Il racconto di Antonio Carchidi: “importante parlare di disabilita’, affettività, amore, sessualità”

In attesa del primo seminario su “L’affettività e le persone con disabilità” ideato da Antonio Saffioti – Vicepresidente Fish Calabria, che si terrà l’8 settembre presso il Grand Hotel Lamezia, diamo voce ad  Antonio Carchidi che, oltre a varie riflessioni sul tema, ci racconta alcune sue esperienze di vita sentimentale e dell’importanza di scavare sul principio di uguaglianza, anche in termini di emozioni e amore

 

La vita affettiva, amore e sessualità delle persone con disabilità lieve o grave, tutt’oggi viene vista come un tabù, un tema messo a tacere, ovviamente per molteplici motivi: quali scandalo, vergogna, imbarazzo, equivoci, pregiudizi di vario genere, timore d’essere continuamente giudicati, scherniti dalla società odierna. In tale frenetica società, le persone con disabilità non vengono prese mai in considerazione e considerate come persone in particolar modo dalle cosiddette persone normodotate.

Anch’essi hanno un cuore che batte, del sangue che scorre in toto nei loro corpi… anche loro sono in grado di provare e far trasmettere emozioni, esternare sentimenti…… hanno una gran personalità ed una voglia matta di vivere a pieno la vita. Anche con grandi difficoltà continuano a rispondere si alla vita.

Ancora oggi, nel 2017, viene negata in molteplici casi la legittimità, l’aspirazione alla felicità di quasi due milioni di cittadini in tutto il mondo e cittadini italiani affetti da disabilità lieve o grave, di vario tipo, che da questo momento in poi non possono vivere, auto- realizzarsi e vivere la propria vita in pienezza e responsabilità. La disabilità non deve esclusivamente essere vista soltanto come una condizione da tutelare o proteggere; l’affettività, l’amore e la sessualità fanno rima anche con disabilità. Dimentichiamo che l’amore, il desiderio, la passione, l’intimità appartengono a tutto il mondo, senza far distinzione di sesso, razza, nazionalità, incluso il regno animale. Troppo spesso, le persone cosiddette “Normodotate” nutrono una considerazione pessima, con poca sensibilità, a volte pietosa, nei riguardi della disabilità etichettandola, mettendole su un marchio e considerandola come un fatto alieno o come “carne condotta al macello”.

Come mai, ad oggi nel 2017, le numerose leggi e principi che dettano uguaglianza e pari opportunità rimangono esclusivamente scritte e mai rispettate ed attuate? Da anni si parla e si discute di abbattimento delle barriere architettoniche, io aggiungo: oltre ad abbattere le barriere architettoniche del nostro paese bisognerebbe abbattere le barriere culturali e pregiudizi sulla disabilità.

Riporto, solo per citarne alcuni, l’art 3 cost: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Sì, anche le persone con disabilità fanno sesso. Sembra un’affermazione scontata, ma non lo è: nel 2017 il tema della sessualità delle persone con disabilità è ancora un tabù. Un tabù che alcuni, però, stanno provando ad abbattere e tra loro c’è Antonio Carchidi, Antonio Saffioti, e tanti altri ragazzi disabili Un ragazzo, che – come molte altre persone con disabilità iniziano a riflettere a rompere i tabù su questo tema. Un disabile diventa – agli occhi della società – la sua malattia. Non è niente più di questo: raramente si considera che abbia anche un lavoro, una famiglia, figuriamoci una vita sessuale. Su internet si parla tanto di aforismi delle persone con disabilita, alcuni parlano di “omodisabilità” interne“Disabile, strabico e gay”, così viene presentato Giuseppe che ha 22 anni, ama viaggiare, andare al cinema e fare sesso. Ci tiene a sottolineare quest’ultimo punto perché “la società pensa che le persone con disabilità siano asessuali” e le tratta come fossero bambini. È lo stesso motivo che spinge – secondo Giuseppe – a dare loro sempre ragione. Un “politically correct” controproducente che diventa soltanto un’altra forma di discriminazione: con chi ha una disabilità si può scherzare, discutere, litigare, flirtare.

Non siamo fatti di ceramica, non dovete avere sempre paura che possiamo romperci da un momento all’altro. Anche nel sesso. Toccateci come fareste con chiunque altro”, aveva spiegato Giuseppe a Gattano.

Gli stereotipi della società circa la presunta asessualità delle persone disabili non fanno altro che negare la loro piena umanità di persone che hanno, nella realtà dei fatti, le stesse necessità e capacità di amare (in alcuni casi, a parer mio, anche più sviluppate) di chiunque altro. Una società di “abili”, che si ritiene spesso l’unica realtà capace e degna di vivere una relazione amorosa soddisfacente, è spesso produttrice e pervasa da idee e rappresentazioni del sesso non scientificamente informate, dettate da tabù, da credenze, e da miti. Tra i tanti miti sulla presunta “asessualità” del disabile vi è il mito che considera la sessualità un “lusso” viste le numerose difficoltà che la disabilità comporta, che suona un po’ come dire: “tu con tutti i problemi che hai vuoi anche vivere un problema ulteriore come la vita di coppia, con tutte le difficoltà annesse?”. Sinceramente ritengo che per me sia impossibile immaginare la mia vita senza il vivere le gioie di un rapporto di coppia e, di conseguenza, dare il mio amore all’altro e manifestarlo anche con il corpo, attraverso la sessualità. La neurobiologia degli ultimi decenni ha ampiamente dimostrato che la sessualità e soprattutto quella vissuta all’interno di un forte legame affettivo e amoroso sia benefica per il nostro equilibrio psico/fisico. Le tante endorfine che si liberano durante e dopo (ma anche prima) un rapporto sessuale all’interno di un legame romantico, fungono da corroborante per l’intero sistema psiconeuroendocrinoimmunologico.

Pensavo, da disabile, che non avessi mai avuto scampo su questo tema, fino a quando nel lontano febbraio 1989, mentre mi trovavo ricoverato all’ospedale Istituto Giannina Gaslini, nel reparto di ortopedia, conobbi una ragazza di nome Monica.  Iniziammo a discutere e a fantasticare sui nostri sogni, aspettative della vita, su quanto anche noi volessimo una storia d’amore come tutti gli altri. Con Monica, riuscì finalmente a rompere il mio silenzio, fino alla durata della mia convalescenza.  15 marzo 1989, data in cui ci fidanzammo. Ringrazio, in particolar modo, Dio, di avermi dato la forza, il coraggio di andare sempre controcorrente, ho avuto varie storie d’amore anche durante il periodo delle scuole superiori, molto spesso era una situazione complicata ed una via molto tortuosa. Dalle ragazze, mi sentivo dire sempre la stessa retorica:

Sei un ragazzo bello, simpatico ecc. io vorrei stare insieme a te però i miei genitori non vogliono che io porti avanti una storia con te perché sei diverso sei disabile ecc.

La mia penultima storia risale nel 2004, una storia durata quasi quattro anni. Una sera come tante altre, siamo usciti insieme per passeggiare sul corso del nostro paese; passeggiando di punto in bianco lei mi dice: ti devo parlare di una cosa importante, io e te ci dobbiamo lasciare perché i miei genitori non ti accettano. Dal 2008 al 2011, non ho più avuto storie d’amore. Ma quel periodo io e la mia ex l’abbiamo vissuto in pienezza fregandoci di tutti, e camminando per la nostra strada.

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Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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