Diario di jack – Volti

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Diario di jack, ore 10:03:

Questa mattina la città si sveglia con me, urlante e caotica come al solito. Cammino, fra le polveri sottili e i clacson incessanti, mentre trovo il mio cranio sotto una pressa, isolato dal rumore esterno della vita. Passo il fruttivendolo all’angolo della strada, incrocio così una ragazza dai capelli rossi e dal viso triste. Al suo passare, lascia nelle mie narici profumo d’arancia che scatena in me la voglia di girarmi a guardarla ancora. Perché era triste la ragazza che sapeva d’arancia? Non lo saprò mai ovviamente! Ma ciò non mi ferma dall’ipotizzarlo:
Il ragazzo probabilmente è il tipico belloccio figlio di papà senza un problema addosso. Non si pone mai il problema di quello che possa passarle per la testa. Le sue esperienze vissute sono troppo banali e circoscritte nel suo cerchio vitale per permettergli di porsi domande sulla ragazza che sa d’arancia, uscendo dal suo recinto costruito col proprio ego. E lei soffre in silenzio passeggiando sul marciapiede di una strada. Vittima degli sguardi pubblici di vecchi e balordi. Non vuole lasciarlo, perché lei probabilmente lo ama. Quasi fosse una giustificazione per il suo essere inetto, questo amore lo protegge dalla realtà. E allora lei soffre in silenzio senza neanche provare a scuotere la coscienza di quell’ameba in scarponcini eleganti. Chissà cosa hanno visto gli occhi lucidi di quella ragazza che sapeva d’arancia… È incredibile quante storie si possano trovare alle 10 di mattina in questa strada di città, ma ancora più incredibile è il fatto che mi senta in dovere di raccontarle, fossi quasi il narratore onniscente di questa strada. Troppi pensieri e troppe storie si accavallano nel mio cranio pressato. ho dormito solo 4 ore e questo non mi aiuta certamente a pensare in maniera lucida, considerando anche il fatto che non ho ancora bevuto manco un caffè. Cammino ancora, il sole continua ad alzarsi per portarsi verso il mio Zenith e la giacca in pelle che credevo mi avrebbe protetto da un ipotetico freddo di novembre si rivela una calda prigione. Ogni giorno il tempo si diverte a prendermi per il culo! I volti si susseguono velocemente insieme alle loro storie. La maggior parte sono visi vuoti senza nulla di speciale, una fotografia perfetta dell’età moderna che mi tocca vivere! Un gruppo di studenti fermi in attesa del bus per l’università parlando della notte passata in qualche festa borghese. Guardateli, nelle loro camicette perfette, nei capelli ordinati e facce pulite. Gli basta un cocktail per andare su di giri e vantarsi il giorno dopo di qualche esperienza da conquistatore. Dovrei invidiarli per la loro vita che scorre senza la minima ombra di problemi o senza macchie sulla coscienza? No, questo lo lascio ad altri borghesi figli di papà che vorrebbero somigliare più a loro. Io vivo descrivendoli, sotto la mia barba sfatta e vestiti stracciati che puzzano di fumo. Osservo le loro vite che inevitabilmente arriveranno prima o poi alla resa dei conti senza contanti di papà in tasca per pagare. Lì io sarò, ad aspettarli: Con la faccia soddisfatta ad accoglierli nell’inferno che è la realtà. E mentre loro si dispereranno e si accalcheranno l’uno su l’altro nel tentativo di salvarsi e riscattare la loro posizione sociale, scordando d’essere uomini calpesteranno il loro gran senso di giustizia imbevuto di bonismo. Io sarò li ad aspettarli e loro per un attimo mi guarderanno cercando l’empatia di chi potrebbe capirli, ma io mi volterò come si fa quando un mendicante ti chiede degli spiccioli -come un dio vendicativo che di miseriscordioso non ha niente-. Io non sono il protagonista buono di questa grande storia, sono solo un’altra anima in pena che trascina la sua esistenza fra strade di questa città deridendo i miei stessi fratelli. Caino in questo mondo, giudicato male dagli sguardi inconsapevoli del fatto che sono peggio di ciò che potranno mai immaginare. Nessun applauso per le ombre, non si applaude un attore che non è sul palcoscenico. Ombre ecco ciò che siamo. -Ombre che scivolano sulla vita-
Cammino, ma forse per oggi, basta così.

Andrea Procopio

Nato e cresciuto a badolato (piccolo paese in provincia si CZ).
Attualmente studente di scienze della comunicazione e DAMS.
Appassionato di poesia e letteratura in generale gestisce una pagina facebook (parole maledette) dove pubblica le sue creazioni.

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