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V: È da un po’ di tempo che nell’opinione pubblica inizia a modularsi il tema della sessualità in relazione alla disabilità. Se ne parla già a partire dagli anni ’70 ma tuttora il disegno di legge proposto nel 2012 in parlamento – che riguarda in particolare l’assistenza sessuale – risulta fermo.

È vero anche, che il dibattito è aperto perché resta, di fatto, un discorso complesso da affrontare da più angolazioni, prendendo atto di più fattispecie. Dunque la figura dell’assistente non sembra meramente esaustiva, ovvero volta a risolvere il problema. Ma perché si parla di problema? Non è forse un’esigenza del tutto naturale dell’essere umano quella messa al centro del dibattito? Lo è, certamente, ma non sembra così automatica se si pensa al sesso quale necessità del benessere psicofisico da associare al disabile, ad un uomo o ad una donna (da approfondire ed eventualmente da chiarire anche in merito alla sessualità femminile e a quella maschile) paralizzati, se si pensa a chi non può camminare quindi, se si immaginano queste persone che, per vari motivi generi e gradi diversi di malattia, non si trovano a fare i conti col proprio corpo, che il proprio corpo non lo conoscono ma che, di contro, vorrebbero tanto esplorare, che sentono forte – e qui emerge il tratto più autentico, di uguaglianza, e che forse tenderebbe a portare ai disabili l’accettazione verso se stessi  e verso il mondo – il desiderio sessuale e che non possono neanche ricorrere alla masturbazione, che hanno bisogni fisici come ciascun normodotato e che vivono per questo la depressione, la frustrazione più totalizzante. La disabilità è qualcosa che può accadere a tutti da un momento all’altro, può succedere di perdere le gambe in un incidente, di incontrare una malattia dopo qualche anno dalla nascita, può avvicinarsi per una molteplicità di motivi e nel frattempo la società civile continua ad essere incivile quando parcheggia nello spazio riservato ai disabili, continua a sentire forte la differenza e la elabora attraverso il pietismo – il poverino/a di turno – mentre si riempie la bocca di parole che brillano ma puzzano di ipocrisia, di paura, indifferenza, quando le pari opportunità oppure l’uguaglianza diventano principi si, inalienabili, ma altamente confusi, infine riempiti di retorica e apparenza e poi svuotati. La società civile che continua a scontare politiche assenti, clientelari, impreparate. Una società civile mai troppo civile per abbattere muri giganti di pregiudizio, per evolversi e stare al passo di temi sociali europei, all’ordine del giorno, e che garantiscono il pieno rispetto della dignità umana, elaborando al meglio l’idea di libertà ed esercitandone ogni diritto. In Italia è Maximiliano Ulivieri l’ideatore del progetto che ruota intorno all’assistenza sessuale, colui che ha dato inoltre vita al sito/ forum di dibattito per e con i disabili, che ha divulgato l’argomento, e che permette di informare circa questa figura che i più pigri e timorosi chiamano prostituta legalizzata. Il disabile sente ogni impulso sessuale come qualsivoglia normodotato, lo sanno in molti. Le famiglie che con esso coabitano, lo sanno medici, addetti ai lavori dell’ambito sanitario, assistenti sociali, lo sanno i bagni di certi istituti, lo sanno psicologi e psichiatri. Eppure, il verbo sapere ancora oggi nel 2017 non basta. L’attenzione dei media diventa così un flusso ininterrotto di informazioni sterili, un enorme urlo di Munch inascoltato, di fronte a giornali assenti e di fronte a notizie ri-elaborate che non interessano nessun lettore.

[quote]Le idee sono in movimento e questo lo sanno tutte le menti pensanti, le grandi idee nascono sempre da una concatenazione di pensiero che parte da piccole, minuscole elaborazioni mentali, forse pure inconsce, artificiali alla base, ma che se affinate, massaggiate danno vita a pensieri più complessi, interessanti, affascinanti. È pensando a temi letterari come l’amore, la vita e la morte che arrivi a chiederti cosa possa essere per un disabile la sessualità…E se è giusto parlare solo di barriere architettoniche o altre importanti lotte, tralasciando, oppure occultando, altre fondamentali esigenze dell’animo umano.[/quote]

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Manifestiamoci – Sessualità & Disabilità

Uscire fuori e manifestarsi. Come afferrare con mano qualcosa di nuovo e necessario che ha a che fare col circostante e con quell’individualità che non può essere niente senza l’altro. È stato questo l’intento del Collettivo Manifest che sabato 28 gennaio ha provato a metter su un dibattito a microfono aperto – nuova tappa del laboratorio di lettura del tempo presente ‘Manifestiamoci’ –  attorno un clima caloroso, autentico e pieno di testimonianze.  L’incontro è avvenuto presso lo spazio TIP Teatro di Scenari Visibili, con la presenza di Antonio Saffioti, pilastro portante del dibattito assunto nei social nelle ultime settimane, nonché vice presidente della Fish Calabria, ma anche Nunzia Coppedè socia fondatrice della Comunità Progetto Sud, e presidente della Fish Calabria, oltre che a molti disabili della stessa Comunità e di varie sedi. La presenza si è animata degli interventi di sociologi, psichiatri, tra questi Cesare Perri, Annamaria Milano, ma anche educatori, docenti, tra gli altri Fiore Isabella, Michela Cimmino, e numerosi giovani. Il tratto più emozionale e nel contempo più forte è stato determinato dalle testimonianze, inaspettate, da parte di alcuni gruppi di genitori di disabili. Tutti loro, in modo diverso, per la prima volta, si sono espressi nel merito. C’era Giovanna Manfredi dell’Ass. Il Girasole, Rita Barbuto del Centro Disable People International, Rosanna Durante vicepresidente dell’Ass. Il Girasole. Presenti inoltre numerosi disabili de ‘Il dopo di noi’ della Comunità Progetto Sud. L’attenzione particolarmente alta, tenuta dall’inizio alla fine, ha dato all’iniziativa una forte valenza socio-culturale, una immagine sicuramente inedita, che ha rivestito d’interesse non solo l’uditorio presente nella sala Beck to Beck del TIP Teatro ma l’intero sguardo di una regione troppo spesso dormiente di fronte certi temi, una immagine che si è nutrita di curiosità non solo in merito alla sessualità e alla disabilità ma anche riguardo al dibattito, divenuto infine una miscellanea perfetta di materie.IMG_7436

[quote]A: “Positivo il coinvolgimento diretto delle famiglie ma anche quello di molti disabili, fra gli altri quelli de ‘Il dopo di noi’, in passato ricoverati presso l’Istituto di Serra D’Aiello, singolare, e ancor più interessante per questo, la partecipazione al dibattito di numerosi ‘non disabili’. Continueremo a parlarne. In questi giorni sarò ospite in alcune trasmissioni televisive, vedremo di creare altri momenti di incontro come questo, ma anche seminari formativi fino alla realizzazione di un convegno tra primavera estate”.    [/quote]

F: Viviamo in un mondo in cui l’egoismo velato dal finto buonismo prevale da quelle che sono situazioni che riguardano l’intera collettività. Si fa presto a mettere il naso in tematiche difficili da affrontare, giudicarle immorali, infattibili e soprattutto improponibili! Tutto questo nascosto sotto la tendina della cultura becera che ci rappresenta. E’ molto difficile, allora, riuscire a scardinare processi culturali di millenni, entrando in campi molto complessi quali “disabilità” e “sessualità”, metterli insieme poi ancor più complicato. Molto spesso si tende a pensare ai “disabili” come a dei soprammobili, esseri che hanno bisogno solo di mangiare e di venire accuditi; io credo ci sia qualcosa di sbagliato nella cultura dominante, che tende a non integrarli e ad evitare di pensarli come esseri senzienti, che hanno dunque una testa e che vivono ogni giorno la propria vita, non essendo individui asessuati. Non stiamo parlando mica di esseri unicellulari! Farei prima a dirmi contraria, invece che tentare di distruggere quelli che sono solo appellativi artificiali. Come si può, se non si ha abbastanza empatia, concepire chi è costretto in uno stato differente dal nostro?IMG_7444

 [quote]E perché, allora, tentiamo di mettere bocca rifiutando temi che quelle stesse persone chiedono che si discutano, poiché di interesse rilevante per l’intera società? Io definita “normodotata” porto avanti la mia vita in tranquillità, avendo quella che è una delle prerogative più civili dell’umanità: la possibilità. Perché (ancora) io posso avere una vita sessuale adeguata alle mie esigenze, e molti altri no? Vuoi per colpa di barriere sociali e culturali, vuoi per via di idee differenti… Non credo che la diversità di possibilità sia un onore alla società del terzo millennio, no?[/quote]

Certo, esistono molti “disabili” che sono riusciti a costruirsi una vita amorosa e hanno una compagna o un compagno, ma a molti altri questo non è dato da avere; allora, mi chiedo, perché precludere questa decisione personale ai più, se sono loro stessi a richiederlo? Perché non ci caliamo un po’ nel modo di vedere e vivere di altre persone? Ché noi non siamo sempre al centro del mondo, e se altri esseri umani hanno necessità di avere un diritto, questo diritto deve essere discusso e da ciò devono inevitabilmente nascere dei frutti.

N: Ma cos’è la sessualità se non una forma di amore? Che duri una notte o una vita, che sia casuale o atteso per anni.  Eppure l’uomo ha sempre saputo che l’amore è il motore che muove il mondo e che sarebbe in grado di spostare i mari e spegnere pure il sole. Ma continua a limitarlo, a ripudiarlo con l’intento di sconfiggerlo. Sarebbe così bello se invece riuscissimo a smettere di allontanarlo da noi e di porlo finalmente come primo soggetto di tutto ciò che facciamo.

[quote]Com’è bello amare le anime, ma anche il proprio corpo, amare quello di qualcun altro e confondersi con quell’amore disegnando le linee di quella che è la nostra vita. È sbagliato chiamarlo anche ‘diritto’, è un dono di chi lo ha e uno splendido sogno di chi invece non l’ha avuto e davanti ad esso siamo tutti uguali.  [/quote]

 Valeria D’Agostino, Antonio Saffioti, Francesca Tropea, Nadia Mahboub

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Di Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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