Calabria grecanica tour: fra Bova, Gallicianò, e Spropoli aspettando Godot

In viaggio con lo stupore sulle spalle, diario di bordo   (giorno 3)

In ciascuno di noi è chiara la consapevolezza di trovarsi in un luogo antico e senza tempo. Una dimensione totalizzante fatta di molteplici sensazioni forti e contrapposte. Qualcosa che, certamente, ci aiuta nel percorso di avvicinamento spirituale e ad attraversare in modo silenzioso ogni singola personalità. Il percorso verso Roghudi Vecchio è stato tracciato da profondo disorientamento misto a incanto. Quelle stradine strette e tortuose e la paura di cadere, con il timore dei massi lungo le strade, hanno fatto in modo che l’essenziale fosse dentro e fuori di noi.

Per un giorno ci siamo catapultati, lontani dalla modernità della città, in un luogo dell’anima.

A Roghudi Vecchio ho sperimentato il caldo in un cammino di Santiago in cui tra un sospiro e un altro erano le piante e i fiori, con le loro specie rare e mediterranee, a restituire in me e alla mia stanchezza un senso di stupore unico. A Roghudi, paese dimenticato dal mondo e nel mondo, continuano a vivere specie di animali e di vegetazione con una identità singolare. Lì, le finestre sembrano sussurrare un canto. Le porte e i muri diruti danno altri nuovi suggerimenti. Immaginiamo le difficoltà degli abitanti che negli anni ’50 prima e negli anni ’70 dopo hanno fatto da cornice a fame e povertà ma anche ad emigrazione e voglia di fuga e avventura. E in quelli che restavano si innalzavano sentimenti nobili ma anche enormi umiliazioni.

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Cosa ha rappresentato per noi questa escursione? Una fontana che non versa solo acqua cristallina e desiderosa per gole calde e disidratate come le nostre. Ma è il punto centrale di riferimento e di sosta dei pastori. Una fontana meditativa in cui la socialità, specie fra le donne di un tempo, era di vitale importanza. E in questi incontri emerge, quasi improvviso, un forte senso di identificazione con il greco antico calabrese. Un senso di commozione nell’udire quel dialetto. Un senso di appartenenza a tutti i lati e alle sfaccettature che divengono caratteristiche del calabrese. É bastata una fontana per bere e per riconoscersi calabresi. Al.di la di tutto. Al.di la di tratti antropologici e sociologici. Al di.la di mentalità arretrate o più moderne e trasgressive che mai. Oltre gli stereotipi e oltre il pensiero mafioso, che mai si legittima, ma di cui certi pastori e contadini sono l’emblema, emblema di una storia confusa assai. Ci sentiamo calabresi. Lo sappiamo.

Ma questi luoghi dell’anima non devono direzionare verso l’esaltazione, ne devono, attraverso il passato, mitizzare i giorni perduti. In fondo, è ciò che accade negli ultimi anni, complice anche la letteratura, il cinema, ecc. Ogni anno si ritorna nell’area grecanica di Reggio Calabria per riempire gli occhi di meraviglia, per ritrovare l’essenza, rinchiusa dentro ognuno di noi, per svestirci di tutte le cose inutili che siamo soliti indossare, con annesso materialismo, e purificarci con la natura selvaggia di quei posti.

  

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Il terzo e ultimo giorno si decide di andare al mare a Bova Marina. Abbiamo trovato per caso questa spiaggia, che forma un piccolo golfo, simile alle zone di Capo Vaticano, ma qui è tutto più desertico, il mare è cristallino e i fondali sono cosparsi di vegetazione, insieme ad enormi massi di roccia bianca. La spiaggetta è Rocca del Capo. Le temperature sono oltre i 40°, ci accampiamo sotto la roccia, il sonno si impossessa di noi per qualche minuto, poi sono solo tuffi in un’acqua profumata di sale. Da lì in poi, nel pomeriggio, si sale a Gallicianò. Durante una breve lezione di greco di calabria, che abbiamo avuto l’onore di seguire nella stessa mattinata a Condofuri marina, tenuta dal poeta Salvino Nucera e altri docenti, apprendiamo che la lingua si è quasi estinta. Fra i pochi paesi in cui si parla ancora il greco di calabria figura appunto Gallicianò, una frazione di Condofuri. Scopriamo, giunti in paese, che vi abitano circa 40 persone. Gli abitanti hanno predisposto in ogni angolo dei prodotti tipici per i turisti, e alcuni tengono anche visite guidate. Ma noi non troviamo nessuno. Forse perchè è lunedì? Ad ogni modo, notiamo una bandiera della Grecia. Tutto il borgo sembra rifatto, a tratti, e percepiamo una ripresa, forse dei finanziamenti politici che avranno investito di recente? C’è qualcosa che ci ritrae lo sguardo. A Gallicianò intuiamo un’identità artificiosa e forzata, ostentata, quindi finta, rispetto a Roghudi, Rocca Forte, San Lorenzo. Di quest’ultimo posto, ricordo con piacere America Liuzzo, che dall’Australia è ritornata in Calabria e crea ogni giorno motivo di resistenza, organizza rassegne  culturali, escursioni, e mantiene viva la memoria del luogo, nella sua piccosa casa museo.

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Sappiamo, oggi più che mai, che per andare in posti come questi bisogna essere predisposti. Non si può andare con l’intento di stereotipare un luogo ricco di storia, bisogna essere gentili, e camminare con passo lento, silenzioso, portando rispetto per gli insetti, per le formiche. I turisti, come quelli avvistati al ritorno da Roghudi, devono sapere che in posti come questi, non trovano bar con ghiaccioli, e che è bene programmarsi una borsa termica adeguata oltre agli scatti fotografici ed ai selfie. Ma urge anche qualcuno che sia in gradi di accoglierli, in modo del tutto disinteressato. Ritorneremo anche stavolta, con uno sguardo avanzato. Ci fermeremo per qualche secondo, sulla strada a Spropoli, dopo Palizzi Marina, e guarderemo quella casetta con su scritto: vendesi. Finalmente segneremo il numero su un pezzo di carta, ma sappiamo già che non chiameremo.

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Un campeggio è sempre un po’ un aspettare Godot, ti prende il respiro, ti porta entusiasmo e inquietudine, sai che è tutto ciò di cui necessiti per ritornare a casa carica, per poter apprezzare di nuovo le piccole cose. Si viaggia per sentire di meno la stanchezza del viaggio. 

Valeria D’Agostino

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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