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Anni 60. La Germania domina l’Europa e gli Stati Uniti, e si divide il mondo con il Giappone, con alleanze e contrasti. Gli ebrei sono stati sterminati in massa. Le persone vivono all’interno di un immenso Reich, con libertà sacrificate e compromessi riguardo a quello che amano.
Terribile, vero? Pensate se davvero fosse accaduto…
E’ questa la provocazione che porta Philip K.Dick, grande e tormentato scrittore “distopico” ( ma le etichette son sempre limitanti), a scrivere un romanzo in cui si ipotizza un diverso esito per la Seconda Guerra Mondiale: la vittoria del nazismo.
Questo sarebbe stato il risultato. Ma il titolo ci dice anche che si sarebbe sviluppata questa resistenza, attraverso le opere scrittorie di questo misterioso “Uomo nell’alto castello”, che aveva creato un libro-anzi, due- dove si riproduceva la NOSTRA realtà.

Da lì, la Resistenza avrebbe condotto un percorso per cercare una liberazione: ma le cose non vanno mai come si prevede, e così seguiamo le storie di Juliana e Frank, che in modi diversi cercano di Resistere. Un intreccio tra politica, spionaggio, filosofia ed etica.
Ma la storia non è solo politica: attraverso la figura di Frank e del ministro del Commercio giapponese Tagomi, vediamo che l’arte e la riflessione filosofica sono le vere armi contro l’oppressione e la dittatura. Un messaggio poetico, utopico… ma fortissimo, che permette di inserire questo libro, fin troppo dimenticato, tra i capolavori degli ultimi due secoli. Un grande merito va alla recente serie TV che ha permesso di recuperare questo gioiello.
Non vi dico altro, perchè Dick- a cui il cinema si è ispirato per Blade Runner e Minority Report- va gustato. Il suo genio tormentato ti porta verso orizzonti senza confini.
Buona lettura!

Di Pierluigi Cuccitto

Di Pesaro. Ho trentaquattro anni, vivo e scrivo da precario in un mondo totalmente precario, alla ricerca di una casa dell’anima – che credo di aver trovato – e scrivo soprattutto di fantasy e avventura. Ho sempre l’animo da Don Chisciotte e lo conserverò sempre!

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