Lanciato “Osservatorio del Sud” dallo storico Piero Bevilacqua, “Serve comitato scientifico che metta i puntini sulle i e rompa stereotipi sul Mezzogiorno”

 

Mezzogiorno | analisi e discussione intorno al Sud e alla Calabria,

 Sala Sintonia, Via Reillo, Progetto Sud Lamezia Terme (CZ).

Lamezia Terme – Avviato “Mezzogiorno, analisi e discussione intorno al Sud e alla Calabria”, presso la Sala Sintonia della Progetto Sud di Lamezia Terme, da un’idea di Piero Bevilacqua, professore di storia contemporanea, con circa quaranta studiosi, attraverso cui lanciare un ‘Osservatorio del Sud’. Un incontro durato un’intera giornata, con intellettuali di caratura nazionale, docenti universitari, scrittori e musicisti, dove ogni intervento ha segnato argomenti diversi ma complementari, tutti volti a rompere stereotipi su un Mezzogiorno il cui studio va direzionato in chiave evolutiva anche rispetto alla questione meridionale.

24331509_1992153324144617_1198072766_n

Un Sud che ancora una volta è lontano, e qui si contrappone in termini di razzismo, da un Nord comunque non meno criminale. Puntualità e periodicità, le caratteristiche auspicate per l’osservatorio. Non un convegno, quindi, l’ incontro di ieri mattina, non un momento meramente occasionale. Coordinato da Gianni Speranza, il semicerchio formato da studiosi, (poche le donne, ma in pubblico), ha inteso dapprima tracciare la storia con le varie problematiche della nostra regione, per poi riva a delle proposte, soluzioni, che, stando alle parole iniziali di don Giacomo Panizza, e nello stile della Comunità, siano in grado di guardare al bene comune e di raccogliere tutte le istanze possibili e immaginabili, poiché tutti hanno qualcosa da dire, anche coloro che non sanno scrivere o non hanno studiato. Il presupposto è dunque ampiamente culturale, e da qui si intende iniziare un nuovo cammino, una nuova narrazione.

24740556_1992114510815165_972895281_n

“Smontare gli stereotipi, delineare prospettive di azione, configurare mondi possibili – dalla voce di Piero Bevilacqua – Dobbiamo cercare di capire come siamo arrivati dal 2008 al 13% del PIL, all’ aumento della disoccupazione giovanile, al 46% della popolazione a rischio povertà”. Bevilacqua ha poi parlato di globalizzazione, ch’ è delocalizzazione, con la forza lavoro sottopagata e favorevole alle imprese, ma ha pure detto dell’urgenza di reimporre la parola ‘capitalismo’, che a volte si ha paura a pronunciarla. “Abituiamoci a vedere la storia del mondo come lotta fra le classi – ha proseguito – Non si tratta di custodire verità del nostro paese, gli interventi pubblici si devono continuare a fare”. Un osservatorio propositivo che faccia anche massa critica, formato da un comitato scientifico che metta i puntini sulle i, rovesci gli stereotipi, e dia vita breve a false notizie. Secondo Piero Bevilacqua i meridionali vittime di un’ immagine negativa della Calabria in cui tutto è mafia, hanno il dovere di riscattarsi. Un interrogativo è stato inoltre direzionato a cercare risposte al neoborbonismo, una risposta di leghismo meridionale. “La storia del Risorgimento è la storia dei vinti – ancora Bevilacqua – non dovevamo però aspettarci i neoborbonici, una storia interpretata come marxista liberale, un’ industria meridionale assistita, sorretta dai governi della Monarchia borbonica”.

Farsi vedere come una nuova civiltà, è questo il dato che emerge dalle premesse di Piero Bevilacqua, poi rafforzato da Mimmo Cersosimo, docente universitario ed ex Presidente del Consiglio Regionale. “Non farsi contagiare dalla sindrome del fallimento – dice Cersosimo – c’è una stanchezza a capire come si studia il Sud, una sfiducia a cambiare le cose”. Ma il cambiamento di cui si parla ha bisogno di lentezza, e di un impegno pluridecennale. “Senza il Sud l’ Italia crescerebbe molto più velocemente, questo ci dice la stampa. Il Sud è il luogo della malattia, ci sono le eccellenze, ma sono vacche bianche che non si vedono nel buio”. L’arretratezza di cui il Sud è vittima dipende dalla sua classe dirigente, una convenienza dunque al suo sottosviluppo. “Un bambino che nasce al Sud è destinato a campare cinque anni in meno del Nord – prosegue – la politica della ricerca non la può fare Oliverio, al Mezzogiorno serve ciò che serve al paese, non è speciale il Sud”. Altro punto di vista importante lanciato da Cersosimo e argomentato meglio dal successivo intervenuto, Tonino Perna, è la necessità di guardare alle politiche prima ancora che alla politica, poiché sono le politiche che hanno a che fare con i cittadini. “In questi ultimi 10 anni abbiamo assistito a una lotta di classi sociali tra una borghesia mafiosa e criminale in un Nord che s’è meridionalizzato”. Ancora, un osservatorio che lanci messaggi e nuove informazioni.

24337369_1992114317481851_1471009334_n

Vito Teti, antropologo studioso dei luoghi come pochi altri fa una ricostruzione storica  partendo dalla fine degli anni ’80, inizio anni ’90, crollo dei muri, ed xenofobia dell’Europa e nascita della Lega. “Dopo 150 anni quel Sud ch’era arcaico finalmente veniva sganciato non solo dalla Lega ma anche dai governi che si succedevano. Miglio, lombrosiano, dichiarava che i meridionali erano barbari e primitivi, e ricorrendo ai termini di cultura e identità affermava una sorta di razzialismo culturale”. Dal cassianismo, inoltre, emerge un Sud compatto e omogeneo, un Sud fatto di nostalgia e lamentele. In questo caso, Teti parla di ‘razzismo rovesciato’ in cui il mediterraneismo diventa spesso un gadget per la mafia.  Da combattere lo stereotipo che noi stessi creiamo. “C’è una linea sottile tra neoborbonismo, immagine edulcorata e retorica della Calabria e la tendenza delle cose da valorizzare da inserire in una cornice di opposizione al Nord. Ci vuole un nuovo grande racconto, verità profonde, e ricerche brevi e lunghe. Non raccontiamoci troppe menzogne, come diceva Costabile, abbiamo bisogno del senso di Comunità”. Tra mediterraneismo e retoriche secondo Teti occorre cercare una terza via, fatta di pazienza, cura, e che sia in grado di tendere verso. “Formiamo 600 studenti laureati per abitare con passione i 1200 paesi calabresi, compresi quei paesi con un solo abitante perché anche quel solo abitante ha bisogno di risposte, per trasmettere una memoria orale”. Creare un’ identità tra coloro che vengono da fuori e coloro che restano, questo il messaggio lanciato da Teti prima di dare spazio a Franco Arminio e Francesca Prestia, i quali hanno messo a disposizione musica e parole. La discussione si è protratta fino al pomeriggio, seguita dagli interventi di altri studiosi e da riflessioni pervenute dai pochi giovani presenti. Perché se da un lato intellettuali e docenti si incontrano e provano a compiere lo sforzo del confronto e delle idee propositive da concretizzare in un osservatorio, dall’ altro resta da capire perché i tanti giovani che popolano questa terra sono ancora fermi dal prendere l’ iniziativa, e dal partecipare attivamente alla vita politica e culturale che riguarda  il loro presente e il loro futuro.

Valeria D’Agostino 

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

Leave a comment

  • ©2016 Manifest. Tutti i diritti sono riservati agli autori delle singole opere.
  • Il blog è stato realizzato da Siti Web Torino.