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Sprofondare ed annegare nel mare della retorica e della banalità, sembra ormai un rischio ricorrente, forse anche messo in conto da chi, attraverso parole, immagini e gesti, sembra quasi sguazzarci con piacere.

Spesso però, all’interno di questo panorama desolante, capita di intravederci un barlume di ingenuità misto ad ignoranza e, allora, si tende a sorvolare o comunque accettare situazioni che, al contrario, andrebbero affrontate con criterio e lucidità intellettuale.

Certo, non una pratica alla portata di tutti ma, in questi casi, ammettere i propri limiti sarebbe un enorme passo avanti. Succede così, in un giorno celebrato in tutto il mondo, che un tema di strettissima attualità e di enorme rilevanza sociale, diventi quasi un pretesto o comunque l’occasione per molti ghiotta di propinarci considerazioni, feste tematiche e sante messe oggettivamente e concretamente poco utili.

La “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”, una cosa seria, questo è evidente. Siamo però stanchi delle strumentalizzazioni e della facili considerazioni con annessi populismi e proclami eroici di cui faremmo volentieri a meno. Occorrerebbe, al contrario, ripensare vecchi concetti, ripartire da zero e mettere a fuoco, con lucidità e criticità, il punto cruciale della questione.

La violenza sulle donne esiste, ovvio, le cronache nei TG arrivano con una frequenza disarmante.

Ma siamo proprio sicuri che celebrazioni, sante messe, corsi di autodifesa, flash-mob, passeggiate e fiocchetti servano davvero a qualcosa? E quanto incidono, realmente, nelle nostre coscienze? Difficile dirlo con certezza e, sebbene le intenzioni siano apprezzabili, alla fine è il risultato finale che conta.

Iniziamo, allora, a smuovere qualcosa dalla radice, dal basso, dal profondo, rivoluzionando  la scuola e i metodi educativi e, soprattutto, come direbbe qualcuno, educando le nuove generazioni alla bellezza, da scoprire e da amare. Quella dentro di noi e, soprattutto, quella dentro agli altri.

Scrolliamoci di dosso i luoghi comuni, le frasi fatte e i termini ad hoc: quote rosa e giornate commemorative non restituiranno certo  più dignità alla donna. Criticare non significa distruggere per gettare le basi per una crescita e uno sviluppo consapevole e condiviso.

Certo, anche questa può essere considerata retorica e banalità, ma sarebbe bello iniziare un nuovo cammino fatto nella direzione giusta e attraverso una strada spianata non solo dalle buone intenzioni e dalle belle frasi, ma dal coraggio di cambiare di ognuno di noi.

Giorgio Curcio

Di Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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