Sessualità e disabilità, uno specchio necessario per tutti

Parlare di sessualità è particolarmente difficile. Lo è per una serie di motivi che cercherò di elencare strada facendo, lo è ancora di più se abbinato al discorso della disabilità. Tuttavia, dall’estate scorsa ho cercato più volte di rifletterci su.

Ammetto di non aver trovato molte risposte ma il fatto stesso di aver posto la mia attenzione su un tema così complesso e al contempo interessante, mi stimola ad allargare il dibattito, a saperne di più. In fondo gli organi di stampa, il mondo della cultura tutta, non hanno forse anche il compito etico – sociale di scavare circa le tematiche del nostro tempo? E di costruire, affidando al mondo scientifico, qualcosa di inedito, ma da sempre sentito, di estrema rilevanza nel contesto individuale e collettivo di un paese? Qui parliamo di diritti, di principi inalienabili, e parliamo di sentimenti, di emozioni. C’è una spaccatura in merito. La politica, a partire dalle poltrone dei parlamentari, continua ad occuparsi di diritti, ma non fa alcun cenno all’aspetto etico. Di contro, singole persone e associazioni che da tanto tempo parlano di lotta continuano a parlare di sentimenti ma con tanta paura e pregiudizi insieme, tanto da affrontare certe problematiche quasi come slogan fini a se stessi.

È per questo che, grazie alla mia riflessione sin da subito condivisa con Antonio Saffioti, grande lettore oltre che parte attiva del Collettivo Manifest ormai da tre anni, abbiamo pensato di aprire il dibattito che, come sappiamo, presente già a partire dagli anni 70’ e poi diffusosi negli anni 80 e 90’ fino a giungere a proposte di legge e comitati, siti e incontri pubblici di rilevanza internazionale negli anni 2012 -2014, merita di essere rafforzato, interpretato e letto da più angolazioni.

Stiamo naturalmente parlando dell’esigenza che ogni essere umano manifesta nella propria vita. Quando mi sono posta delle domande, in merito alla sessualità e alla disabilità ho sentito per la prima volta la sensazione dell’uguaglianza tra esseri umani, ed è così che certi discorsi sui disabili, sulla diversità, sull’inabilità, sull’handicap, sulle pari opportunità, hanno trovato modo di scomparire. Immediatamente. Parlare di sessualità e disabilità credo sia il modo più diretto, più vero possibile, per metterci finalmente in testa quanto pregiudizi stereotipi e barriere mentali siano la somma degli errori che compiamo ogni giorno, nel momento in cui il nostro sguardo si adagia su una sedie a rotelle. Parlare di sessualità e disabilità fa in modo che, finalmente, non si crei nessuna bilancia di differenziazione tra ‘disabili’ e ‘normodotati’. È l’unico modo per garantire la bellezza, per ri-conoscerci, davvero, uguali tra uomini.

Da quando ho approfondito, ancora non abbastanza, al riguardo, ho scoperto un nuovo lato della ‘meraviglia’ che prima non conoscevo lontanamente. Come può sentirsi un disabile, immobile sulla carrozzina, senza provare quel piacere che un qualsiasi normodotato può facilmente provare? Il salto di qualità, in questo ragionare e intorno a interrogativi simili, potrebbe essere quello di allontanare qualsivoglia forma di pietismo e di immedesimarci con raffinatezza a un pensiero che nulla ha a che fare con la vergogna o il pudore, ma che invece è tanto nobile.

Ho scoperto, leggendo alcune storie di disabili, che la loro sessualità è molto affascinante. Per chi, per esempio non può camminare, è eccitante il solo pensiero del rumore dei passi di una donna, per chi non può vedere è bellissimo il suono del cinguettio degli uccellini al mattino alla finestra, per chi non può toccarsi, è meraviglioso il viaggio infinito che può compiere la carezza di una mano sul viso, e i sapori, i profumi, tutto nel mondo della sessualità del disabile è un nuovo codice, interessante per tutti, perché insegna a guardare con intensità alle piccole cose, a vivere pienamente ogni millesimo di secondo, ad entrare nel battito di un cuore, ad entrare nella immaginazione e nei sogni, insegna alla non rassegnazione, a credere che la vita sia bella.

Da quando Antonio ha scritto il suo libro, nel quale racconta della sua vita e della sua malattia, mi sono sempre chiesta quanti amori avrà avuto? Chi sarà stata la ragazza che per prima ha fatto palpitare il suo cuore? Quale invece l’ultima? Come vive la sua sessualità? Ultimamente Antonio è molto convinto che parlare di questo tema sia più necessario e sono anche io particolarmente entusiasta di come il suo interesse stia divenendo sempre più collettivo e volto alla sensibilizzazione di tutti.

Dovremmo un po’ tutti imparare a confrontarci con la disabilità per capire meglio noi stessi. Attraverso il tema della sessualità e della disabilità, anch’io in queste ultime settimane sto provando a mettermi totalmente in gioco e a guardarmi dentro, così paradossalmente, attraverso la sessualità e la disabilità io vedo anche la mia di sessualità, inizio a spogliarmi, non di vestiti, ma di limiti e tabù, inizio a conoscere meglio il mio corpo perché finalmente libera di parlarne, perché lontana da paure.

Ho sentito dire di tutto in questi giorni, in merito. A proposito dell’assistente sessuale, la frase più ricorrente è stata quella secondo cui l’assistente è da paragonare a una sorta di prostituzione legalizzata, ci sono idee molto confuse e provenienti da più parti, ed anche fra gli addetti ai lavori la figura professionale dell’assistente sessuale risulta controversa. Tuttavia, credo sia giunto il momento di affrontarla in maniera più dettagliata e credo che in questo lavoro, sarebbe maggiormente opportuno da parte di psichiatri sociologi, sessuologi e studiosi, ricercatori, metterci il naso, affinché lo sforzo dell’incontro scientifico con il mondo culturale e delle associazioni possa essere ampiamente risolutivo.

Qui non si tratta di attenzione mediatica ma di attenzione etica, alla quale a nulla serve la discordia fra gruppi culturali politici e religiosi diversi, in quanto l’obiettivo comune, nel rispetto reciproco delle idee, è quello di mettere in rilievo un aspetto importante nella vita del disabile. Nient’altro. Limitare la sessualità a un disabile solo perché costretto all’immobilismo fisico è quanto di più grave possa succedere. Iniziamo, per questo, ad eliminare schemi preconfezionati quanto alla figura dell’assistente, iniziamo a pensare che, nell’equilibrio legislativo, possa esserci una persona specializzata in grado di soddisfare un piacere, in grado di donare al disabile quella felicità tanto desiderata che un normodotato spesso sottovaluta.

Valeria D’Agostino

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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