Suzanne tocca il corpo con la mente, Cohen tra le nuvole e il vento

Ascolto Cohen, Suzanne. Fuori piove, c’è un po’ di vento, e poi improvvisi balzi di luce che durano pochi secondi. Davanti a me vedo il mare, come lo vedo da quando son nata. Oggi il mare è di cattivo umore, riesco ad intravedere le onde da qui, ma vorrei essere più vicina. Credo di restare seduta su questa sedia ancora per un po’, Cohen canta, suona, invade il mio cuore, mi porta ‘altrove’ indietro e avanti col tempo.

Suzanne è fragile

Suzanne è bella

Suzanne è ingenua

Suzanne è ingannatrice

Vissuta

Ingannata

Bestemmiata

È molto strana la sensazione che si prova a sentirsi mancare qualcosa o qualcuno non necessariamente legati a ieri…voglio dire, come caspita mi può mancare quello che ancora non ho vissuto? Come posso avere nostalgia di immagini inedite, di sensazioni che nascono dentro me senza che io abbia dato loro nessun via, nessun consenso? Come posso essere qui ora e altrove contemporaneamente?

Un bambino tiene la mano della mamma in fila alle poste,

si volta

 e fa linguacce

e smorfie a un pedone

L’avevo detto lunedì mattina che venerdì sarebbe arrivato presto. È già quasi domenica, ed io sarò a spaziare tra altre innumerevoli immagini, inedite, pronte a far l’amore con altri dipinti dell’anima e con i paesaggi divenuti abitudine del mio spirito.

Ardere d’inconsapevolezza

Come il sesso una domenica mattina

Se c’è una cosa che mi da fastidio quando muore qualcuno ,in genere, questa cosa è il clamore dei vivi. Nei funerali calabresi ad esempio fanno sempre un gran casino, e si sentono chiacchiere dappertutto. Inizio però ad interpretare il funerale calabrese come un fatto antropologico, e forse mi affascina anche. Forse quello che non tollero affatto è il clamore del mondo virtuale quando muore un grande artista. Ormai c’è solo vomito sulle home dei social network. Succede che uno muore, e poi succedono in automatico altre due cose. Post che ricordano la morte del morto, e post che ricordano le persone che ricordano il morto. Una pornografia assoluta di ciò che può voler dire sentire qualcosa verso qualcuno e sentirsi smontati. Disturbati.

E poi ci sono io

che vorrei partire

strappare pagine

fare coriandoli

 una carezza 

Ma adesso la sua voce mi annulla, mi porta non so dove. Ruoto senza sosta sulle notizie che vengono fuori  ogni tre secondi,  ma non leggo nulla. Non ci sono. Non vedo niente. Entro ed esco da questa finestra, e vedo, vedo  il mare e le nuvole cangianti, vedo treni, aerei, vedo strade e autostrade, vedo monti e ponti, vedo tutto ciò che voglio vedere e che non vedo sempre, tocco, tocco tutto ciò che voglio toccare e che non sempre tocco.

La noia mi pervade

scoppio di noia

 fuochi d’artificio

immaginari

Entro ed esco da questa finestra con una consapevolezza nuova, quella di una malinconia dolce e questa dolcezza si intride di carne e sangue, e Cohen canta l’addio a Marianna, ed io canto l’addio a Marianna, ed è come un’estasi d’amore. Si muore quando vivi davvero. E allora la morte non è niente, non può esser niente. La morte è altra vita. Ed è niente il mio pensiero perso, niente più voglio chiedere o sapere. L’incognita di una nostalgia del futuro la trovo eccitante, come l’idea di una nuvola che si sposta per dare spazio alle mie immagini, la mia età è interessante, e non la penso più in rapporto al tempo, non penso più al tempo. Non penso al tempo che perdo e se lo perdo, perché so che lo perderei in quello esatto momento. Però un flusso di fantasia inaspettata mi carica, mi entra nelle vene. Però uno strato di nuova energia mi fortifica. E Cohen ne sa qualcosa.

Come furono belli

i miei giorni

domani

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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