“Quando giunge l’inverno” di Ayman Albawab

Pubblichiamo, con grande piacere, una nota a cura di Ayman Albawab, che una delegazione di Manifest ha conosciuto da qualche tempo a Lamezia Terme, sua città attuale.

Insieme alla forza espressiva della poesia, della scrittura, abbiamo compreso e sperimentato la bellezza della condivisione, andando oltre i limiti della lingua, anzi apprezzando nella comprensione di una nuova lingua il fascino di culture e storie diverse dalle nostre.

Grazie agli amici dello Sprar Due Soli per averci fatto stringere questa reale amicizia che auspichiamo possa essere ricca di continui scambi.

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Quando giunge l’inverno gli uccelli migrano verso Paesi più caldi e tornano all’arrivo della
primavera, tuttavia gli uccelli della mia patria sono migrati e non torneranno più. E così gli uomini,
sono partiti e si sono dispersi in tutti i Paesi arabi e in quelli più lontani. Siamo finiti a cercare un
posto in cui ci sentiamo al sicuro, cerchiamo la tranquillità. Siamo anche coloro che sono diventati
numeri nei servizi dei telegiornali in tv: oggi cento morti, ieri cinquanta e ogni giorno aumentano
sempre di più o diminuiscono, un giorno a causa di un missile, un giorno a causa di un aereo
militare, un giorno per effetto di armi chimiche.
Donne, bambini, anziani si sono dispersi ai confini del Paese nelle tende-accampamento ma anche
senza di esse e così ogni membro della famiglia si ritrova in un posto diverso, chi in Oriente, chi in
Occidente, diventando così gente senza alcun indirizzo. Mentre il mare ha dato ad ogni onda il
nome di una donna, di un anziano, di una ragazza o di un ragazzo, le anime dei bambini dondolano
lungo le coste e intanto le onde inghiottiscono tutti i sogni.
Qui non resta nulla delle scuole dei bambini, delle sedie, distrutte. Dei bambini che urlano, alcuni
disegni e libri e fogli dissolti in ogni dove. Tutti i bambini nel mondo giocano nei parco giochi
mentre ciò che resta ai bambini del mio Paese è trovare svago sui resti di un carro armato
distrutto tra i rottami che riempiono il posto. I bambini di tutto il mondo corrono per andare a
scuola e imparano ogni cosa anche le note musicali DO, RE, MI, FA, SOL. Mentre i nostri bambini
sono diventati esperti di voci e strumenti di morte. Questo è il rumore di una macchina elevatrice,
questo è il rumore di un missile, questo è un aereo militare … Sembra che siano loro a disegnare i
loro sogni e il loro passatempo perché giocano tra i resti delle pallottole vuote.. Le bombe hanno
disintegrato i sogni dell’infanzia distruggendo il futuro di intere generazioni. E così i bambini del
mio Paese sono senza alcun indirizzo. Nel mio Paese si produceva il grano mentre oggi i bambini
devono andare alla ricerca di un pezzo di pane tra i rottami, si produceva il cotone mentre oggi il
mio popolo si trova sotto le tende e cerca un modo per riscaldarsi poiché senza vestiti. Ormai
hanno rubato ogni cosa e distrutto ogni cosa anche la nostra storia, i nostri monumenti che
parlavano della nostra antichità, però qualunque cosa facciano noi resteremo. Sui pavimenti delle
strade, di cui ora non vi è nemmeno l’ombra, resteranno solo i nostri ricordi, le urla dei bambini e
tutto il passato disegnato sui muri. Potranno distruggere ogni albero di pino e di quercia, i vigneti, i
campi di limoni e di melagrane ma non potranno mai uccidere le radici dalla terra e noi siamo
come le radici: restiamo, e un giorno ritorneranno i ramoscelli verdi.
La democrazia.. la cercano, ne parlano, è una grande menzogna.
È importante trovarla o no?
Non è importante vivere con dignità e in libertà?
Vivono in castelli e salgono su macchine di lusso, compaiono ogni giorno sullo schermo della tv,
non è importante però che si allontanino dalla nostra dignità.
Lasciateci vivere in libertà, voi che vi divertite con la nostra umanità. Vogliamo vivere tranquilli
lontano dal vostro chiasso e in tutta semplicità, vogliamo vivere in libertà, non importa se in una
casa piccola e modesta, basta che sia nel rispetto dell’umanità. È abbastanza, abbiate pietà
dell’umanità. È abbastanza! Io non credo nei confini né nei passaporti. Dio ha creato questa Terra
per tutti, la religione a Dio e la Terra per tutti gli uomini e che possiamo vivere in pace e amore. Se
l’amore svanisse, non esisterebbe più niente allora. Che possiamo vivere nella semplicità così che
la primavera rifiorisca. E che possa tornare il sorriso sui volti dei bambini, che le madri possano
cancellare le lacrime dell’oppressione e della sofferenza.
Che possiamo vivere e allontanarci dalla folla, che possiamo coltivare le rose e gli alberi. Lasciateci
andare incontro al sole del giorno con il sorriso della speranza e che possano aumentare le
preghiere nei minareti e nelle moschee.
Che possano rifiorire i gelsomini, lasciateci vivere in pace, amore e tranquillità che possiamo
addormentarci nell’abbraccio della libertà che ci faccia dimenticare il tempo. Lasciateci liberi. È
abbastanza.
Tra le spine si schiudono le rose, dalle le nuvole nere scende la pioggia benefica, qualunque sia il
luogo della lunga notte, risplenderà il sole del mattino e i saluti della gente. Questo è tutto ciò che
possediamo per coltivare un sorriso tra le lacrime, per dimenticare i dolori e vivere in pace e
stringere forte la libertà verso un punto che non ha fine perché noi siamo stati creati da Dio senza
distinzioni , senza colore sebbene sotto un unico nome: essere umano. Vi porgo i miei saluti.
Io sono solo un uomo come tutti e non accetto l’umiliazione. Voglio vivere in pace, libero perché
detesto l’ingiustizia.

  • Ayman Albawab Siry – Homs
  • Traduzione a cura di Antonella Palaia

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

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