Il verdetto di Anubi.

Nella notte in cui il buio richiede alla luce di tardare, in cui il sorgere del sole è fermato dalla volontà delle tenebre;
Sono in ginocchio, davanti il mio alter ego ridente.

È il momento in cui verrò giudicato;
Sono nel primo girone del mio abisso.
Anubi ne governa le volontà, mentre tenendo il mio cuore in mano inizia a esaminarne l’innocenza.
Dietro di me i miei demoni, che impazienti aspettano la mia sorte per ridurmi in brandelli l’anima.
Due figure ad un tratto prendon forma, l’una opposta all’altra, dicono di rappresentare il mio inconscio.
Sono Es e Superio, che in egual modo a Sparta e Atene si faranno guerra per determinare la natura della mia coscienza.
E nel momento che dovrebbe rappresentare la fine un sorriso isterico mi compare in volto; ormai ho perso il controllo, e sono nudo al cospetto dei miei giudici.
Es inizia a prender prendere parola, provocante come il frutto proibito e dannosa come un sogno utopico. “Io sono quel che rimane quando ti spogli delle apparenze, sono il vizio, il sesso, sono la lussuria e la gola, ed appartengo a te come una convinzione che giace in fondo ad un bicchiere. La tua anima mi appartiene,  ed io sarò il tuo carnefice”.
Ascoltai ormai insofferente quelle parole, mentre un taglio mi comparse sull’animo, ero ormai consapevole di essere destinato alla valle dei dannati.
Ma i miei persecutori, non avevano terminato di decantare chi fossi, ero diventato il martire di me stesso; l’agnello di un lupo desideroso di sangue.
Poi fu il momento di Superio. “Io sono la coscienza morale, sono il fuoco che ti riduce in cenere, sono la tua indifferenza, sono ciò che ti allontana da tutte le questioni umane. E tu mi appartieni, io sarò per te l’ambrosia, sono figlia della speranza e prima che l’ultimo petalo avrà toccato il suolo, io avrò fatto di te una mia vittima”.
Era forse questa la fine?
Anubi inizia a guardarmi, mentre mi si avvicina tenendo ben stretto il mio cuore in mano.”Questa notte i tuoi demoni non sazieranno i loro appetiti, e la tua anima continuerà ad appartenerti ma rappresenterà per te la tua condanna, sarà la causa della tua distruzione. Sarà questa la tua pena, sarai l’unico decisore del tuo destino”. E senza darmi ulteriori spiegazioni mi poso una mano sul capo ed io mi risvegliai. Mi sentivo diverso, trasformato, inconsapevole se quel che era successo fosse reale. Così mi alzai dal letto, ed indossai la mia solita maschera pronto a vivere tutte le mie paure.

Andrea Bruno

Oscillo tra i miei flussi di incoscienza. Giullari venite e deridete chi non vuol guardarvi; Colui che della verità ne apprezza le ferite. Chi ha reso la propria voce un ruggito. Chi a solo la notte deve il suo inchino.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.