Lamento di una penna

Son chiusa dentro un tappo,
e la stanza non vedo più.

Un rumore affrettato e ansioso
mi circonda in modo doloroso.
Vedo l’uomo, che una volta mi teneva in mano,
orgoglioso, felice e concentrato,
chino su un rettangolo di tasti,
a digitare parole rapide e sfreccianti.
A lungo la sua schiena rimane giù,
e io per molto tempo non lo vedo più.
Poi un giorno, lontano eppur vicino,
la scatola dei tasti si spegne,
mentre l’uomo sospira,
e infine guarda me.
Allora il tappo se ne va,
e io respiro libera e felice,
come un bambino che sente ciò che dice.
Allora l’uomo prende il foglio bianco,
mio vecchio amico senza inganno,
e mi usa come una volta,
e il mio piacere non ha costo o contraccambio.
Eppure la sua mano trema, e non riesce più a scrivere,
perchè la scatola dei tasti il suo cuore possiede,
e io son come uno straniero che turba il suo quieto vivere.

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