La pazzia sul filo della consapevolezza, buon anno.

Credo che tutte le cose belle che abbiamo dentro meritino d’esser tirate fuori, e noi ce la mettiamo tutta per farlo. Dovrei stare come fan tutti, questa sera, a pensare al tempo che passa, al tempo che rimanda ai ricordi, ma più il tempo passa invece e più penso al presente, che domani è già passato.

Questo 2016 veste in me l’arte della consapevolezza, l’arte della mia fragilità che diventa donna. Questo anno in movimento, fatto di strade nuove percorse, e di tramonti distratti, ha il sapore di chi giunge al termine di uno slancio per compierne uno nuovo.

Non so quando e non so come. Arde in me l’entusiasmo di sempre e di questo sono grata a qualche forza rigeneratrice che mi appare, come sempre immediata, forse è amore, chiamiamola malinconia, tristezza, poesia, forse dolore tremendo. Continua ad ardere, come non mai, la fiamma della passione per questo attimo che mi fa esistere, che la sviscera questa mia esistenza, bene e fino alle ossa, fino alle cartilagini e fino a tanta elettricità che muove le mie gambe.

Un anno fatto di gambe e braccia pronte a nuotare libere in mare, e di piccoli traguardi, di sangue, e di sorrisi. Un 2016 di ancora tante nuove illusioni, e di sogno. L’anno del disincanto e della materia che nutre rapporti autentici, l’anno dei mille innamoramenti, si, perché l’amore non finisce mai e sempre comincia.

Insieme al tempo, i miei pensieri cangianti si son spesso soffermati sulle mie ombre, hanno loro stretto la mano più volte, fino a che queste si son ritirate, piano, quasi a salutarmi per un lungo periodo. Non so bene spiegarmi, se a volte provo nostalgie persino delle mie ombre! La nostalgia del futuro è di gran lunga maggiore e testarda si continua ad insinuare nelle mie vene.

In questo famoso anno di nomi che hanno circondato la mia mente, ho imparato a fare i conti col mio di nome…ogni giorno gli suggerisco qualcosa, a volte lo rimprovero anche, e quando mi arrabbio mi scopro più forte che mai. Ho imparato, insieme al tempo che passa, delle innumerevoli mie immagini agli occhi degli altri,  ho imparato a non pensarci più, che a furia di pensare al tempo perso divento ripetitiva ed io voglio volare.

Ho imparato a dare di più nonostante questo verbo non sempre venga compreso, perché ho imparato che non saprei fare altrimenti. Voglio dire che ciascuno di noi ha un cigno nero, di cui non sempre vogliamo veramente liberarcene. Ci appartiene.

Auguro a tutti di accettarvi. Di mettere da parte l’ostinazione di giungere alla perfezione, perché molti limiti sono anche attraenti, l’importante è guardarli sempre bene in faccia. Auguro a tutti di contraddirvi sempre e di essere nel contempo coerenti per le cose che sentite importanti. A chi dice di non credere a nulla auguro di iniziare a credere in se stesso. A dondolarsi, come su di un’altalena, le gioie e le ansie. A scrollarle, come una mossa nel vento, in modo del tutto naturale e imparziale. La gioia e il dolore viaggiano insieme. Non chiediamo l’impossibile. Ma non accontentiamoci mai.

Credo infine, che la pazzia sia la miglior medicina possibile ai tanti mali del mondo, quando serve a farci sentire ancora vivi, presenti, in contatto con l’altro. Quando serve a farci vivere più che a riflettere sul filo sottile che attraversa la fantasia e la realtà e le porta a danzare, senza una potenziale possibilità di differenziazione.

Continuate a credere nel sogno, sognate! Ma sognate di giorno, non solo di notte! Vi auguro colori nuovi e inimmaginabili, colori da poter diluire insieme ad altra materia. Vi auguro di poter riempire il vostro cuore di emozioni, di potervi emozionare di fronte l’innocenza, la semplicità. L’arte dell’uomo, in tutte le sue sfaccettature, arrivi a turbarvi sempre. Vi auguro di sentirvi soli anche per poco, perché vi rendiate conto quanto bella sia la solitudine.

E poi vi auguro anche di trovarvi a confrontare quella solitudine con la solitudine del mondo, auguro di trovarvi a guardare negli occhi una persona bella da morire, e vi auguro tanto profondo e vero ascolto. Bene, bene così forte come a sfiorarvi senza toccarvi, che vi entra dentro immotivato e vi protegge.

Vi auguro la noia, quella che permette alle vostre gambe di incamminarvi altrove e di correre.

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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