Ferite impercettibili.

Con il tempo ho imparato a conoscermi, a conoscere le mie ferite e a delineare le mie reazioni nel rispetto dei miei limiti. Non ho mai vissuto male la mia sofferenza, l’ho sempre accettata, mandata giù come il cucchiaio di miele che ti dava la mamma quando da piccolo ti prendevi il mal di gola e, a tratti di tempo variabili, metabolizzata per trasformarla in qualcos’ altro.

Il dolore ha forgiato il mio carattere, mi ha resa appuntita e scorretta quanto basta per non concedere agli altri di prendersi troppo di me; e nello stesso tempo, mi ha permesso di sviluppare un’empatia così intensa con il mondo che spesso mi ritrovo nella mia stanza a piangere per qualcosa che è avvenuto in luoghi o epoche lontane ma che vivo come se si ripercuotesse direttamente sulla mia pelle. Ho 17 anni e ho vissuto pienamente ogni giorno della mia vita: ho pianto, sono caduta molto in basso perdendo ogni speranza di poter riprendere le cose in mano, poi mi riprendevo sempre tutto però, perché se c’è qualcuno che ha sempre preteso un riscatto sono stata io. Un riscatto per quello che la vita mi ha sputato in faccia con tutta la sua forza sin dal primo minuto della mia esistenza, un riscatto per tutta la sofferenza che mi ha lussato le spalle per così tanto tempo che ad un certo punto smisi di credere di avere ancora qualcosa da dire, da fare, da vivere. Ho sempre avuto paura dei salti nel vuoto ma più di una volta sono stata disposta a farli. Chi non lo è mai stato? Chi non è mai stato così male da desiderare di avere proprio davanti al palmo della propria mano un pulsante rosso da schiacciare per spegnere ogni cosa? In certi momenti è facile inciampare in pensieri così iperbolici, la nostra emotività viene sovradimensionata dal malessere e perdersi è solo che sintomatico. Trovare la temerarietà per spegnere questi pensieri, questo no, non è da tutti, perché se soffrire è difficile, smettere di farlo lo è ancora di più. Ogni volta che accade, che la vita ci metta davanti a queste vicissutidini poco felici (per usare un eufemismo), al termine di esse saremo in qualunque caso diversi. Perché le ferite dell’anima, per quanto impercettibili possano essere, ci trasformano.

Nadia Mahboub

Sono nata nell'autunno del 1999. Bambina fragile, adolescente critica e infine ragazza confusa. Lotto ogni giorno con le mie paure, hanno forme, colori e odori diversi l'une dalle altre. Forse un giorno smetterò di odiare questa vena autodistruttiva tutta umana, nel frattempo la combatto. Aspettando di crescere.

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