Sono esattamente tre anni da che sono sceso in Calabria per la prima volta.

Molte cose sono cambiate, ma l’esperienza accumulata è stata fondamentale, decisiva per la mia vita, credo.
Oltre a donarmi un mucchio di amici-e il cielo sa quante ne abbiamo bisogno, di amici veri, oggigiorno- mi ha mostrato la strada da intraprendere, mi ha permesso di vedere cose di casa con un altro occhio.. e mi ha regalato un sacco di volti, paesaggi e situazioni, per la mia ispirazione scrittoria.

E’ sempre più difficile venire qui due- tre volte all’anno, e sarà sempre più complicato, perchè si fanno scelte di vita, accadono cose che occupano il tuo tempo in una maniera che impedisce frequenti viaggi, che pur si desidererebbero, perchè la realtà di Lamezia che ho conosciuto è parte importante della mia vita, oramai.
Ma tant’è.
E comunque, almeno una volta all’anno sono convinto di esserci sempre.

Questa discesa, direi, ha in sè una parola, che riassume tutto: Color.
Racchiude tante cose: la musica del festival, il Color Fest, che ho avuto finalmente la fortuna di vedere: il colore del tramonto dell’Arena nella quale ascoltiamo Brunori e tutti gli altri artisti, con il rosso del tramonto che rende ancora più speciali e misteriose le antiche mura dell’Abbazia che ospita il Festival e tutti noi: il colore delle magliette dei ragazzi dello staff, tra cui tanti miei cari amici, che con passione ed energia rendono possibile questa meravigliosa festa della musica: il colore nuovo che sento dentro la mia vita in questo periodo, tra i primi passi del sogno che è la vita dedicata alla scrittura, e la riscoperta / scoperta delle piccole bellezze di Pesaro che per tanto tempo ho cancellato frettolosamente; il colore del cibo offerto dallo staff, con tutti i suoi diversi ingredienti; il colore delle luci sul palco, nel momento del concerto di Dario Brunori, che rendono viva e partecipe quella comunanza di mani, voci e volti, che donano ai concerti dal vivo qualcosa di unico ed irripetibile.

Una Calabria in Color, questa, e lo sarà sempre ai miei occhi.

Pierluigi Cuccitto

Di Pesaro. Ho trentaquattro anni, vivo e scrivo da precario in un mondo totalmente precario, alla ricerca di una casa dell’anima – che credo di aver trovato – e scrivo soprattutto di fantasy e avventura. Ho sempre l’animo da Don Chisciotte e lo conserverò sempre!

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