Termina la lunga notte per dj Fabo, “La morte come vita merita dignità”

Sono già 115 gli italiani che hanno scelto di andare all’estero per sottoporsi al suicidio assistito, principalmente in Svizzera. La legge svizzera prevede, infatti, l’esame di una documentazione clinica, un colloquio con il paziente e, formalmente, un tentativo da parte della equipe medica di farlo desistere dal tentativo.

Ha risposto a questo dj Fabo, e stamattina alle 11.40 si è spento a seguito di ‘suicidio assistito’, <<seguendo regole di un paese non suo>>. L’annuncio viene dato su Twitter da Marco Cappato: Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, è morto in una clinica svizzera specializzata nell’eutanasia. L’annuncio di Cappato, dirigente dell’associazione Luca Coscioni che lo ha accompagnato, giunge a un giorno dal ricovero. Il giovane, rimasto tetraplegico e cieco a seguito di un incidente, ha assunto un cocktail di farmaci che dapprima lo ha addormentato e poi ha arrestato il suo cuore nel giro di mezz’ora.

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Si parla di dj Fabo e della sua lunga notte durata tre anni, su tante testate giornalistiche nazionali, e insieme al suo nome riaffiorano oggi altri nomi …

“Fabo ha avuto la sua scelta libera, purtroppo in Svizzera e non era il suo paese e mi dispiace – Lo ha detto all’agenzia Dire Mina Welby, la moglie di Piergiorgio Welby, morto nel dicembre del 2006 dopo una grave e lunga malattia – Credo che, con me, si possa fare una battaglia per ottenere una legge sul testamento biologico, sulle disposizioni sui trattamenti sanitari. Spero che i cuori induriti della politica – ha aggiunto la signora Welby – ma anche dei laici, credenti o non credenti, si ammorbidiscano e capiscano che non possono continuare a infliggere ad altri quello che loro non vorrebbero, quello che dal loro punto di vista è più giusto”.

Si parla di suicidio assistito e di eutanasia con la stessa frequenza, con la stessa risonanza d’intenti, quando entra in ballo il desiderio della morte di fronte quella sofferenza che molto spesso la vita non riesce a sopportare. Si tratta senz’altro di due concetti analoghi ma che hanno in sé delle sottili differenze. Nel primo caso avviene che il malato terminale può liberamente scegliere di morire senza l’intervento del medico, nel caso dell’eutanasia è prevista una pratica più allargata da parte di tutto il personale sanitario. Al di là dei tecnicismi, resta di fatto che il numero di italiani che si trovano ad affrontare questo ragionare (necessità? Diritto?) è di gran lunga in aumento, e come avviene per altre leggi, in materia di bioetica, il Parlamento resta nel suo silenzio, nel suo immobilismo, costringendo le stesse persone interessante ad andare a morire altrove. Non tutti possono farlo. Ma ecco che quando si parla di morte e di vita, subentra la morale cattolica e altro. Il piatto sulla bilancia risulta controverso, complesso, e forse ancora troppo pesante per reggere il confronto tra chi decide di voler vivere nonostante il dolore e chi, invece, non riesce a sopportare lo strazio quotidiano della malattia e vorrebbe decidere di farla finita con pari dignità.

Eppure, oggi sappiamo che sono le azioni di chi come Fabo, questa mattina in Svizzera, si trova in situazioni così significative, a far capire dell’importanza di uno sforzo mentale a riguardo. La politica non compie ancora alcuno sforzo, ma la cittadinanza, gli italiani, tutti, dovrebbero forse iniziare a smuovere il proprio pensiero. Grazie a Fabiano Antoniani, oggi, ogni italiano dovrebbe interrogarsi sul proprio stare al mondo, e iniziare a responsabilizzarsi, imparare a relazionarsi con l’altro, con gli aspetti dell’altro che lo riguardano molto più da vicino di quanto possiamo immaginare.

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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