forza no, per forza nulla”.

 

Che senso ha andare in un altro luogo solo per fuggire? SI dovrebbe andare in un altro luogo perché si vuole veramente, per costruire un futuro. La fuga è stata solo una follia momentanea.

E Luciano mi ha detto che invece di provare tante, troppe strade, di concentrarmi su una sola, e percorrerla.

 

A me piace scrivere, e sì, sarà difficile, ma credo che ognuno di noi debba pensare più a fare quello che piace, che sogna in cui è bravo, piuttosto che fare facoltà in cui “c’è lavoro” ma alla fine se si prova a fare, come feci anni fa, si fallisce e basta. Tempo e soldi sprecati.

Grazie alla fuga ci si concentra su altre cose, per distrarsi da ciò che si vuole dimenticare.

E infatti, si scoprono cose su sé stessi, grazie al luogo che ti conosce da sempre.

 

Molte cose vengono usate come scusa, mi sono stancato di avere una scusa.

Una fuga.

Quando si deve solo vincere in questa guerra,

questa guerra chiamata “vita”.

 

  • Paolo Pileggi

 

Insomma, scriverò qualcosa di diverso d’ora in poi…

Paolo

nato nell'ultimo degli anni 80, nella città propensa verso lo studio di ogni pregio e difetto delle persone, eccomi qui. Appassionato di romanzi, specie quelli di avventura, cresciuto con Salgari e altri romanzi di avventure del mare, ho iniziato da lì, ad appassionarmi al mondo dell'avventura. Anche se dovrebeb essere il mio genere "prediletto" insieme al fantasy, non amo dare etichette, come dicono amici che dicono che ascolto rap. è vero, ascolto molto spesso quella musica, ma ho anche periodi in cui mi ipnotizzo o coi foo fighters o con gli u2, per dire. Amante della natura, del silenzio, dell'amore (quello vero), delle donne, dell'amicizia, dei videogiochi e delle serie tv. La mia cultura non si ferma al libro e alla musica, si amplia nella conoscenza degli altri e dell'altro.

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