Salmo di tutti gli indifferenti.

Poco importa
di noi che si va per i trenta
con il nulla più pesante della storia,
siamo il nulla ‘mbiscatu ccu’ nenti,
di noi vergognosi e svergognati
per il poco che ci indigna
e il molto che ci scandalizza,
di noi arroganti poetanti di noi altri
della musicalità troppo nojosa da imparare
di noi troppo impegnati a parlare
di bellezza per viverla,
di noi impauriti, di noi cogli l’attimo
ch’è già passato
con una sigaretta e un imprecare,
di noi dagli sguardi accesi
ad ogni istinto liberato
e poi accoltellato
alle spalle come un cane bastonato
il nostro istinto sodomizzato
a tradimento,
di noi che papà ci ha stancati
e mamma non scherza pure
ma bravi a onorarli
solo tramite i loro sbagli,
di noi figli modelli d’un mondo fantasma
se non morto da tempo ormai
decrepito e malandato,
di noi attaccati da un panico
travestito da storia che venderebbe
milioni nei teatri e nei cinema,
di noi che un’altra
un’ultima fissazione e poi basta lo giuro,
di noi lamenti viventi
o silenziosi – è uguale –
sfoggiamo forza spacciandola
per dolce,
di noi che mi piace ‘sta cosa,
mi piace ‘sto posto e non lo sappiamo
mica spiegare,
di noi che le fonti e il contesto son tutto
riusciamo a inserirli persino
nella vita – persino nell’arte,
di noi che sicuro si riferisce a noi
o sicuro questo e sicuro quello,
di noi volenti o nolenti
legati al destino di qualcosa o qualcuno,
di noi che non può essere
una maledetta coincidenza
del cazzo, ché le maledette coincidenze
del cazzo son come carcasse
di fili di pensiero di anime forse disperse
e non hanno diritto alcuno di stare
semplicemente senza un senso,
di noi che guardiamo viaggiare
il mondo e per il mondo,
di noi pronti a farci valere
e a legarci senza valore aggiunto
o almeno senza coraggio a dire
ho bisogno di te ché ho bisogno di me,
di noi così pigri a pensare da lavorare troppo,
di noi così stanchi
d’essere stanchi di sentire sempre
le stesse cose,
di noi che non ci capiamo pur volendo
capirci, pur volendo vederci
più chiaro, pur volendo volare così in alto
da sciogliere poi le ali di cera,
di noi che citiamo autori importanti,
di noi che mostriamo e rimostriamo
i nostri abiti interiori firmati,
di noi che non abbiamo più tempo
né voglia di noi,
di noi che non abbiamo più tempo
né voglia degli altri,
di noi che non avremo il coraggio
di pretendere diritti eguali per tutti
quali sesso, pace e gioia
e un paradiso per tutti i credenti alla vita,
di noi atei alla vita
sicuri di star sognando fino ai risvegli,
di noi che ci risvegliamo più volte
e più volte, di volta in volta
diversi, accresciuti in testa
e con rughe nel cuore,
di noi che ti voglio bene è come ti amo,
insomma sto bene se tu ci sei,
di noi che vorrei, vorrei e vorrei
ché appagato è un termine utopico
quasi di fantasia,
di noi che sei l’anima mia
ma chi la conosce? Quest’anima invisibile,
per cui crediamo e ridiamo,
piangiamo e bestemmiamo.
Poco importa di tutto il resto ancora,
poco importa di me,
purché sgorgano ancora lacrime
di velluto e sangue
dalle arterie appena sfiorare,
di noi
figli di figli della rinascita,
figli d’un dormiamo insieme,
d’un dormiamo comunque
purché si dorma col sorriso
del siamo ancora vivi
semplicemente,
questo.

Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisette anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Storia delle Religioni, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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2 Risposte

  1. Ric ha detto:

    Mi piace questa poesia, ma non lo so mica spiegare…

  2. Domenico D'Agostino ha detto:

    Come al solito nemmeno io!

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