Riparte ‘Squad Rebel’, Antonio Saladino: “La vera prigione è quella con se stessi”

Quando vuoi scrivere con sentimento sai che non ci può essere un orario preciso, struttura o forma da calcolare.

Quando ascolti qualcuno che ti appare naturale, spontaneo, vero, la scrittura deve avere il suo tempo, ed è bene aspettare affinché siano le parole a venir da te e non viceversa. Niente di più straordinario che la scrittura possa fare, e in questo il blog appare lo strumento più efficace, perché libero, indipendente. E allora oggi scrivo. Attraverso i miei pensieri che si muovono, ondeggiando, fra argomenti diversi, in disordine ma tutti mossi da grande curiosità. Oggi scrivo, sullo sfondo The Animals House of the rising sun, e osservo la mia mano sulla tastiera che non si ferma. Credo che l’incontro più bello che un uomo possa fare nel suo percorso di vita sia quello con se stesso. Possiamo incontrare decine e decine di persone, a scuola, a lavoro, in maniera inaspettata o meno, ma fra tutte, è l’incontro con la propria coscienza, con la propria anima, il più crudele ed essenziale, di gran lunga il più eccitante, necessario, che consente il vero salto di qualità verso la propria crescita. Non può esistere amore senza sviluppo della propria personalità, Erich Fromm ne “L’arte d’amare” ne elabora un concetto fondamentale, oggetto di studio in psicologia, o più semplicemente un pezzo attraverso cui sfamare ogni uomo volenteroso di ricerca. La ricerca su se stessi è uno dei compiti più nobili dell’essere umano, ma anche il più complesso. Tuttavia è da qui che passa l’interesse collettivo, l’amore per il prossimo, per il bene comune. Antonio Saladino, 32 anni, lametino, si sveglia ogni mattino alle 5.00 per compiere le sue consuetudinarie tappe quotidiane, va a correre, fa palestra, esce, va a lavoro.

Non ha un mezzo di trasporto, eppure, da quando è uscito da una struttura carceraria, il suo unico pensiero è quello di ‘riqualificare’ una città attraverso il verde.

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Tre anni fa, Antonio, dava vita al progetto ‘Squad Rebel’, la squadra ribelle del quartiere Razionale di Lamezia Terme, che in poco tempo ha portato i riflettori ad interessarsi della bellezza e della creatività scaturita da gambe e braccia, e da cuori pulsanti. Un progetto poi bloccato, a causa delle conseguenti vicissitudini storiche. Ma Antonio è partito da queste vicissitudini, e le ha fatte sue per respingerle per sempre. Come una malattia, come un intervento chirurgico, come tutte le cose superflue e che però creano una dipendenza, rapporto deviato, da eliminare. Rispetto a ciò Antonio è stato lungimirante, tuttora ambizioso. È paradossale, inverosimile, ma fortemente affascinante il racconto di un ragazzo già papà di un bellissimo bimbo di 4 anni dagli occhi chiari. Paradossale nella misura in cui consente all’interlocutore di sottoporsi a un viaggio. Perché chiunque si trovi in ascolto con Antonio, non può che restare irrimediabilmente sorpreso, e attratto dalla sprigionante energia con cui le sue tante idee, progetti, risorse umane, conducono al capovolgimento del tavolo (come direbbe qualcuno), al cambio di prospettive, proprio quelle alle quali non siamo affatto abituati. Prima, però, occorre spogliarsi. Occorre farlo, fino all’estremo, fino alle cose sottili dell’anima, dove regna l’essenza. Tolti, uno per uno, tutti i pregiudizi, l’ascolto diventa comune.

Il suo racconto catartico è la prova vivente di una legge naturale che prevale mille volte su una  legge scritta.


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Per attuare il cambiamento è bene chiudersi, lo ripetono spesso, studi di ogni tipo, lo sappiamo. Antonio così ha fatto. Ha valorizzato il suo tempo in carcere. Ha letto per un anno, 24 ore su 24 ore libri di ogni tipo, perché Antonio aveva un unico desiderio da portare avanti una volta uscito: liberarsi da se stesso, attuare un cambiamento per se stesso e per il suo circostante.  Vivere, ma secondo ideali antichi non più a portata di mano di questa società.

Dunque prigione come ri-scoperta, come motivo persuasivo volto a re-inventarsi. Prigione attraverso cui ritrovare il senso della vita.

Antonio, parlaci di te…

Ho passato un anno all’interno di una struttura carceraria dove studiavo come un pazzo. Il mio unico obiettivo era quello di riproporre ‘Squad Rebel’, e quindi eccoci pronti. Ripartiamo dal concetto di ‘natura’, perché crediamo sia l’unico a collegare tutte le persone, a dare benessere sociale.

Che tipo di progetto state attivando?

Vogliamo che Lamezia diventi una ‘città green’, che sia da stimolo per creare attrazione turistica, una città verde, aperta all’arte, alla bellezza, che restituisca benessere psico fisico. Un progetto che abbiamo attivato il 15 aprile e che concluderemo il 21 novembre, durante la ‘festa nazionale degli alberi’.

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Quale l’obiettivo principale del progetto ?

Ci siamo prefissati di raggiungere 10.000 piante e alberi in città. Finora ne abbiamo raggiunti 2.000, sentiamo che possiamo farcela. Inoltre, ed è notizia fresca, abbiamo vinto il primo step per partecipare a una piattaforma crowdfunding attraverso cui si potrà adottare un albero a distanza, investire sul progetto ecc.

Com’è nata l’idea del progetto? A chi vi siete rivolti?

Ci siamo creati da soli. Attraverso la cooperativa Medina, che gestisce Squad Rebel. Certo ho seguito validi modelli di riferimento a Milano, ho conseguito nel tempo due master in euro progettazione, Europa creativa, Erasmus Plus. Il progetto l’ho creato da solo, si fermerà quindi a novembre per poi essere ripreso il prossimo anno.

Vogliamo creare progettazione, dare all’Europa motivo di gettare lo sguardo su Lamezia, vogliamo che questa città diventi centro nevralgico dal respiro europeo.

Quali realtà ti hanno mostrato vicinanza? Chi ha aderito finora a Rebel Green?

Le aziende, molti locali, associazioni, fra questi Cafè Retrò, Officine Sonore, Cubik, Independent State of Coffee, Genovese Store e molti ristoranti e locali a mare si stanno interessando.

Come è strutturato lo sponsor? A quali fornitori vi rivolgete?

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Si riqualifica la struttura che ci offre lo sponsor in base alla percentuale che desidera. I nostri fornitori sono tutti i vivai del territorio, non ce n’è uno di riferimento, si va dal più piccolo al più grande, perché l’obiettivo della cooperativa è quello di far girare l’economia fra tutte le attività.

Il pregiudizio c’è ancora?

Si. Il pregiudizio c’è sempre, ma lo abbatto con molta facilità nelle azioni. L’opinione pubblica può essere la più varia, ma se io dimostro il contrario le parole e i pregiudizi di alcuni perdono credibilità.  A volte trovo un po’ di difficoltà nel gestire tutto, ma il progetto sta piacendo, nessuno sta dicendo di no e questo mi entusiasma.

La squadra ribelle c’è ancora? È con te?

La squadra è sempre uguale, i ragazzi credono molto in me, mi aiutano parecchio, nonostante non ci sia una retribuzione fissa. Sto cercando comunque altre realtà, nuove collaborazioni, una comunicazione più ramificata.  La cosa bella è che troviamo sempre qualcuno pronto ad aiutarci al posto giusto e al momento giusto, è come se fosse tutto scritto.

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Chi è oggi Antonio Saladino?

Un ragazzo che è riuscito a superare non un momento facile. Ho fatto auto inserimento sia sociale che lavorativo e non è stato facile, soprattutto dopo che sei stato sbattuto sui giornali come un latitante, dopo che le persone credevano in te e tu non hai fatto altro che deluderle, dopo aver rovinato tutto non è stato facile ribaltare la situazione ma sono stato abbastanza abile in questo.

Gli intoppi ci sono sempre, ma noi andiamo ad espandere il nostro pensiero. Stiamo dimostrando che con un piccolo gesto è possibile cambiare la realtà.

Antonio, da dove nasce l’esigenza di cambiamento? E perché parte proprio da quel quartiere?

È sempre stato il mio sogno. Il cambiamento nasce dal mio cambiamento personale. Parte dal mio arresto, dal 2008. Il carcere è stato il vero motivo di cambiamento. Un percorso di spiritualità forte, di iniziazione. Attraverso i libri che leggevo mi sentivo vicino a tante persone che vivevano la mia stessa condizione, dunque la cultura mi faceva sentire meno solo.

Erano i libri che sceglievano me

Ho letto di tutto, filosofia, studi gnostici, religiosi, ho letto molto su Freud, Jung, ma anche libri di chimica, fisica, astrologia, matematica, autori francesi, l’illuminismo…In carcere ho trovato la rabbia, perché non avevo più la mia libertà, ma stando lì ho compreso che la vera libertà non è quella di uscire da un carcere, bensì quella di liberarmi da certi pensieri.

La mia prigione esterna è una conseguenza della mia prigione interna, per poter essere libero dovevo liberare me stesso

Uscito da lì come ti sei sentito?

Sicuramente spaesato ma come una persona libera da certi sistemi di schiavitù mentale, quindi automaticamente ho pensato che così avrei potuto liberare anche gli altri. Per questo sono partito dal Razionale.

Tutti mi dicevano ‘Antò, tu ti sei liberato, allora io voglio seguire te’

E così tutti continuiamo a seguire Squad Rebel e Rebel Green, che da poco hanno inoltre lanciato il nuovo brand T-Shirt, in vendita presso Genovese Store a Lamezia, con l’idea di una distribuzione in tutta Italia.

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Valeria D’Agostino

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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