~ Civita, 31/05/2017

Ninfe dei boschi e dei fiumi,
mi deste come non mai
il privilegio di cantare voi,
nudo per queste gole,
e tramite ciò cantare
amori sgretolati,
saprei che questi amori
potrebbero mai morire
come queste vostre rocce
che l’inferno lo hanno solo
nel nome.

Trovai qui
alla buon ora
un silenzio che non mi faceva
del male
e seppi così
del suo tranquillo esistere
e del suo dolce incedere
nei cuori di chiunque
si avvicinasse
a questi smisurati dirupi.
Scesi a valle
senza pretesa
di trovare alcunché
se non fosse che le aquile
maestose planarono
all’improvviso
e fili d’erba si piegarono
al cospetto.
Tre di loro levarono
alto lo stridere e
tramite vertiginosi battiti d’ali
udii dai loro occhi di fiamma
qualcosa di cui poco
ormai mi importava:
«I poeti amavano il silenzio,
tempo fa,
quando questi alti comignoli
producevano letizia
e quando il tempo degli eroi
era ancora un passato
appena trascorso e rimpianto.
I rimpianti di oggi
son di tutt’altra lega,
hanno motivo d’esistere
solo per strappare
facce e capelli»
«Sognai di voi
una notte
in cui il respiro era diventato
odissiaco
e tutti i morti già pronti
a reclamare un’orda di vivi
al loro fianco.
Ecco tutto ciò che so:
il vento nelle orecchio
è voce d’angeli e dei nostri
padri antichi,
la madre di noi tutti
si chiama discordia e vendetta
di notte,
attesa e bastanza di giorno.
So che il volo
d’una farfalla
da queste parti
è volo di dimenticanza
e che non sempre
si può risalire
dopo la discesa»
Piacevolmente
i muscoli delle braccia
si fanno carico
del peso dell’aria.
Vorrei fare sesso
con queste pietre
battute da chissà quanti
poeti di provincia,
rotolare in questo
silenzio, stuzzicarlo
e fecondare
nuove e indifferenti lune
a cui rivolgere preghiere.
Le lacrime dei poeti
hanno la stessa concentrazione
d’acqua e sale
di quelle del peggior figlio
di puttana
mai affacciatosi dal muretto.
E questo non lo accettiamo.
Volai poi con le aquile,
da loro mi feci
trasportare nei paesi
della stanchezza.
Qui tutti
avevano l’ardire
di ascoltare il cuore
nonché i propri istinti
come nessun altro mai.
Qui tutti sputavano al cielo
urlando bestemmie
contro questo e
contro quello.
Mi stancano questi paesi,
queste donne
poco curiose,
questi uomini
troppo silenziosi.
«È vero
a volte è difficile risalire
dopo esser scesi a valle
e persino chi vi riesce
non trova mai
gli stessi peccati
in cima
lasciati poco prima.
Ieri è uno schiocco
di dita pruriginoso,
e siamo noi
a voler dare un nome
al giorno che verrà»
Risposi agli uccelli
come ad un’anima
senza tempo
che poche erano le cose
di cui ero a conoscenza.
Ma troppe,
smisurate,
le cose che ignoravo.

Domenico D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisei anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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