The OA . Punta di diamante di Netflix .

Parliamo di The OA, una serie tv di otto episodi, su Netflix dal 16 dicembre. E’ una serie che destabilizza sin dall’episodio pilota, che si apre con una ripresa in verticale, scelta particolare nel cinema come nelle serie tv ma molto significativa se pensiamo che oggi la maggior parte del nostro tempo online viene speso al rovescio.

La protagonista, Prairie Johnson, data per scomparsa da sette anni, riappare stranita mentre si getta da un ponte. Momento subito immortalato da uno smartphone e caricato online per essere condiviso . E’ così che la madre scopre che sua figlia ha fatto ritorno a 7 anni dalla sua scomparsa. La trentenne, interrogata dall’FBI, non sembra voler rivelare nulla su quanto le sia accaduto . Fatto più insolito è che prima di sparire, Prairie era cieca e, ora che è stata ritrovata, ha inspiegabilmente riacquistato la vista. L’episodio pilota è tra i più riusciti : la voglia di scoprire quale sia la storia di Prairie è tanta ma, ancora di più, scoprire a quale genere appartenga la serie : Prairie è forse stata rapina dagli alieni ? Dobbiamo aspettarci una serie di fantascienza, un crime, un dramma psicologico ?

Braccata dai genitori e dalla FBI perché non vuole parlare della sua storia, Prairie troverà con chi aprirsi e raccontare le sue vicende che, a detta sua, non sono affatto terminate . Recluta cinque reietti della comunità di Crestwood : una docente obesa che ha da poco perso il fratello, un teppista di cui i genitori vogliono sbarazzarsi, una ragazzina che si finge maschio, un ragazzino senza famiglia e un ragazzo, figlio di un’ alcolista, che ha appena preso una borsa di studio per il college; cinque personaggi della stessa comunità con storie diverse e dai tratti somatici diversi, come se venissero da parti diverse del mondo e che dopo questi incontri sembrano aver raggiunto una catarsi che li porta a ritrovare la loro parte migliore.  La serie è strutturata intorno al racconto della protagonista ma si ha sempre il dubbio se l’esperienza che ha vissuto sia stata reale oppure no, come nel libro Vita di Pi, in cui il ragazzino racconta questa incredibile e fantastica storia di sopravvivenza, anche Prairie, in realtà Nina ci racconta la sua storia sin dall’infanzia in Russia. The OA sembra parlare di molte cose : la religione e la morte sono due degli argomenti principali . Le riunioni dell’eteroclito gruppo, avvengono in una casa abbandonata, in cerchio, attorno a delle candele, come se fossero una setta, i cui cinque membri diventano sei con la protagonista, il PA ( primo angelo, traduzione italiana di OA ) che si fa narratrice della sua stessa storia. Due numeri particolari il sei e il cinque: sei, numero che costituisce la tetraktys pitagorica : l’importanza del senario dipende dalla piccolezza, dalla semplicità dei numeri coinvolti, non dal giudizio dell’esperienza ; cinque, altro numero estremamente esoterico che rappresenta l’evoluzione in verticale, cinque sono le religioni più praticate al mondo ( cristianesimo, islam, induismo, religioni taoiche, buddismo) ma cinque sono anche le essenziali W nell’ambito giornalistico .

Brit Marling attrice e sceneggiatrice della serie, ci mostra come bastino i who, what, where, when, why per creare una storia fantastica e come le immancabili W non bastino, a loro volta, a creare una storia che sia reale . In un tempo in cui siamo sommersi di serie TV e di film che si basano sulla narrazione veloce e su continui colpi di scena costruiti per stupire, per paura che lo spettatore si stanchi, si inserisce The OA che, invece, non stanca lo spettatore, perché non stanca la sua storia, vera o finta che sia .

Nell’ultima sequenza dell’ottavo episodio, il sestetto blocca un folle entrato con un mitra nel liceo attraverso una sorta di flashmob : i passi del loro PA sembrano aver salvato l’intera scolaresca, quei cinque movimenti sono frutto di un gruppo di persone che non vuole sentirsi in prigione, che vuole esorcizzare ogni male, primo tra tutti la morte, anche con azioni bizarre… Non è esattamente così che funziona una religione ? E’ un episodio che difficilmente sembra non attingere a diversi fatti di cronaca degli States come la strage del Columbine . Quello che chiamo con ironia flashmob destabilizza l’attentatore , prima ancora un selfie in un ristorante destabilizza la madre Nancy, il video condiviso su YouTube dal quale apprendono la notizia del ritrovamento della figlia destabilizza entrambi i genitori . Eppure viene spontaneo chiedere se la classifica forma di racconto della bella quanto inquietante Brit Marling sia più vera del flashmob, del selfie e del video . La prima serie si conclude con il PA, forse in un manicomio o davanti all’ennesima esperienza di morte e rinascita . E a noi resta ancora da scoprire cosa ci sia di vero della sua  storia, se siano reali i suoi protagonisti e se riuscirà a salvarli . Prairie stessa, nel primo episodio, verifica l’esistenza di Homer cercando dei video su YouTube e trovandoli, indizio che ci mostra una veridicità nella sua storia. E non convince l’agente che si definisce mero psicologo ascoltatore che si aggira per casa di Prairie e lo scatolone di libri che sembrano essere intonsi . A noi non resta che pazientare e aspettare la seconda stagione per completare il nostro puzzle di quella che è una vera rivelazione tra le serie tv. L’intera serie è dedicata alla produttrice, regista e romanziera Allison Wilke, che è morta di cancro al seno all’età di 44 anni. Anche nella dedica si evoca la morte, reale e tangibile, forse ad esorcizzare la morte della sua professione . Anche questo in fondo, è un “trauma vicario “ quando assorbi il dolore degli altri affinché sopravvivono “ come spiega l’agente dell’ FBI Riz Ahmed .

Clio

Preferisco leggere o vedere un film piuttosto che vivere... nella vita non c'è una trama.
Groucho Marx

  • reply Francesca Pozzato ,

    Ottima recensione, complimenti!

    • reply Federico ,

      Secondo voi sarà una seconda stagione?

      • reply Ciro ,

        […]il ragazzino racconta “questa” incredibile e fantastica storia[…]
        dal Treccani:
        quésto agg. e pron. dimostr. [lat. eccu(m) ĭste, accus. eccu(m) ĭstum]. – Indica cosa o persona vicina nello spazio o nel tempo a chi parla, o considerata comunque come tale nel discorso (contrapp. a quello); più generalmente allude a cosa o persona presente, attuale nel momento in cui si fa o avviene ciò di cui si parla nella proposizione. Come agg., precede sempre il nome e ha flessione regolare; come pron., al masch. sing. possiede, oltre la forma regolare questo, anche la forma, propria dell’uso letter. e di uno stile controllato, questi (v.).
        In altre “questo” qualcosa di oggettivo ch’è di fronte o tra le mani del narratore: questa scatola, questo film, questo bambino, diversamente è un grosso e/orrore lessicale.
        La forma giusta in questo caso è: […]il ragazzino racconta un’incredibile e fantastica storia[…]
        Le parole sono importanti, la forma ancor di più, perchè determinano i contenuti.

        • reply simone ,

          fa schifo finale totalmente senza senso e io sono un patito di netflix

          • reply CGr ,

            Se sia la serie di punta di Netflix ho qualche dubbio; comunque la recensione è veramente bella. Sono d’accordo sul finale deludente. Sembra sia prevista una seconda stagione che si chiamerà “The OA – Part II” (cfr. wikipedia)

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