“Con il Cuore a Kobane”. Kobane calling – Recensione di Paolo Pileggi

Kobane Calling, è il secondo libro di Zerocalcare su cui metto mano.

Pubblicato nel 2016.

L’autore ha messo la stessa intenzione del libro che avevo letto prima “Dimentica il mio nome” – libro a quanto pare molto venduto. E come prima, mi perdo nell’intensità del racconto. Qualcosa che senti veramente come tuo.

Forse è anche il più lungo, o così mi è sembrato perché quello che ho io, è un mattone.

Dico intensità perché sicuramente scegliere di lasciare il tuo quartiere per andare in mezzo alla guerra non è cosa semplice.

Sì, perché ogni lavoro di Zero mi fa questo effetto. è come una “droga” non riesco a smettere di leggere…

Ad ogni modo, il libro autobiografico narra le vicende di Zero, che è andato in viaggio in Siria. Come detto, avere il coraggio di fare tale viaggio non è cosa da poco. Egli stesso comicamente ci confessa di essersi cagato addosso diverse volte. La paura costante dell’isis, che raffigura come dei demoni impazziti, dei mostri.

Inquietante, mostruoso.

Sono dei mostri, demoni drogati e assetati di sangue, sono però anche delle pedine che appena passa il fattore droga si sentono poveri, disorientati.

Fanno pena, veramente.

Immergersi in una realtà che non conosciamo, e che i giornali e i telegiornali distorcono è un cambiamento radicale, un distacco, una proiezione in un’altra realtà.

E allora vedi che molte cose non sono come molta gente crede che siano, sono peggio, sono come “loro” vogliono dipingerla.

Il quadro che fanno vedere sembra più bello forse, ma io trovo quello di Zero molto più bello.
Donne che lottano contro le leggi religiose dei loro paesi, lo sfruttamento e zero rispetto per loro … Ma molta gente combatte, e noi ci auguriamo che vincano.

Popoli che lottano per la libertà, conto le ingiustizie, come hanno fatto in molti prima di loro.

Leggendo capisco molte cose, molti dei pregiudizi, ma soprattutto che a molta gente piaccia parlare, piaccia veramente starsene nei salotti televisivi a parlare, parlare, parlare di cose che non sa, che non capisce, e che molti italiani la pensano in quel modo, come siano diverse le due realtà, quindi, come sia facile parlare e parlare …E giovani eroi che da ragazzini son costretti a fare la guerra perché il loro paese ha leggi così.

Zero comunque descrive La Siria come un posto nonostante tutto molto bello, forse solo perché ci sono persone con un cuore grande, con passati terribili, ma che non hanno perso la luce della speranza.

Viene anche usata la solita comicità, sdrammatizzazione tipica di Zero, anche se ho la sensazione che scherza sulle sue paure, che ovviamente ne avesse diverse.

C’è molto da imparare da questi libri.

E solo persone che vanno a vivere sulla propria pelle simili cose possono veramente esprimere un giudizio, ma che non è un giudizio, è come viene descritta la realtà in modo crudo e ineluttabile.

E quindi, come vedo anche in altri casi, (non solo Kobane, non solo terrorismo), persone che si riuniscono a parlare di cose che non sanno, che non capiscono, e che fondamentalmente hanno solo voglia di parlare a caso, solo per la compiacenza, likes e cuoricini, beh fossi in loro invece, come tra l’altro faccio, avessero la decenza di stare zitti e farsi i cazzi propri, e anche se si vantano di leggere molto, beh, mi sa che anche se leggono non usano il cervello.

Grazie ancora Zero, mi sento sempre più simile a te…

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Paolo

nato nell'ultimo degli anni 80, nella città propensa verso lo studio di ogni pregio e difetto delle persone, eccomi qui. Appassionato di romanzi, specie quelli di avventura, cresciuto con Salgari e altri romanzi di avventure del mare, ho iniziato da lì, ad appassionarmi al mondo dell'avventura. Anche se dovrebeb essere il mio genere "prediletto" insieme al fantasy, non amo dare etichette, come dicono amici che dicono che ascolto rap. è vero, ascolto molto spesso quella musica, ma ho anche periodi in cui mi ipnotizzo o coi foo fighters o con gli u2, per dire. Amante della natura, del silenzio, dell'amore (quello vero), delle donne, dell'amicizia, dei videogiochi e delle serie tv. La mia cultura non si ferma al libro e alla musica, si amplia nella conoscenza degli altri e dell'altro.

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