CATANZARO: “Felice Casorati e Andrea Cefaly, sulla natura morale e non stilistica dell’arte”.

Complesso Monumentale del San Giovanni, Catanzaro

In una domenica pomeriggio dal cielo terso e che però si prospetta ricco di colori al tramonto mi oriento a programmare una visita al Complesso Monumentale del San Giovanni, nel capoluogo calabrese, all’interno del quale è stata da pochi giorni inaugurata la mostra dal titolo “La scuola di Felice Casorati e Andrea Cefaly”. A promuovere l’evento la Fondazione Andrea Cefaly, 4Culture e E-bag per la cultura, con il patrocinio del Comune di Catanzaro, che hanno voluto rendere omaggio alla celebre “Scuola libera di pittura” che trovò la propria sede nei locali di via Galliari a Torino con una ricca attività didattica ed espositiva destinata a far parlare di se fino al 1932.

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A Catanzaro, per la prima volta dopo circa novant’anni, gli allievi di Felice Casorati si ritrovano tutti insieme per celebrare una delle figure più prestigiose della cultura artistica calabrese: Andrea Cefaly jr.

Le selezione, che ricopre gran parte del secondo piano del Complesso, è un racconto chiaramente percorribile circa le origini, l’antropolgia che lega l’artista all’opera, e l’evoluzione nel tempo e nello spazio dello stesso Cefaly. Alla fine del percorso, infatti, vedremo una netta contrapposizione fra i colori, ma anche fra l’utilizzo dei materiali e dell’oggetto in continuo divenire, più vicini all’impressionismo, qualcosa non più afferrabile ‘qui ed ora’ come egli faceva notare negli anni ’20 del ‘900, qualcosa di più astratto e impalpabile. Si vede dunque, un’artista cangiante, ma sempre originale. Il percorso vede, inoltre, il contributo video, contenente un vecchio documento che riprende alcune scene di vita quotidiana di Cefaly all’opera. Molto interessante la sua intima dimora che unisce il suo giardino al suo studio e alle sue donne o badanti divenute oggetto di ritratti e stili di vita diversi.

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Siamo tra gli anni compresi tra il 1927 e il 1947. L’ avventura torinese di Cefaly durò pochi anni, perché a causa della morte del padre fece ritorno in Calabria, ma questa esperienza ha segnato una svolta fondamentale nella sua concezione artistica. Il curatore Francesco Poli ha evidenziato il

“Non facile impegno, da parte della Fondazione Cefaly, di organizzare a Catanzaro un’esposizione che cerca di mettere a fuoco con precisa attenzione il “casoratismo” del pittore di Cortale, confrontando e facendo dialogare i suoi quadri di quegli anni con una abbastanza ampia selezione di quadri e disegni degli altri allievi, e anche con un’esemplare serie di magnifici disegni del maestro del periodo”.

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Nel 1923 Casorati avrebbe immortalato il primo nucleo della scuola in una celebre opera-manifesto: rispettivamente matita e pennello in mano sospesi sul foglio da disegno o davanti alla tela da dipingere, una fanciulla terra e l’ allievo bambino sono i protagonisti del programmatico Lo studio. Nell’opera (purtroppo distrutta nel 1931 nell’ incendio del Glaspalast di Monaco) Casorati mette a punto una personale riflessione sulla pittura, sui suoi strumenti, le sue finalità: ribadisce l’ importanza del disegno (fogli di schizzi sparsi sul pavimento).

Casorati non insegna a dipingere. Insegna qualche cosa di più serio ed efficace: la disciplina e la moralità dell’ arte. Nell’ introduzione al catalogo della mostra del febbraio 1929, che vedeva maestro e allievo esporre insieme alla Galleria Milano di Milano (per la prima volta in territorio extra-piemontese), Giacomo Debenedetti ricorreva ad un assunto perentorio per far riflettere sulla natura innanzitutto morale, non stilistica, dell’ insegnamento cadoratiano. Quella del celebre maestro fu principalmente una lezione di disciplina, di mestiere acquisito attraverso uno studio assiduo e rigoroso. Una volta assimilati i fondamentali strumenti espressivi, la conquista di uno stile sarebbe stata per i giovani alunni il frutto di una lenta elaborazione, maturata fuori dalle aule della scuola.

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Il catalogo della mostra, edito da Rubettino, è a cura di Francesca Poli e Veronica Cavallaro con i contributi critici di Gianni Schiavon e Maria Saveria Ruga.

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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