Intervista ad Antonio Saffioti: “Io non capisco la loro lingua ma posso sorridere”

Dalla prima presentazione del suo esordio letterario autobiografico scritto con Marco Cavaliere, con circa 200 presenze, ad oggi giunto alle sesta tappa del tour di “Chi ci capisce è bravo” Antonio Saffioti, giovane lametino laureato in Giurisprudenza e conosciuto da tutti, grandi e piccoli in città, conta almeno 1000 copie vendute.

Un libro che racconta la sua storia, la sua malattia, la distrofia muscolare che lo colpisce sin da bambino, il suo magico rapporto con la sua famiglia, il suo attivismo nel sociale e altro ancora. Una  storia di piccoli miracoli. Un racconto corale, a cui tutti lametini e non hanno imparato ad affezionarsi per l’impatto emotivo, per la carica sentimentale e introspettiva che si viene a creare leggendo. Una voce, quella di Antonio Saffioti, che ha l’urgenza di essere ascoltata in chiave di uguaglianza di diritti, in chiave di amore, e soprattutto in totale assenza di pietismo. Perché questo, infondo, Antonio Saffioti trasmette, insieme alla sua famiglia: la disabilità è un concetto, che può colpire chiunque, e la vicinanza deve essere esente da compassione. La disabilità, infine, fa ‘vedere’.

Antonio, quali sono state finora le realtà interessate al tuo libro?

Finora le presentazioni di “Chi ci capisce è bravo” sono avvenute ad opera di molte associazioni culturali del territorio calabrese, di recente anche parrocchie. Adesso andremo nelle scuole, in particolare nei comuni limitrofi tipo Martirano Lombardo, il 25 ottobre ho invece partecipato al Libriamoci al Liceo T. Campanella a Lamezia.

Cosa ti colpisce di più durante le presentazioni del libro?

Mi colpiscono le reazioni delle persone, le quali anche senza leggere il libro si emozionano e si sentono partecipi nel sentire le mie parole. Ad esempio a Soveria Mannelli c’è stato un bambino, più o meno sui 10 anni, che s’è commosso nel darmi i complimenti. “Noi vi prendiamo in giro ma siete un esempio”, così mi ha detto.

Parliamo dell’approccio avuto con le case editrici…

Abbiamo mandato il libro a quasi tutte le case editrici calabresi, una in particolare che si occupa di sociale ci ha fatto offerte che a noi non andavano bene, a quel punto abbiamo deciso di auto pubblicarlo per velocizzare i tempi attraverso una stamperia industriale di Lamezia.
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Rispetto a questo tour in movimento, come ti senti? C’è una presentazione che ti ha particolarmente colpito?

Sono state tutte belle, ognuna con le sue particolarità. Sicuramente quella che mi rimarrà sempre nel cuore è stata la prima all’hangloose, con più di 200 copie vendute, con tante emozioni inaspettate, fino ad arrivare alla torta a sorpresa ecc, inoltre lì avevo organizzato tutto molto minuziosamente io, e per questo si è rivelato anche un po’ stressante, la musica, gli artisti che si sono esibiti, (Ho impiegato 2 mesi di lavoro). Una bella soddisfazione. La seconda è stata a Nocera, e anche lì è stato molto bello perché quel giorno non ero molto in forma ed ero preoccupato, ma c’era ancora Marco, inoltre ho trovato Giuseppe Bianco, che è un sociologo che mi ha dato una grossa mano. Molto interessante la conoscenza di Fernanda Gigliotti, attuale sindaco di Nocera. La terza è stata a Briatico, pure essenziale perché era la prima trasferta, e in un giardino appena riqualificato da giovani ragazzi. Grazie a Giuseppe Bianco, rimasto colpito, sono stato poi a Soveria Mannelli insieme all’unitalsi, poi c’è stata la prima a Nicastro presso la Casa Tamburelli, dove il contesto era importante perché gli anziani hanno molte cose in comune con i disabili. Infine la presentazione nella mia Parrocchia di S. Giovanni, dove ho potuto fare un viaggio nel passato, e a Girifalco presso la Trottoleria con i ragazzi del centro sociale Il grillo Parlante. Sicuramente quella più particolare fra tutte è stata al Centro Nemo Sud, a Messina dove mi curo, con l’accoglienza di tutte le infermiere.
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Rispetto a dieci anni fa come si approccia la città alle barriere architettoniche? È migliorato qualcosa nei servizi o ci sono ancora parecchi limiti?

Secondo me siamo rimasti immobili negli ultimi dieci anni. La città come accessibilità è rimasta com’era, poiché non ci sono stati lavori in tal senso, ad esempio nel centro il corso è stato ristrutturato dieci anni fa e così è rimasto. È accessibile ma alle rampe c’è un piccolo gradino che può essere pericoloso, questo è un controsenso. Fai la rampa con lo scalino!

A questo punto diciamo quali sono i servizi più urgenti che la città dovrebbe garantire al disabile…

L’assistenza indiretta, che è ferma da dieci anni, più ore di assistenza quindi. Inoltre rendere accessibili i pullman della Multiservizi perché hanno la rampa ma non viene usata.

Antonio, rispetto al passato s’è creata una rete tra le associazioni che si occupano del sociale e della disabilità e tra le famiglie?

Venti anni fa le famiglie erano rassegnate. Tenevano i loro figli chiusi in casa, non li facevano uscire, perché molto spesso erano proprio loro, i genitori, a non accettare la disabilità. Dieci anni fa c’è stato poi il boom delle associazioni, ma ora le nuove famiglie si informano su internet, fanno passaparola con i social ed evitano quindi di fare associazioni. La rete c’è ma ancora le famiglie le vedo distanti, non si fanno in concreto coinvolgere, si informano da sole, mentre invece venti anni fa mio padre non sapeva niente quindi doveva fare riunioni su riunioni.

In città sei un vero esempio da più punti di vista, come credi sia percepito all’esterno questo tuo forte ed entusiasmante dinamismo? C’è un pregiudizio da parte di altri disabili? C’è una chiusura ancora in loro?

Si, la chiusura c’è, e non me la so spiegare. Ripeto, sono soprattutto le famiglie restie. L’ideale sarebbe avere dieci, venti Antonio Saffioti e Lamezia Terme sarebbe rivoltata come un calzino (Sorride), invece purtroppo alcune volte mi sento da solo.  Alcuni disabili mi dicono “Ah! Tu vai in giro perché stai meglio di me”, invece abbiamo le stesse condizioni, “Ah! Tu esci perché non sei freddoloso”, no a me fa freddo lo stesso.

Nelle varie presentazioni ti è stato chiesto molto di tuo padre e di tua madre…Invece in merito al rapporto con Maria Rosaria, tua sorella, cosa dici?

Mia sorella è fondamentale per me, perché è diventata come la mia migliore amica, mi porta in giro dappertutto in città, usciamo sempre insieme. Ci passiamo dieci anni di differenza però io ho sempre cercato di coinvolgerla nelle mie attività e lei mi ha coinvolto nelle sue amicizie. Il mio rapporto con Maria Rosaria è eccezionale.

Quest’estate ti ha portato anche a ballare…       

Si, vabbè andiamo sempre in giro per le discoteche, non riesco ad avere i loro ritmi perché ormai ho una certa età però riesco lo stesso ad adattarmi (Sorride). Ogni tanto anche noi litighiamo, perché Maria Rosaria ha un carattere un po’ forte, mi sgrida quando faccio qualcosa che non devo fare o scrivere su facebook ecc, ma pure viceversa.

Sei vicepresidente della FISH Calabria, come si è evoluta la tua immagine collettiva nell’ambito del sociale?Di cosa si occupa la FISH?

C’è da fare la differenza tra il livello locale e quello regionale. A livello regionale è più conosciuta la presidente Nunzia Coppedè, però a livello locale ho cercato di avere molti appoggi con la politica e con altre associazioni (Aism, Unitalsi ecc). Cerco sempre di coinvolgere nelle attività. Mi piacerebbe avere nella Fish altri ragazzi che la pensano come me, però purtroppo siamo rimasti in due come ragazzi, gli altri sono tutti sui 50 anni. La Fish si occupa di tutelare tutti i diritti delle persone con disabilità, negli ultimi anni con la nuova amministrazione Oliverio sta partecipando a tutti i tavoli istituzionali sulla disabilità, stiamo aspettando nuovi risultati. Ad esempio abbiamo ottenuto il risultato di avere i nuovi fondi per le ‘gravi disabilità’.

Quando si parla di uguaglianza, di diritti, di inclusione sociale si parla anche di lavoro. Tu hai qualche esperienza lavorativa? Pensi sia importante includere i disabili anche da un punto di vista professionale?

Appena laureato ho avuto un’esperienza lavorativa, attraverso un progetto rivolto alle persone anziane, di trenta mesi, e mi son trovato molto bene. Associazione Relazioni, si chiama. Per le mie condizioni di salute attuali, dato che ho un po’ di difficoltà ad utilizzare velocemente il computer non riesco a garantire un’attività lavorativa, però nel mio piccolo cerco di fare molto sociale. Tra i disabili riescono ad essere inseriti nel mondo del lavoro quelli che riescono a muoversi. E poi la legge viene rispettata poco, in termini di uguaglianza. Alcune aziende preferiscono pagare multe piuttosto che includere disabili.
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Nel libro parli di sport, la tua squadra del cuore è la Juventus. Ci sono associazioni sportive in città che si occupano di sport anche per disabili?

L’attenzione delle ultime para olimpiadi ci fa notare come lo sport sia molto importante per le persone disabili, io dato che ho una grave disabilità non faccio sport, l’unico sport che potrei fare è l’hockey in carrozzina elettrica, ma ultimamente ho difficoltà a guidare la carrozzina elettrica, e quindi non potrei farlo, anche se in passato ho tentato di fare una squadra. In città c’è un’associazione, la Lucky friends, che si occupa di fare sport per le persone con disabilità, soprattutto verso quelle che hanno disabilità psichica, loro fanno tutti i tipi di sport dall’atletica al mini basket, al nuoto. Poi c’è il Circolo di Scherma del maestro Giuseppe Costanzo, all’interno della palestra del Maggiore Perri, unico centro calabrese per la scherma in carrozzina.

Ritornando all’inclusione sociale, vuoi dire qualcosa sulla vita indipendente?  

Si, come vita indipendente è importante dare tutti i servizi che forniscono al disabile di vivere da solo nella propria abitazione, senza l’aiuto dei familiari, come tutti gli altri, anche se è molto complesso. In Italia alcune regioni stanziano dei fondi appositi per ciò, in Calabria non è ancora partito niente. Speriamo di fare presto una proposta tramite la Fish. Un aspetto curato in altre nazioni, soprattutto in quelle del Nord Europa.

La stampa internazionale degli ultimi giorni tratta il tema dell’assistenza sessuale, qui in Italia è ancora un tabù? 

In Italia il sesso è ancora un tabù per le persone normali, figuriamoci per i disabili. Sono favorevole all’assistenza sessuale, e ti ringrazio di questa domanda, perché essendo immobile io ad esempio non posso esplorare la mia sessualità, e quindi sarebbe necessario, soprattutto per chi ha disabilità psichica. C’è un bel film che consiglio a tutti di vedere per sensibilizzare sul tema che è ‘The sessions’.

I disabili proprio come i normodotati provano anche dei sentimenti. Ti sei mai innamorato, o sei attualmente innamorato?

In passato ho avuto molte infatuazioni, come capita a tutti, soprattutto nell’adolescenza, negli anni universitari, ultimamente è successo mesi fa ma poi è passato il tutto e adesso sono innamorato più della vita che delle donne, e poi sono innamorato delle mie amiche. Se capita, non dirò di no.

Cosa ti emoziona di più?

Ultimamente ho avuto modo di leggere una frase di Madre Teresa di Calcutta, che diceva alle persone che lei assisteva “Io non capisco la loro lingua ma posso sorridere”, ed io parafrasando questa frase voglio dire “In futuro non potrò muovermi, però posso sorridere”, questo il mio augurio per tutti e per il futuro, quello di sorridere sempre malgrado tutto.

Grazie Antonio.

 

Valeria D’Agostino 

 

           

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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