“Christine Daaè” e il suo Angelo della Musica.

“La piccola Lotte pensava a tutto e non pensava a niente. Planava nei raggi d’oro del sole come un uccello d’estate, e i suoi riccioli biondi erano cinti da una corona di fiori di campo.

L’anima sua era pure e azzurra come i suoi occhi. Era tenera come sua madre, premurosa con la sua bambola, aveva molta cura dei suoi vestiti, dei suoi zoccoletti rossi e del suo violino, ma più di ogni altra cosa amava ascoltare, mentre si addormentava, l’Angelo della Musica…”.

La piccola Christine amava tanto ascoltare le antiche storie bretoni di papà Daaè. Tra le tante leggende del nord questa era senza dubbio la sua preferita. Seduta su ciglio della strada, con gambe incrociate e occhietti vispi aspettava con ansia l’arrivo del crepuscolo.

Crepuscolo significava sogni.

Crepuscolo significava avventure.

Crepuscolo significava vita: una vita parallela dettata dalla voce narrante di papà Daaè.

Ma ormai si sa, il tempo è tiranno e quella che era la sua quotidianità diventò ben presto un lontano e sfuggente ricordo.  Rimasta prematuramente orfana, non si diede mai per vinta e non smise mai di credere nel suo Angelo della Musica. Papà Daaè le aveva promesso che un giorno sarebbe arrivato da lei, non l’aveva mai delusa e così non mise mai in discussione le sue parole.

Ma chi è questo Angelo?

Un’ antica leggenda narra di questa misteriosa presenza che va a far visita ai grandi artisti nei momenti di maggior avvilimento e sofferenza… e la dolce Christine di angoscia ne aveva fin troppa.

Il tempo passava, Christine diventò ormai donna. Il canto e la musica, passioni che coltivava e condivideva col suo dolce papà, finirono per diventare dei pesanti macigni. Nutriva ancora in cuor suo, nonostante fossero passati molti anni dalla scomparsa del padre, di non essere totalmente sola, e così, persa in questa ingenua, incondizionata e totalizzante fede, trascorse anni e anni della sua adolescenza ad attendere che questa figura eterea bussasse alla sua porta e le venisse a far visita.

Era una fredda notte d’inverno, la speranzosa Christine non riusciva a prendere sonno.  Stava quasi per addormentarsi mentre annegava tra le sue stesse lacrime, quando sentì una voce cantare. Non aveva alcun dubbio: il suo Angelo era finalmente sceso sulla terra per fare da mediano tra la terra e il cielo.

“Bimba smarrita senza pace,

cerchi la mia guida?

Sono il tuo angelo sempre.

Troppo hai vagato nel vento,

troppo lontana da me.”

L’angelo della Musica, presunta figura vivente che racchiude in sé il tangibile e l’intangibile, travolse l’esterrefatta Christine col suo virtuoso canto. Di ultraterreno, in realtà, c’era ben poco.  Vittima di un sadico gioco? Pedina vagante accecata dal dolore? O forse era lei stessa a lanciare i dadi? D’altronde le storie della sua infanzia erano solo miti e leggende, e Christine lo sapeva bene.

Il suo passato era diventato, per lei, ormai presente…un presente in realtà già trapassato che le impediva di guardare al futuro.  Ma quanto fa male ammettere che quella era solo una storia, e il fantasma leggenda, o dolce, dolcissima, “Christine”?

* A volte certe storie ti entrano dentro, combinandosi perfettamente alla tua. Rivisitazione personale ed autobiografica del “Fantasma dell’Opera” di Gaston Leroux.

Irene Barba Castagnaro

Leave a comment

  • ©2016 Manifest. Tutti i diritti sono riservati agli autori delle singole opere.
  • Il blog è stato realizzato da Siti Web Torino.