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Non riesco più a stare a raccontare cose che non hanno un’importanza vera.

Chi mai potrebbe leggere con interesse storie di una vita sempre uguale, giorno dopo giorno uno simile all’altro.

Perché a fare un cazzo uno ci prende gusto… e se l’unico impegno è lo studio magari si resta abbastanza infossati dentro sé stessi, con la coscienza pulita e l’attesa di un futuro migliore, l’attesa di essere pronti per una nuova guerra, una nuova guerra… Quando uno si sarà armato per affrontare le prove di un futuro incerto che arriverà… Bisogna essere pronti.

Pronti per ogni evenienza perché può succedere nei momenti in cui meno ce l’aspettiamo … un imprevisto che ci sveglierà da questa routine… Forse la cosa più difficile è vivere nel ripetuto: “nulla accade”… E magari poi ci si prende gusto a non fare un cazzo… senza nulla di speciale.

poi apita un periodo più intenso in cui succedono troppe cose insieme e non si riesce più a fermarsi a riflettere… 

Ho visto persone ormai condizionate dalla tecnologia, ferma ad un concerto che era pieno di energia, e ho visto un coglione farmi l’imitazione perché ero tra i pochi a ballare… però mi son fatto una foto con l’artista che suonava e stavo bene… era una bella festa. Stima per lo scientifest…

Dopodiché sono stato con il nostro filippo in giro a parlare di tante cose … 

Le esperienze dovrebbero farci capire alcune cose, come quando senti un amico che dice che è stanco che vorrebbe andare via, e ti dice che dovresti fare lo stesso.

Ma non ho intenzione di andare via ancora… e allora sento una voce che inizia a parlare e poi smette fino a quando non mi godo il silenzio più totale di cui si riempie la città di domenica o di pasqua… o a pasquetta.

 

Scrivo articoli in cui dico sempre le stesse cose, in cui provo a fare riflessioni, in cui dico cosa vivo ma alla fine mi sembra sempre tutto inutile.

In verità ogni volta vorrei solo che le persone smettessero di farsi prendere troppo dalle preoccupazioni ed essere sempre agitate

Vorrei semplicemente che i ponti del parco vicino casa fossero riparati per aiutare le mie passeggiate solitarie…

Vorrei soltanto fare cose insieme a tutti i miei amici e non solo con quei pochi con cui ci riusciamo a capire…

E quindi correi che i miei amici capissero come me che non si può avere mai tutto e subito, che le lamentele sono spesso inutili, che bisogna realizzare che non c’è una via d’uscita breve… Dobbiamo diventare “qualcuno” mi dicono. Ma non ho capito cosa significa. Non ne capisco neanche la reale necessità. Credo che la vera cosa importante sia la pace con sé stessi. Riuscire a tornare a casa senza pensare troppo a ogni cazzata, ogni bambinata, che vedo fare sempre troppo da troppi

E nel frattempo mi chiedo come mai succedono cose inaspettate e sgradite anche quando cerco di evitarle nel modo più mirato possibile.

Le azioni volontarie ed involontarie che cozzano tra loro, quando qualcuno cerca disperatamente un controllo, senza mai rendersi conto che è tutto dettato dal CAOS … quando succede l’imprevisto o c’è la novità tutti si muovono per uscire fuori dalla routine, e farsi guidare dal caos…

E dopo che scrivo queste parola, mi rendo conto di essere un po’ ipocrita, perché penso sempre ad una via d’uscita, una via di fuga…E il desiderio di riparare vecchie ferite create anni fa. Ma poi non faccio niente … mi blocco alla razionalità… mia e degli altri… Perché anche qui, si resta ferma nella routine del rimescolio dei propri pensieri, la perdita della spontaneità.

E delle persone, di conseguenza…

” Sono la vittima e il carnefice, la malattia e la cura
Silenzio e decibel, diamante e spazzatura
A volte è dura tenere il tuo veleno tra le pagine
E sapere che il bicchiere è mezzo pieno solo di paura
Un giorno sarò re, non quello vostro intendo
Sarò l’antidoto al veleno che mi sta assorbendo
Sento che più passa il tempo e più divento immune
Più cerco un barlume e più sto solo al buio ad oscurare il lume Scrivo come non ci fosse un dopo, intorno effetto strobo
Essere chi sono è il solo scopo, non sto al vostro gioco
Piuttosto appendo questo microfono al chiodo
Preferisco odiarvi che svegliarmi un giorno e capire che mi odio …” 

  • Paolo Pileggi

 

 

 

 

 

Di Paolo

nato nell'ultimo degli anni 80, nella città propensa verso lo studio di ogni pregio e difetto delle persone, eccomi qui. Appassionato di romanzi, specie quelli di avventura, cresciuto con Salgari e altri romanzi di avventure del mare, ho iniziato da lì, ad appassionarmi al mondo dell'avventura. Anche se dovrebeb essere il mio genere "prediletto" insieme al fantasy, non amo dare etichette, come dicono amici che dicono che ascolto rap. è vero, ascolto molto spesso quella musica, ma ho anche periodi in cui mi ipnotizzo o coi foo fighters o con gli u2, per dire. Amante della natura, del silenzio, dell'amore (quello vero), delle donne, dell'amicizia, dei videogiochi e delle serie tv. La mia cultura non si ferma al libro e alla musica, si amplia nella conoscenza degli altri e dell'altro.

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