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Ogni essere umano ha diritto alla felicità, ma ogni essere umano ricerca la felicità in diversi modi, diversi luoghi, diversi tempi. La felicità si può trovare nell’arte, nella musica, nel teatro, nella poesia, nella fotografia, nell’amicizia, nell’amore. La felicità può essere  individuale, familiare, collettiva, può anche non realizzarsi. Ma la felicità del singolo individuo può limitare quella altrui? La felicità può essere congruente alla libertà? La felicità è parità.

Secondo l’articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Secondo la nostra Costituzione, gli Italiani hanno diritto alla parità e quindi alla felicità.

Sì, magari sarà un sogno utopico, ma solo quando tutti avremo pari dignità, avremo pari diritto alla ricerca della felicità.

No, non abbiamo ancora tutti pari dignità e questo lo insegna anche la storia del femminismo.

Il femminismo è un movimento diretto a conquistare la parità nei rapporti politi e sociali (dapprima solo della donna) e non ha ancora portato a compimento il suo fine ultimo. Le prime lotte avvennero nei primi anni del secolo scorso con l’obbiettivo della conquista del diritto di voto e della pari dignità sul posto di lavoro e quindi pari possibilità della realizzazione di sé. La seconda ondata iniziò nel secondo dopoguerra ed ebbe come fine ultimo la conquista da parte della donna del diritto della gestione del proprio corpo, della propria autonomia e della propria indipendenza. La terza ondata fu quella degli anni ’90, in questa fase le donne scalarono le classifiche musicali col messaggio :”Forse non ci devono essere ruoli definiti e tutti possono fare tutto”. La quarta è quella che stiamo vivendo, ha come obbiettivo l’entrata nel movimento degli uomini affinché anche loro possano occuparsi dei diritti delle donne. La quinta, si spera, sarà l’ultima, sarà quella in cui ogni persona si occuperà dei diritti, della parità e quindi della possibilità della ricerca della felicità di ogni persona.

La ricerca della felicità è una lotta, “dobbiamo porci sfide difficili, […] tentare l’impossibile, […] eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obbiettivi, dimostrandoci così all’altezza della sfida”, questo dice Zygmunt Bauman ne “L’arte della vita”. Lottare, sempre, come fa la comunità LGBTQIAPD+ che ancora lotta per dire:<<Noi esistiamo e abbiamo il diritto di ricercare la nostra felicità>>.

Questo lo sanno bene M. ed L., due mamme, con i loro figli F., D. e J. -che per lo Stato italiano solo da qualche mese hanno due madri avendo ottenuto la step-child adoption incrociata dal tribunale di Roma- perché loro lottano per dimostrare che sono una famiglia straordinariamente normale, non sono abominevoli, non sono malati, hanno diritto di vincere la loro sfida della vita e hanno diritto di ricercare la loro felicità.

Lo sa anche K., all’anagrafe C., che ogni giorno vive come se fosse un normale studente liceale, perché lo è.

E’ ciò che dice la Dichiarazione di Indipendenza dei Tredici Stati Uniti d’America: <<[…] Tutti gli uomini sono creati uguali, […] sono dotati di inalienabili diritti, che tra questi sono la Vita, la Libertà e il perseguimento della Felicità>>. Ma gli Stati Uniti d’America hanno appena eletto presidente un uomo che ha fatto delle fortissime dichiarazioni a proposito di donne, minoranze e accordi internazionali che limitano la libertà di commercio e crescita dell’economia.

Allora, forse, la Libertà, al fine del raggiungimento della Felicità e della Realizzazione di tutti, deve essere moderata perché tutti abbiamo diritto alla Parità e alla parità di felicità.

La parità e la felicità devono andare di pari passo, forse rinunciando a quel poco della nostra libertà, ma solo quel poco che limita quella altrui.

La ricerca della felicità non ci può essere negata da niente e da nessuno, deve essere la nostra lotta, così come F., al quale un tumore ha portato via una gamba, ma lui porta la sua felicità tra i giovani e i giovanissimi nelle parrocchie.

“La vita è una figata pazzesca”, sono le parole di B., tetraplegica, diciannovenne, oro olimpico. La meningite le ha portato via i quattro arti, ma non il suo sorriso, anzi, è modello di ispirazione per moltissimi giovani.

Il nostro motto non deve essere “mai una gioia”, ma “trovo il modo per raggiungere la felicità e portarla agli altri”.

Non so cosa sia di preciso la felicità, ma forse ho capito cos’è la ricerca di essa: la parità.

Ognuno deve avere pari dignità e pari possibilità di ricercare la propria felicità, prima di tutto, ma ognuno di noi ha anche il dovere di pensare anche un po’ a quella altrui e chissà se ciò non possa essere utile alla nostra.

Di Arianna T. Anello

Parlo tanto, ma mi piace ascoltare la musica e le opinioni altrui. Sono una studentessa di Liceo Classico, adoro studiare il passato e osservare le stelle, vecchi filmini di famiglia di milioni di anni fa. Amo i viaggi in treno, la musica nelle cuffiette, il sole, le notti stellate, le persone, la mia terra e il teatro.

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