Rebel green – Saladino: “Ringrazio don Giancarlo Leone per aver creduto in me”, dopo crowdfunding nuovi progetti in arrivo

Iniziava un mese e mezzo fa la campagna crowdfunding di Eppela per il progetto dedicato al verde “Rebel Green” #adottaunapianta di Squad/Rebel insieme alla Cooperativa Medina.

A rispondere ad alcune domande é Antonio Saladino, il lametino che da un po’ di anni sta dimostrando, nutrendo una certa passione per la città, grande senso civico. A caratterizzare le sue azioni, colori emotivi, ma anche colori il cui pennello ha permesso ad oggi la realizzazione di numerose opere urbane. A questi, si aggiunge un’esigenza interiore, che avendo come messa a fuoco la ‘conoscenza’ ha elaborato, estrinsecandoli, una serie di simboli concettuali molto nobili. C’è della spiritualità nel leader di Squad/Rebel. Reduce di una esperienza detentiva, infatti, il 32enne si ritrova, grazie ad essa, (paradossalmente) a fare i conti ogni giorno con una nuova consapevolezza.

Vivere i propri luoghi in una posizione di collettività avanzata, quella che sollecita il proprio sguardo verso il ‘bene comune’. Ed ecco, infine, l’atto politico che Squad/Rebel persegue in modo del tutto naturale, spontaneo, per questo fortemente persuasivo.

Parlaci della campagna crowdfunding, com’è andata? “La campagna è scaduta solo qualche giorno fa, poteva andare meglio, ma siamo comunque felici del percorso portato avanti. Contemporaneamente alla campagna, infatti, ci siamo dovuti concentrare sull’opera del campetto di calcio della parrocchia di S. Maria della Pietà.

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Si ferma qui il progetto? “Assolutamente no. Abbiamo pronto un video di promozione attraverso cui continuare a presentare il progetto ma questa volta diretto alle grandi aziende. Ci siamo inoltre dati l’obiettivo di creare degli spazi in un locale del centro della città, in cui proveremo a formare una ‘mini città’ Squad/Rebel, con degli aperitivi che serviranno ad autofinanziarci. All’interno di questo laboratorio raccoglieremo alcuni dati che i cittadini lasceranno su determinati problemi, cercheremo di unificare tante idee, di raccogliere le istanze di chi vuol bene alla città, da lì la creazione di alcuni progetti sociali. Un workshop che guardi a regione, nazione ed Europa,  gratuito e aperto a tutti. (Che riguardi ancora una volta la bellezza, l’arte, la natura)”.

Quali le opere realizzate? “Tra le altre cose, di recente abbiamo pensato a un’ape car, per un ragazzo che vive nel nostro quartiere e che ha intrapreso l’attività di vendita di prodotti ortofrutticoli. Poi l’opera del campetto, voluta da don Giancarlo Leone, il quale ha fortemente creduto nel nostro progetto e ci ha dato carta bianca in merito alla realizzazione di questo immenso cielo dai colori vivi. Abbiamo sviluppato questo progetto, offrendo una serie di simboli che vanno a richiamare concetti religiosi, astrologici e spirituali”.

C’è un messaggio dietro tutto questo? “Certo. Far capire ai ragazzi che oltre al calcio ci sono molte altre cose, che si possono guardare, si possono leggere, tra cui i libri, l’universo, le stelle, tutti elementi di profonda conoscenza”.

Qui abbiamo inserito la costellazione di Orione. Dobbiamo conoscere cosa c’è oltre la Terra. L’invito? Quello di conoscere di più se stessi. Qualcosa che, indubbiamente, ha a che fare con l’infinito.

L’opera è stata realizzata interamente da Saladino in sole tre settimane. “Voglio ringraziare don Giancarlo Leone per aver creduto in me, per avermi dato la possibilità di esprimermi, cosa rara nel mondo della Chiesa”. Lui ha dato un segno importante di fiducia e di continuità di un sogno”.

La città come reagisce? “Le persone reagiscono diversamente, sicuramente l’atteggiamento comune, nel bene e nel male, è di ‘spiazzamento’, come prospettive, come curiosità mista a scetticismo. “Chiunque si tiri un po’ indietro è perché  è preso da rassegnazione, quando una persona non arriva a comprendere una cosa la denigra, fa in modo che quella cosa diventi sempre più piccola. Ma il lametino, davanti ai risultati, non riesce mai a dire di NO”.

Il lametino è caratterizzato da estrema lentezza. Rispetto al vostro progetto ha ottenuto consapevolezza? “Già durante Squad/Rebel la città ha avuto modo di apprezzarci, adesso vogliamo riproporre il tutto in maniera sempre più professionale, riportando dei temi che partono dal proprio benessere individuale e arrivano a quello collettivo”.

Antonio come sta oggi? “Bene. Mi sono ripreso tante soddisfazioni, cerco di guardare in modo positivo al mio futuro e al futuro della città, questa è una cosa che mi preme molto. Purtroppo non ci sono molte persone che vogliono bene alla propria città, in primis i politici, ognuno vuol bene alla propria tasca”.

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Rebel Green, un progetto che ha in sé anche dei contenuti politici, e che Antonio Saladino e i suoi ragazzi riempiono ogni giorno di contenuti, di grande passione…

La nostra politica vuole essere quella che porta l’essere umano a prendere consapevolezza di se stesso, che   comincia a sbrigare le proprie cose. Dobbiamo essere noi a cambiare, la società siamo noi, non dobbiamo aspettare il Sindaco o l’amministrazione comunale per vedere concretizzate delle decisioni, io non ho padroni e le decisioni le prendo io.

Non sarebbe utile abbinare un punto di vista ecologico? “Si può fare, con una struttura molto più radicata. Le idee ci sono, stiamo capendo cosa va e cosa non va, abbiamo creato dei prodotti, che sono dei concetti. Sono idee di scambio, niente di più bello e di più attraete, necessario. L’idea principale è quella di scatenare delle reazioni, in sette mesi ho avuto modo di parlare con tantissime persone, queste a loro volta hanno scambiato e confrontato il nostro messaggio con altri. In due o tre anni, dunque, quel pensiero si svilupperà, crescerà, si consoliderà. Quel seme sarà così diventato pianta”.

A questo punto mi chiedo: l’installazione delle 10.000 piante era una cosa che faceva parte del mio mondo reale o di quello immaginario?

Il 21 novembre nell’ ambito della “festa degli alberi” sarà concluso il progetto. Subito dopo, però, lo si ricomincia con nuovi propositi.    

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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