“La Calabria brucia”, proclamiamo un mese di lutto (e di riflessione) nazionale

Alla luce di quanto sta accadendo da un po’ di settimane a questa parte alle nostre montagne, pubblichiamo condividendone gli intenti, il grido di allarme di Francesco Bevilacqua.

Tutta la Calabria brucia. Di fronte tutto questo fuoco, di fronte la violenza alla natura che ci circonda, ciascuno di noi dovrebbe sentirsi ferito profondamente e sentirsi parte del tutto. Ma l’uomo, troppo spesso, tende a distaccare le cose. Non ci fa caso. Non ci bada alle fiamme, o meglio, le guarda si, ma continua a fare le cose che sta facendo. C’è chi programma vacanze, chi lavora, chi pensa alla festa del sabato sera ecc. Oltre non va l’uomo. Invece quanto sta accadendo è un fatto altamente grave che riguarda l’uomo, sia come colpevole, sia come abitante della terra, dunque delle montagne che bruciano. Facciamo nostra questa riflessione e auspichiamo davvero in un sentimento di indignazione generale.

La Calabria brucia, proclamiamo un mese di lutto (e di riflessione) nazionale

Presidente Gentiloni, Presidente Oliverio,
non credete che sia venuto il momento di riflettere seriamente sull’immensa catastrofe che sta accadendo, questa estate, in Calabria? Brucia il Pollino, brucia l’Orsomarso, brucia il golfo di Sant’Eufemia, la Costa degli Dei e l’intera costa tirrenica, brucia il Vallo del Crati, bruciano la Sila Greca, la Sila Grande, la Sila Piccola, brucia il Marchesato ed il promontorio di Capo Rizzuto, brucia ovunque la costa ionica, bruciano le Serre, brucia l’Aspromonte. Fatevi un giro in aereo o con un elicottero e vederete roghi ovungue. E noterete quanti fronti di fuoco sono ancora attivi dopo più un mese di incendi. L’intera Calabria è una pelle di leopardo. E nonostante questo, la vita, soprattutto quella futile e vacanziera, in questa regione, prosegue come se nulla fosse: feste, sagre, sballi, in una sorta di esorcismo collettivo. Ho visto personalmente il fuoco salire inesorabile dalla Valle del Lao e raggiungere Campolongo di Mormanno.Ho visto i casali cosentini e Cosenza ardere per giorni e giorni. Ho visto il disastro di Monte Paleparto. Ho visto l’intera costa fra Tropea e Capo Vaticano letteralmente martoriata sino alle case. Ho visto il Monte Mancuso assediato per giorni dal fuoco emanare una nube che pareva il fungo di un’esplosione nucleare. Ho visto le valli dell’Aspromonte fumare come vulcani. Più di metà del territorio della Calabria è stato percorso o interessato dal fuoco. E mentre la Calabria brucia, l’altra domenica ho visto una decina di operai forestali che spazzavano foglie secche sul viale d’ingresso della Fossiata in Sila. Ma che aspettate ad attrezzare tutti gli operai forestali come squadre antincendio di pronto intervento a terra (unico metodo efficace per evitare che l’incendio si propaghi)? Che aspettate a sensibilizzare tutte le forze dell’ordine ad un capillare controllo del territorio (unico sistema per scoraggiare i piromani)? Che aspettate a potenziare i Vigili del Fuoco e a ridurre le loro competenze a quelle di un tempo e ad affidare alla Protezione Civile, visto che il Corpo Forestale lo avete cancellato, il coordinamento degli incendi boschivi? Che aspettate a rivedere tutti i rapporti con chi vi fornisce i mezzi aerei? Che aspettate a dotare ogni comune della Calabria di un piccolo mezzo antincendio per tentare di far intervenire subito, chi è già sul posto? Che aspettate ad impedire che si costruiscano altre centrali a biomasse in Calabria, dove finirà tutto il legname semibruciato (e non solo quello) dei boschi calabresi? Quando la smetterete di consentire che la Calabria, appena celebrata dal New York Times come una delle mete più ambite del turismo internazionale, vada in fumo e non le resti più nulla da mostrare al mondo se non l’insipienza delle sue amministrazioni, l’inadeguatezza dei sistemi di controllo del territorio, l’inanità dell’organizzazione anti-incendio? Io sono un semplice narratore di luoghi e di comunità,di scempi e di brutture, di risvegli e rigenerazioni. Non ho altro da darvi se non il mio impegno quotidiano in mezzo a molti. Non me la prendo indiscriminatamente contro i calabresi cattivi – i cattivi stanno d’appertutto -. Mi indigno però che tutti voi che siete pagati per amministrate, tutelare, controllare, reprimere, risolvere, crediate ancora che gli orchi stanno solo nelle fiabe. Gli orchi sono fra noi. Forse anche molto vicini a voi. Per questo vi chiedo, ora, mentre migliaia di vigili del fuoco, operai forestali, volontari, sono impegnati in una missione impossibile: indite un mese di lutto nazionale per la bella Calabria stuprata e abbandonata e utilizzate quel mese per mettere a punto una nuova e seria strategia contro gli incendi. Come dite? “Il lutto si prende solo per gli uomini”. Non, vi sbagliate di grosso: il lutto si prende anche per i campi, le macchie, i coltivi, le case, i boschi, le valli, gli alberi, per l’erba e i fiori, per tutto quello che per secoli ha rappresentato l’unico sostentamento per i nostri avi e che oggi è la nostra miniera, l’unica nostra ricchezza reale. Se non lo farete voi, toccherà a noi, come altre volte, chiamare a raccolta gli stati generali delle forze anti-incendio per vedere come contrastare l’azione congiunta di piromani psicopatici, piromani prezzolati, imprenditori disonesti, idioti bruciatori di stoppie, vandali vari, gente colta da furore, cinghialari folli, pastori ignoranti, contadini stupidi. Anche per risvegliare nei calabresi apatici e drogati dai mezzi di comunicazione di massa un po’ di senso di responsabilità verso una Calabria che non meritano.

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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