Conclusa “Sciabaca17”, a noi il compito di guardare con nuovi occhi il territorio

Laddove la parola festival assume sempre più significati legati a slogan pubblicitari, c’è chi del festival ne fa un’esperienza consolidata, rivolta all’intero territorio calabrese e a ridosso di due stagioni.

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La maggior parte dei festival, infatti, si costruiscono come bomboniere poco prima dell’estate, la cui esplosione in agosto. Occasioni di incontro, di dibattito, di feste, concerti e sagre. La Regione è piena di festival pronti a risvegliare l’animo, tuttavia ciò non avviene quasi mai durante il resto dell’anno, quando al mare non si va più, e i turisti o gli emigrati vanno via dalle nostre montagne, là dove le rughe ritornano a desertificare. Nella seconda edizione di Sciabaca viaggi e culture mediterranee, festival di Rubbettino editore, è avvenuto qualcosa di inedito: è stato un po’ come salutare l’estate e al tempo stesso accogliere l’autunno, oppure come a voler affermare:

Non c’è un tempo preciso per costruire, per elaborare idee, progetti.

Ebbene, nella tre giorni di letteratura a Soveria Mannelli così è stato per la rete di Sciabaca, la quale ha visto un pubblico attento, partecipato, di diverso target geografico e d’età.  Corrado Alvaro ripeteva spesso:

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I calabresi vogliono essere parlati.

E noi queste occasioni di incontro e di dialogo gliele dobbiamo dare. A loro, però, ai calabresi il compito di coglierle, di sfruttarle al meglio. Lo hanno fatto in primis i tanti giovani, che con le loro magliette gialle, hanno trasmesso entusiasmo già a partire dalle prime settimane di preparazione al festival, le scuole, i docenti, tutti i volontari che si sono trovati dinanzi una nuova esperienza, certamente formativa, mettendo in gioco se stessi. Lo hanno fatto le tante associazioni culturali in cammino con Sciabaca, che attraverso un sapere, una propria caratteristica, una proposta, hanno offerto il proprio contributo artistico o professionale al festival, e lo ha fatto il pubblico di Sciabaca, un pubblico qualificato, curioso, predisposto all’ascolto.

Ci sono esperienze, come quelle trasmesse attraverso la rete di Sciabaca, da toccate con mano, perché solo così riusciamo ad approfondire quella conoscenza con noi stessi e col circostante. Le signore affacciate alla finestra, mentre il lunghissimo serpentino del trekking di Francesco Bevilacqua iniziava il cammino, potranno così scendere in piazza la prossima volta, abbandonando lo scetticismo e aprendo solo la curiosità.

Abbiamo bisogno di nuovi slanci, che curvino il nostro viso e i nostri occhi e ci portino a stupirci, di fronte gli intenti comuni da unire e da valorizzare.

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La caratura umana, la buona organizzazione, ma soprattutto la nobiltà d’animo e gli obiettivi. Sono questi gli elementi che fanno di un festival un buon prodotto, se questo prodotto è in grado di intercettare i cittadini e la comunità tutta può allora ritenersi vincente. Soveria Mannelli, paese del capoluogo di 3000 abitanti, appare all’esterno come un piccolo gioiello, una piccola isola felice. Biblioteca, Officina della Cultura e della Creatività, Casa delle Idee, il lavoro nel tempo di Rubbettino…spazi fisici innovativi che danno valore e rilievo alla cultura, altra parola oggi abusata, forniscono un’immagine positiva che sale fino al resto del paese Italia. Le buone pratiche necessitano di molteplici incontri. E allora la seconda edizione di Sciabaca, nella sobrietà che l’ha caratterizzata, può ritenersi riuscita, perché è riuscita nell’unione di mare e monti. Questo rapporto bellissimo e antico, ancora troppo sottovalutato. Su questo occorre però continuare a lavorare. Sciabaca sul Reventino, quale punto di partenza, per continuare quel dialogo spesso chiuso, timoroso, timido e imbarazzato, quasi come una coppia di innamorati alle prime uscite.

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A volte dovremmo compiere il semplice esercizio, folle ma necessario, di allenare con fantasia e immaginazione il nostro sguardo. Catapultarci, attraverso l’invenzione, nello sguardo per esempio di un turista che giunge nel nostro paese per la prima volta. Con lo sguardo di chi, per la prima volta, vede la forma delle nostre contrade, che si sofferma un attimo ad osservare un insieme di gerani in fila su un balcone decadente e che è l’osmosi perfetta per rinnovare una storia, che poi si volta indietro e trova come un manto un abbraccio caloroso, sempre per la prima volta, ed è l’azzurro del cielo e il verde accecante e brillante delle nostre montagne. A volte, dovremmo improvvisarci turisti, che giungono qui per la prima volta, scopriremmo così tutto mutato, tutto più bello, tutto pronto per essere vissuto ancora un’altra volta. Laddove, dunque, i molteplici festival sono cornici di sole autocelebrazioni, occasioni come Sciabaca sono invece l’esempio vero di un’utopia in continuo divenire, e che si concretizza, cambia forma, senza intaccare la sostanza e che anzi si fortifica.

Hanno partecipato a Sciabaca 2017, tra gli ospiti: Francesco Altimari, Francesco Bevilacqua, Mario Caligiuri, Ottavio Cavalcanti, Tonino Ceravolo, Antonella De Vinci, Franco Farinelli, Associazione Felici & Conflenti, Roberto Giannì, Rosanna Lempo, Emilio S. Leo,  Koralira, Hans Peter Kunert, Annarosa Macrì, Gianfranco Manfredi, Giuseppe Mantella, Maria Vittoria Morano, Not Only Bluegrass, Domenico Nunnari, Cataldo Perri, Barbara Rosanò, Maria Scalese, Lorenzo Scaraggi, Gianfrancesco Solferino, Tito Squillaci, Vito Teti, Antonio Torchia, Bruno Tripodi, Antonio Viscomi, Filippo Veltri.

Valeria D’Agostino,

(Ph. Lorenzo Bonacci)

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

  • reply Gabriele Emilio Chiodo ,

    L’hai raccontata come meglio non si sarebbe potuto fare, SCIABACA 2017, cogliendone il lato più difficile e più importante: quello di un MESSAGGIO lanciato non ad un indistinto destinatario, bensì a tutti i cittadini della “Montagna”, le tanto disagiate e spesso arretrate ZONE INTERNE, dove invece sono tante le iniziative ecomiche che hanno creato lavoro e benessere, come succede a Soveria Mannelli. Si è parlato, ovviamente, della Rubbettino Editrice che esiste dal lontano 1972, quando fu stampato il primo e vero libro, un volume su S. Agostino scritto dal Prof. Domenico Virgillo, soveritano, che aveva la necessità di disporne in un paio di settimane per poterlo presentare al concorso per la Docenza alla Cattedra di Filosofia all’Iniv. di Messina. Giovane studente universitario ne curai io la correzione delle bozze e i tempi furono rispettati. Ma a Soveria esiste altro. La Sirianni C. Sas , ad esempio, che produce arredi ed infissi per scuole,uffici e comunità dal 1904 e tante altre aziende. Tu hai parlato, e molto appropriatamente, di messaggio che viene fuori dalla Manifestazione . E meno male, aggiungo io, visto lo sforzo di organizzazione e di coinvolgimento che è riuscita a compiere l’azienda leader di Soveria e non solo. Grazie a te, quindi da un soveritano che pur avendo altre vie, scelse tanti anni fa di lasciare Pisa e tornare qui. PS Un solo cruccio mi resta. C’erano tanti giovani di Soveria e dintorni, è vero. Ma mancavano i loro genitori.

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