Sciabaca17: racconto della seconda giornata, Farinelli “La globalizzazione somiglia al funzionamento del Mediterraneo”

Soveria Mannelli – La rete di “Sciabaca 2017” è una rete ormai consolidata, lo dimostrano gli appuntamenti che in questi giorni si susseguono a Soveria Mannelli, con interesse profondo, e con un target di pubblico variegato e di diversa provenienza geografica.

La squadra di Rubbettino editore ha pensato, per questa sua seconda edizione, ad una Sciabaca dallo sguardo ampio e rivolto ad arte, letteratura, musica e natura. Nella seconda giornata, infatti, Piazza Bonino è stata invasa, quale punto di riferimento, da più di un centinaio di persone (molti giovanissimi), pronte per il trekking “Felicità e paesaggio” a cura di Francesco Bevilacqua. La visionarietà di Rubbettino, qualità confermata dai più, consiste anche in questo, cioè nell’aver portato il festival “Sciabaca”, dal nome della rete da pesca, in un paese di montagna. La difficoltà di unire mari e monti, in un dialogo nuovo e necessario, si palesa dunque superata. Nel cammino, che ha condotto alla Chiesetta degli Abbandonati, Bevilacqua ha offerto preziosi consigli. Guardare al cielo, circondarsi di paesaggio, per comprendere meglio la felicità e trovare il genio ch’è dentro ciascuno di noi, allontanando nevrosi e depressioni. Ritornare alla sacralità dei luoghi, alla riappropriazione degli stessi, per vivere nella società del benessere, dell’essere e non dell’avere. Una passeggiata nei boschi, per stare più vicini alla letteratura di tutti i tempi.

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“L’Odissea – afferma Bevilacqua – è piena di descrizioni sul paesaggio, la natura è immutabile, dominata da un solo principio, ‘ananke’, dal suono tragico, di tutto ciò che accade perché deve accadere, alle regole della natura non si sfugge”. 

Dunque, secondo il paesaggista essere complici del paesaggio è ‘abitare’ il paesaggio. Dalla Chiesetta degli Abbandonati, si è continuati a viaggiare restando fermi sul tema della valorizzazione e promozione degli itinerari culturali del Sud Italia insieme al pugliese Lorenzo Scaraggi di “South Cultural Routes”, in un clima armonioso seguito dai suoni e dalle danze tradizionali del Reventino, con “Felici & Conflenti”. Il lungo pomeriggio di Sciabaca, nel suo secondo giorno, è stato accompagnato da autori e giornalisti i cui libri e messaggi parlano ancora di un Sud da riscattare. Tra questi Domenico Nunnari e Maria Vittoria Morano. Il viaggio coi libri è proseguito con Antonella De Vinci, presso la Biblioteca Michele Caligiuri, dove la storica del libro si è soffermata sulla figura di Tommaso Campanella. Domenico Nunnari, il giornalista che per più di 20 anni ha lavorato in RAI, insieme a Maria Vittoria Morano, conduttrice di Buongiorno Regione, nel presentare “La Calabria spiegata agli italiani” hanno messo in evidenza e nello stesso tempo anche in discussione il ruolo della politica.

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“La politica è necessaria e non bisogna generalizzare – dice Nunnari –  Se la Calabria non ha una sua pari dignità nel dialogo e nel dibattito del paese vuol dire che qualcosa non va.  C’è una nostra responsabilità che è anche quella di non esserci ribellati – da qui la consapevolezza di Nunnari del come riuscire a passare responsabilità ai giovani i quali da soli e dal nulla non possono cambiare le cose – La Calabria è un popolo paziente che aspetta anche fin troppo. C’è bisogno di una rivoluzione culturale nell’ambito della legalità partendo dalla Costituzione”.

Mario Caligiuri, padrone di casa, ha introdotto l’incontro con Antonella De Vinci sintetizzando diverse tematiche storiche e partendo dalle suggestioni donate dal libro “Fra le letture del giovane Tommaso Campanella”.  “Un libro, colto, intelligente, edito nel 2002 ma di una valenza attualissima. Affronta tre nodi: la lettura tra cinquecento e seicento; il convento dei domenicani a Nicastro; Tommaso Campanella studente” Caligiuri, ricordando le parole di Giansenio, avverte quanto oggi, come al tempo di Campanella, siamo di fronte ad un mondo furiosus e ad una metamorfosi profonda nell’ibridazione tra uomo e macchina.

“Nella prima parte del libro Antonella scrive che i libri non erano oggetti sconosciuti ai ceti popolari. Il sedicesimo secolo è inondato da trattati in ogni campo dello scibile. Questo apre la strada ad una formazione autodidattica. Sottolinea poi il valore della lettura silenziosa, opposta alla lettura ad alta voce, ovvero un varco per una conoscenza più autonoma perché mette in dubbio la sicurezza della fede.”

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A Soveria Mannelli, paese del capoluogo di 3.000 abitanti, non mancano le buone strutture culturali. Si notano, infatti, con le location del festival, spazi, biblioteche, la casa delle idee, l’Officina della Cultura e della Creatività, che non hanno nulla da invidiare alle grandi città del nord Italia. L’attesa Lectio Magistralis di Franco Farinelli, “Per una mappa del Mediterraneo”, in un sold out di persone, (molte in piedi) si è rivelata interessante per grandi e piccoli, tanto era il silenzio quasi sacrale in sala e l’attenzione rivolta al professore ordinario di geografia all’Università di Bologna, il quale nella sua carriera ha insegnato anche a Ginevra, Los Angeles, Berkeley e alla Sorbona di Parigi. Una Lectio onnicomprensiva di argomenti, tutti diversi che legano insieme, dirette a molteplici interpretazioni, e in questo suo dire Farinelli non ha assunto le vesti del professore che impartisce una lezione, piuttosto quelle di chi vuole invitare a riflettere. Perché la geometria della terra è qualcosa che ha a che fare, indubbiamente, col suo spazio, e con la globalizzazione, col Mediterraneo e le sue problematiche inserite nell’era moderna che stiamo vivendo, sempre più sfuggente.

“Il mondo è cambiato – afferma in apertura Farinelli – sono convinto che la globalizzazione somigli al funzionamento del Mediterraneo – e ancora – globalizzazione significa che non possiamo più fare finta che il mondo non sia una sfera”.

Tuttavia ecco la sottigliezza del suo pensare “Se il modello della terra ha la forma della terra – continua – questo vuol dire che devo farlo sempre più preciso”. Ma è andando oltre un certo limite, dunque, che quel modello diventa inutile, ingombrante. Farinelli riprende Tolomeo, “Fare della faccia della terra un’unica gigantesca mappa, una mappa non è ciò che esiste ma è ciò che esiste la copia della mappa”. Invita, Farinelli, a vedere le cose non più o meno lontane o più o meno vicine fra esse, bensì l’una dentro l’altra. Ed è così che vien fuori l’idea della ‘distanza’ quale controllo sul funzionamento del mondo. Cosa deve avere uno stato moderno?

 

“Un corpo, continuo, omogeneo, e isotropico – continua Farinelli – continuo cioè fatto da un solo pezzo di terra, omogeneo nel senso che gli abitanti devono condividere la stessa religione e la stessa lingua, isotropico quando tutte le parti devono essere orientate verso la stessa direzione”.

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La serata si è conclusa all’Officina della Cultura e della Creatività con “Joke. Un viaggio tra identità e memoria”, concerto – spettacolo dei Koralira. Sciabaca conclude oggi con altri importanti appuntamenti. In mattinata, alle ore 11.00 presso Lanificio Leo “CalabriaCult. Storie di un Sud che cambia” incontro allargato con Donata Marrazzo, Rosanna Lembo, Giuseppe Mantella, Maria Scalese, Barbara Rosanò, Emilio S. Leo. Alle 12.30 presso “La rosa nel bicchiere” con “Tavole mediterranee. Scorribande storico geografiche” con Ottavio Cavalcanti, sempre lì alle 13.15 “Sapore Mediterraneo” con lo chef Antonio Torchia. Il pomeriggio prosegue alle 16.00 presso l’Officina della Cultura e della Creatività con “Viaggi dell’anima. Monaci, santi e pellegrini nella Calabria medievale” con Tonino Ceravolo, alle 17.00 sempre lì “Percorsi d’arte. Opere e artisti in viaggio: dalla Calabria alle province del Regno di Napoli” con Gianfrancesco Solferino. Segue alle 18.30 all’Officina della Cultura e della Creatività “La Route 66 delle Calabrie” perché la SS19 può diventare una infrastruttura monumentale, con Antonio Viscomi, Roberto Giannì, introduce Filippo Veltri. Sciabaca conclude la sua seconda edizione alle 21.30 Largo ai giovani con “Not Only Bluegrass” musiche di Irlanda, Scozia, Celtiche e Pop.

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Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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