Siamo quel che abbiamo voluto ~

Perché non la chiariamo questa cosa? Va bene… nessuna cosa è “facile”, poche cose si ottengono senza sacrifici e… no, non è minimamente giusto sudare anni e anni per un qualcosa che non sarà mai certo e duraturo. D’altronde, non siamo così assuefatti dall’incertezza che quasi ci spaventano quei pochi barlumi di sicurezza? Il posto fisso è morto. Manco i funerali siamo stati capaci di fargli che, subito, ci siamo impegnati per abituarci alla sua assenza. Il matrimonio e la famiglia… se non son morti sono andati in esilio nell’isola che non c’è insieme a qualche santone orientale e a chi ha messo da parte se stesso per fare dei figli.

E allora cosa fare? Cosa vogliamo realmente? Probabilmente basta guardarsi allo specchio, per un attimo, spogliati da quell’appiccicosa quotidianità che, per l’amor di Dio, ha la sua importanza anch’essa.
Mi convinco che siamo noi quel che vogliamo o, almeno, siamo quel che abbiamo voluto. D’accordo la responsabilità è anche di chi ci ha preceduti: se corro scalzo su quella che, nascendo, mi è stata indicata come una strada lastricata e poi questa strada si presenta piena di buche, fosse e rifiuti taglienti… allora mi faccio molto male. E non sarà certo la mia incapacità di correre gli ostacoli la causa.
Tuttavia è questione di scelta e di prospettive. Se scegliamo di vivere in una prospettiva passiva allora lamentiamoci, troviamo gli argomenti giusti e cambiamo oltre alle persone anche l’aria, il cielo, il sole e il mare. Se scegliamo invece una prospettiva attiva allora cambiamo noi stessi e fissiamoci bene in testa che siamo il prodotto di tutte le nostre scelte.
Voglio dire che attivizzarsi è svegliarsi. Comprendere che l’unica cosa alla quale siamo obbligati è essere gentile con gli sconosciuti. Su tutto il resto vige libertà.
Non stai bene dove stai? Vattene. Hai nostalgia di casa? Tornaci.

Domenico D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisei anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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