Costa Nostra “Impensabile che in luogo tutelato da un vincolo ambientale paesaggistico venga programmata una zona industriale”

Vincolo paesaggistico area ex – Sir Lamezia Terme: tentativi di rimodulazione illegittimi sintomo di grave cecità programmatica e amministrativa

Essendo da sempre vicini negli intenti all’associazione di promozione sociale e tutela ambientale Costa Nostra, pubblichiamo il comunicato stampa apparso ieri sul sito e sui canali della stessa associazione, attraverso cui si esprime la più totale preoccupazione in merito alle vicende che vedono il forte interesse da parte di alcuni soggetti alla soppressione del vincolo paesaggistico posto nell’Area Ex-Sir.

In una nota rilasciata tempo fa dal consorzio che gestisce la zona industriale si legge infatti “che è impensabile che in un’area industriale ci sia un vincolo paesaggistico”. Tale affermazione in qualsiasi altro luogo del pianeta verrebbe citata come barzelletta. Purtroppo non lo è. La logica più elementare dovrebbe indurci a pensare il contrario e cioè che è impensabile che in luogo tutelato da un vincolo ambientale paesaggistico venga programmata una zona industriale.La visione fortemente anacronistica e scandalosamente sbagliata in merito allo sviluppo dell’Area Ex -Sir, dagli anni 70 ad oggi, ci racconta una storia fatta di degrado, abbandono e inquinamento.

Chiediamo con fermezza alle figure istituzionali lametine impegnate in questi anni nella richiesta di soppressione del vincolo paesaggistico, di attivarsi piuttosto, per l’inserimento nel piano di bonifiche della Regione Calabria, delle cinque aree ricadenti nella zona industriale, per un totale di circa 15.000 mq, già sequestrate dalla Guardia Costiera.
Dalla relazione tecnica dell’Arpacal, infatti, sono emerse carenze costruttive perpetrate negli anni, rilevate sia negli atti progettuali che nelle opere realizzate, sulle aree dove sono stati interrati rifiuti speciali industriali quali fibre di cemento (eternit), uno stoccaggio abusivo di fanghi derivanti dalla depurazione, ormai quasi del tutto risucchiati in mare, cumuli di lana di vetro che attualmente, oltre a rappresentare un grave danno ambientale, sono fonte di pericolo per la salute di quanti si recano quotidianamente nell’area. Invitiamo gli enti incaricati ad una chiara presa di coscienza rispetto a questa grave problematica e ad intraprendere percorsi risolutivi che mirino al definitivo e totale ripristino ambientale onde scongiurare pericoli per la pubblica salute dato che, attualmente, del sito in questione non vi è traccia nell’elenco dei siti da bonificare, elenco approvato insieme al Piano Regionale Gestione Rifiuti.

Vi è invece traccia del grande impianto, la cui documentazione, fornita nel PRGR che appare incompleta e insufficiente, ne prevede la costruzione per metà nella fascia di tutela del Sic “Dune dell’Angitola”. A nostro avviso la programmazione del nuovo impianto nell’area appare illegittimo in quanto è titolo assolutamente escludente per la costruzione di nuovi impianti la presenza di un’area SIC e della propria fascia di rispetto/tutela. Se in maniera del tutto superficiale il progetto venisse realizzato, Lamezia vanterà un primato: diverrà la città calabrese con l’ecodistretto più grande. Gli ecodistretti sono aree legate al ciclo dei rifiuti. La metamorfosi in negativo della zona si completerebbe: da sito di pregio paesaggistico ad area agricola, poi da zona turistica ad area industriale ed infine, a ecodistretto. Da una stima fatta, prendendo in considerazione la lista ASI delle aziende insediate nell’area, circa il 20% ha già a che fare direttamente o indirettamente col ciclo dei rifiuti e un altro 10% presenta cicli produttivi a forte impatto ambientale. Su 90 aziende più di 30.

In base a questi dati, la società che controlla l’area, più che pensare alla rimozione del vincolo paesaggistico, farebbe bene ad interessarsi, se non già fatto, del corretto collettamento di tutte le aziende insediate in quel territorio dato che fino a non molto tempo fa l’ente gestore in una nota diffusa alle aziende invitava le stesse a collegarsi a proprie spese alle reti fognarie che risulterebbero in ogni caso inadeguate dato che per il carattere e per il tipo di realtà produttive si renderebbero assolutamente necessari impianti di depurazione specifici.
La notizia di sversamenti in mare di Policlorobifenili e Diossine provenienti da un condotto dell’area ex SIR ha già fatto cronaca.

Invitiamo gli interessati, prima di un ulteriore futura ripartizione dei lotti, a operare nel modo più corretto possibile, garantendo alle aziende insediate servizi primari e opere di mitigazione ambientale, quali la piantumazione di alberi lungo tutto il perimetro dell’area e dei lotti stessi, così come previsto nelle aree dove sorgono impianti industriali, prendendo in considerazione di favorire scelte produttive esclusivamente di supporto all’agricoltura, vero motore trainante dell’intero territorio in maniera da attenersi al QTRP, Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico, che identifica l’area come territorio agricolo di pregio nel quale è possibile produrre più del 50% dei prodotti con certificazioni IGP e DOP dell’intera Regione.

Allo stesso tempo crediamo sia necessario da parte delle figure politiche regionali che così tanto si sono prodigati per la promozione di iniziative e confronti per l’abbattimento del vincolo nell’area, a interessarsi ancor di più nel promuovere iniziative che vedano la convocazione risolutiva di tutti gli enti interessati nella vicenda della rimozione del Pontile consortile che pezzo dopo pezzo, anno dopo anno, nella più totale indifferenza e in un continuo susseguirsi di rimpalli di responsabilità si sta sgretolando in mare sotto gli occhi di tutti.

L’on. Giorgia Meloni, su richiesta delle solite istanze locali, presentava già nel 2015 un’interrogazione scritta al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo in cui tra le altre cose affermava “che con la realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti industriali è venuto a mancare il principale oggetto di tutela”. Come a dire: dato che il danno è già stato fatto non vi è più motivo per porre freni. Un proverbio curinghese recita: “Rutta pe rutta, ruppimula tutta.
Tuttavia uno dei principi sui quali si basano le norme paesaggistiche afferma esattamente il contrario, vale a dire: La tutela del paesaggio,[…] è volta a riconoscere, salvaguardare e, ove necessario, recuperare i valori culturali che esso esprime. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché tutti i soggetti che, nell’esercizio di pubbliche funzioni, intervengono sul territorio nazionale, qualora intervengano sul paesaggio, assicurano la conservazione dei suoi aspetti e caratteri peculiari.”

All’interrogazione dell’onorevole fa seguito la risposta di Ilaria Carla Anna Borletti dell’Acqua Sottosegretaria di Stato per i beni e le attività culturali e il turismo:

L’articolo 145 del codice dei beni culturali e del paesaggio, contempla, al comma 3, il principio di «prevalenza dei piani paesaggistici» sugli altri strumenti urbanistici e, quindi, anche sui piani regolatori dei consorzi con valenza di piani territoriali di coordinamento. Il vincolo paesaggistico in questione (decreto ministeriale 7 luglio 1967 relativo all’allora comune di Sant’Eufemia Lamezia), non costituisce un «vincolo inibitorio… che determina prolungati ed irragionevoli ritardi per la realizzazione di opere infrastrutturali e per l’insediamento di nuove attività produttive», come asserito dall’interrogante, bensì ha permesso, nel tempo, diversi interventi ritenuti non contrastanti con le esigenze di tutela del bene paesaggistico tutelato, senza costituire, per definizione, un impedimento alle possibilità di sviluppo del territorio. Nel processo di elaborazione della pianificazione paesaggistica va ricondotto l’accertamento e la verifica dello stato attuale della permanenza dei valori che hanno determinato l’apposizione del vincolo. In tale sede, ogni area oggetto di vincolo sarà oggetto di ricognizione e approfondimento nei suoi diversi aspetti, allo scopo di individuare adeguati obiettivi di qualità, impartire le specifiche prescrizioni d’uso e formulare le direttive rivolte ai successivi livelli di pianificazione territoriale. L’attività suddetta, denominata «vestizione del vincolo», è già stata avviata con una prima fase di analisi dei valori e tale attività dovrà portare, si auspica a breve, alla redazione di un manuale d’uso del territorio vincolato in modo tale da semplificare, per quegli ambiti in cui il valore residuo originale si presenti in forma ridotta, le procedure necessarie per l’ottenimento dei relativi nulla osta. Tale indirizzo, che non prevede una riperimetrazione del vincolo, consentirà, con la presenza di una sorta di manuale d’uso, di sapere quali interventi sono possibili e anche l’eventuale possibilità di instaurare procedure semplificate. Alla realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti industriali nell’area considerata non consegue la necessità di ridefinire il perimetro dell’area tutelata, bensì, eventualmente, l’individuazione di appositi interventi di recupero e riqualificazione del territorio […].”

Su tali principi si evince che, non solo ogni tipo di riperimetrazione o eliminazione del vincolo sarebbe illegittima bensì che l’intera area industriale necessiti obbligatoriamente di una riconversione atta a ripristinare i valori paesaggistici originali. Chiunque vi si trovi a passare nell’area nel periodo autunnale potrà notare le numerose specie di grandi uccelli migratori soggiornare presso gli acquitrini formati dalla pioggia. Presso la foce del Turrina vi sono avvistamenti riguardanti cicogne nere. L’area Ex- Sir sorge infatti su una zona umida, naturale congiunzione tra i Sic Palude dell’Imbutillo e Laghi La Vota.Ci auguriamo che come previsto dalle norme paesaggistiche e dalle direttive Habitat vengano avviate al più presto le procedure per l’inserimento dell’intera area nelle elenco delle ZPS, zone di protezione speciale.

Le preoccupazioni relative alla soppressione o alla rimodulazione del vincolo paesaggistico nell’area ex sir nascono dalla paura che una scorretta gestione dell’area, come già avvenuto finora, possa portare nel tempo alla totale devastazione del territorio. Vogliamo evitare ai nostri figli una nuova Taranto o una nuova Gela. La promozione di uno sviluppo sostenibile legato alla bellezza di questa parte di Calabria, in linea con la naturale vocazione del territorio, sarebbe il vero valore aggiunto di tutto il lametino, di sicuro non l’eliminazione del vincolo paesaggistico che anzi, si è reso fondamentale per evitare la totale devastazione. La situazione è molto grave purtroppo, e in attesa di una reale presa di coscienza da parte della classe dirigente calabrese, che dovrebbe essere ben più attenta all’immenso valore economico che scaturirebbe dalla corretta gestione del proprio territorio, sollecitiamo i cittadini a farsi carico del problema.

Domenico D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisei anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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