Vi prego: continuiamo a lottare

Vi premetto (e vi assicuro) che tutto quello che leggerete in questa pagina oggi, potrebbe sconfinare in una retorica viziosa, tale da portarvi nelle solite quisquilie da bar o bacheca Facebook; ma sentivo l’esigenza di esprimermi, seppur nei riguardi di sentieri già battuti. 

Non ho mai creduto alle preghiere, né alla redenzione dello spirito. Ma oggi io vi prego, vi prego dal più profondo del cuore: continuiamo a lottare. Che sia con pretenziose pubblicazioni in riviste d’eccezione, che sia sui social, sui muri dei cessi, negli angoli delle strade. Continuiamo a far girare il pianeta, ad aprirci, a respingere un’ignoranza che è divenuta dilagante. Urge studiare, leggere e documentarsi; andate nelle piazze, incontrate nuova gente, parlate con chi non conoscete. Le armi che abbiamo sono molte, e possiamo rubare un gradino a tutto quel fiume di superficialità che continuamente siamo costretti a guadare. 

Viaggiate, viaggiate sempre. Camminate su nuove strade, imparate ad amare tante menti, di diversa natura. E se non vi è possibile farlo materialmente, allora andate ad accucciarvi tra le pagine di un libro; divorate nuovi pensatori, prendete parole e fatele vostre, elaborate idee nuove, riprendete idee desuete; apportate al mondo un pizzico di novità, ché ci sarà sempre un tappeto di carta e inchiostro sotto i vostri passi, a farvi da guida.

Serviamo noi, a noi stessi. Dobbiamo cercare la bussola nelle nostre gambe tremanti, che non hanno una meta completamente definita. Ne abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di sentire ancora quelle urla di lotta, e di vittoria. Urla che devono parlare di amore e di rispetto verso gli esseri umani; ché oggi (forse) abbiamo dimenticato cosa significhi non avere alcun diritto, perché noi siamo stati fortunati. Fortunati a nascere in un luogo nel quale c’è ancora chi grida allo scandalo per l’amore omosessuale; che è contro natura, perché ancora c’è chi crede che Dio, un Dio creatore che gioca a nascondino tra le nuvole, salverà l’anima da un peccato originale che altri non era che sola CURIOSITA’.
Io ho pietà per chi ancora afferma che la mafia non esiste, e dietro quelle bombe che si accendono di notte c’è solo un fuoco d’artificio in più scoppiato un po’ in ritardo. E poi invece ti ritrovi con 52 arresti sul cuscino.
Ma la mafia non esiste.
I più belli, poi, sono quelli che “aiutiamoli a casa loro” come se il mondo fosse composto da muri, ed i confini non fossero solo convenzioni sociali di geopolitica. Perché è la possessione che sfama il mondo, è l’esigenza di avere più di altri che sfida l’integrità della persona umana. I confini, si sa, sono mentali più che territoriali; andare contro e abbattere un muro è quasi impossibile, soprattutto se fronteggiamo un muro di gomma, ci respinge, ci butta giù.
Le barriere mentali non sono penetrabili, facciamocene una ragione: dobbiamo lavorare sul nuovo; cambiare una mente formata e tarata è praticamente impossibile. Se qualcuno poi è di natura positiva può sempre provarci, e continueremo a farlo sempre, ma credo che la nostra speranza vada riposta in noi, ed investita nel futuro prossimo. Siamo noi che lavoriamo per noi stessi, non gli altri, ed è fondamentale che sia così; non delegherei nessun altro, se non me stessa, a fare ciò in cui credo.
Investiamo noi stessi, sempre, per migliorare quel che ci circonda. Usciamo tutti fuori, gridiamo le nostre ragioni, continuiamo a fare quella tanto esasperata rivoluzione di idee che sta cercando di andare avanti.

Un piccolo pezzo lo dedico alla mia terra, la Calabria. Ho la fortuna di vivere in una famiglia che mi ha educata alla non violenza, al rispetto e all’amore. Che non ha faticato a trovare quel nuovo (che nuovo non è, ma che è finalmente uscito allo scoperto), ringrazio mia madre, con la quale mi ritrovo molto spesso a fare coppia contro la pochezza di amici e parenti. Sono nata e cresciuta in una bolla, e continuo ancora alla mia età a sentirmi in un altro emisfero. Mi sento davvero tanto ricca, perché sono circondata da amici che vivono fuori dalle logiche mainstream; che non scadono nelle opinioni del “sentito dire”. Ma questo falsa molto la mia percezione: la mia bolla mi permette di vedere ciò che vorrei tanto che fosse, ma che è solo in piccola parte.
Non appena esco fuori da questi confini sento l’odio, e mi fa ribrezzo.
Per cui vi chiedo di continuare ad imparare, ad apprendere le realtà che compongono l’universo umano e comprenderle. E se c’è bisogno, continuiamo a shockare, a liberare quei demoni che ci rendono ancora umani.
Non voglio appassire in un mondo che non regala da bere a chi ne ha bisogno, non voglio essere seppellita in una terra di veleni, in una terra che fa finta di non sapere per non dover affrontare.

 

-Franz Tropea

Franz Tropea

Nata in una pozza d'acqua scura, intrisa di colori scintillanti. Poco poco viva, poco poco morta; in perpetua oscillazione tra una vana porta, logora e spoglia, e l'Isola-che-non-c'è.

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