I miei leitmotiv di luglio fra nostalgia del passato e del futuro

Non voglio consegnarmi agli uffici del mondo e stare buono nelle sale d’aspetto della vita. Io non so, forse non voglio.

Ci sono leitmotiv che in certi casi non ti abbandonano mai, vanno in loop nella tua testa, e diventano pregnanti di immagini, che unite agli umori, creano una bella miscellanea.  Per me che mi innamoro di tutto cosa vuoi che sia la tristezza? È anch’essa poesia. Allora oggi mi fermo un attimo, quanto basta per riaprire il pc portatile che avevo abbandonato da un po’, metterlo a caricare nella stanza dove di solito d’estate mi trasferisco per leggere e scrivere, poggiarlo sul pavimento e iniziare a buttar giù qualcosa. Stamattina ho messo un pezzo su Youtube che non sentivo da anni. Dido – Thank you. Mi ricorda il 2000, e la mia adolescenza. Che non sia forse nostalgia? Il fatto di volermi, di nuovo proiettare indietro per cercare qualche risposta nel presente? Già, e forse non l’ho trovata per caso Dido, era pronta nella mia mente. Pronta ad uscire fuori, insieme a ricordi, emozioni, giornate fatte di colori e fantasia, tanta fantasia. Ultimamente dico spesso grazie, lo dico spesso e a chiunque e per qualunque cosa. Che non sia forse per ringraziare anche me? O per bestemmiare anche me? Cosa ci può essere dietro un grazie…A questo punto decido di mettere il pc sul letto, infilo le gambe sotto il letto e uno dei ferri incrociati della rete del letto incalza il mio ginocchio.  Mi faccio male. Poi non ci penso più. Sono a un bivio e non so che strada prendere. Come ci sono arrivata non lo so. Forse lo ignoro o forse no. Da una parte ci sta tutto il mio vissuto di questi ultimi anni, l’adrenalina e la stanchezza. L’arte, in tutta la sua potenza creativa muove tutte le cose, muove l’inimmaginabile, e stanca, nausea, stona, ti coglie in flagrante di reato, la dimenticanza di sé. Dall’altra parte ci sta tutto il nuovo, l’inesplorato e che perciò allieta e riempie gli spazi lasciati vuoti da tutto ciò ch’è astratto. Poi, dopo, è il nulla, di nuovo la noia. Cosa cavolo fare…A volte mi capita di stare camminando, e improvvisamente quelle strade da me percorse prendono la forma delle stesse strade percorso in un giorno preciso, in un orario preciso, in un tempo preciso, in un passato remoto preciso. Poi, dopo, si sposta al futuro, ed ho nostalgia anche di quello. Di tutto sento un enorme mancanza. Ultimamente inizio pure a non credere più nel verbo ‘credere’, ho perso molti amici, o forse coloro che credevo fossero amici. Allora vorrei iniziare ad inventare parole nuove e dar loro una musicalità diversa. Quindi, improvvisamente mi catapulto in stanze dall’arredo strano, dai quadri antichi, o dalla carta da parate a fiori, da una cucina stretta e fonda, dal soffitto di questa cucina verde pistacchio.  Insomma, sono una mina vagante, che passa da un tempo all’altro e che si ferma solo per capire il movimento dello stesso tragitto ma non osa guardare al presente. Questo presente che fugge, frenetico, passa da una mano a l’altra come un pallone e non riesce a respirare…

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